Una visione olistica del mondo – Intervista ad Irina Gabiani

di Alessandro Trabucco

Artista Georgiana, nata a Tbilisi nel 1971, la ricerca di Irina Gabiani si sviluppa attraverso differenti linguaggi artistici coniugati in un unico grande progetto espressivo che vede protagonista l’essere umano in completa unita’  con la totalita’  dell’universo.

Il tuo pensiero sul mondo è caratterizzato da una visione che definisci “olistica”, puoi spiegarci meglio questo aspetto?

L’olismo (dal Greco όλος, “totalita’ “) considera l’organismo o l’universo solo nella sua totalita’  e completezza.

In quest’ottica mi rapporto al mondo: noi tutti apparteniamo ad un sistema unico, ad un “grande organismo” che immagino come una sorta di complessa catena interdipendente, di cui noi, e tutto quanto esiste intorno a noi, siamo parte.

Il legame che tiene insieme questo “grande organismo” e’ fortissimo: immagina cosa succederebbe a questa catena se anche solo un anello si rompesse. Quanto detto ora si applica anche all’essere umano e comporta che qualsiasi nostra azione (o inazione) causa conseguenze di ampio spettro e portata.

Su queste premesse, è fondamentale essere coscienti delle conseguenze delle nostre azioni che si ripercuotono ben oltre il limite che noi vediamo.

 

Come influisce concretamente questa teoria sul tuo lavoro artistico?

Questo concetto permea tutti i miei lavori. Piu’ marcatamente e chiaramente si nota nei miei disegni dove evidenzio le infinite catene che collegano un oggetto o un essere vivente all’altro, a formare quasi una rete infinita che scorre attraverso l’universo.

Non solo nei disegni, comunque, ma anche in tutto il mio lavoro si puo’ cogliere questa influenza del pensiero olistico. Pensa per esempio alle installazioni dove uso circuiti elettrici a rappresentare quest’energia che scorre in tutto cio’ che ci circonda, o ai video dove spesso le immagini si confondono e si fondono…

 

Quali sono le tematiche principali che affronti?

La tematica principale e’ la meravigliosa e sorprendente complessita’  dell’universo e dell’essere umano (che è una parte dell’universo), con tutte le relative simiglianze che emergono quando si guarda oltre alla superficie delle cose ed all’apparenza sulla quale poggiamo la nostra percezione.  Questa tematica è poi declinata in modo differente a seconda del medium che utilizzo per esprimerla: video, disegno, pittura, installazione e, recentemente, fotografia (fotografia che è figlia del mio lavoro nella videoarte e che, ultimamente, a volte mi suggerisce idee da sviluppare nei miei video).

 

Utilizzi molte tecniche espressive, praticamente tutte quelle ormai “classiche” dell’arte contemporanea, partendo dal disegno sino al video, all’installazione e alla performance.

Come riesci a coniugarle? Hai un tuo linguaggio privilegiato?

Verissimo: parto dal disegno per giungere all’installazione (che include la scultura, non per se’, ma come parte di essa), per continuare con la performance ed il video per poi ritornare al disegno e da li’ ripartire costantemente nella mia ricerca, di nuovo attraverso video, fotografia, installazione e pittura…

Ancora una volta la visione unitaria forse mi ha influenzata.

Penso che sia molto importante per un artista confrontarsi con le diverse forme d’arte ed usare tecniche, materiali, linguaggi totalmente diversi: lavorare in questo modo è per me essenziale (insieme con la costante ricerca, l’approfondimento e l’osservazione, da diversi punti di vista, di quanto ci circonda) per allargare la visione artistica ed espressiva e per riuscire a mostrare appieno la complessita’  del mondo.

E’ difficile dire quale campo preferisco: da un lato perche’ ciascuno permette di meglio sottolineare certi aspetti e dall’altro perche’ con tutti mi sento a mio agio.

Ritengo che l’artista non debba mai porsi dei limiti nella sua ricerca e nella sua espressione. Piu’ ampia è la scelta dei mezzi con i quali ci possiamo esprimere e piu’ riusciamo ad allargare la nostra visione come artista, di conseguenza piu’ ampio diventa il nostro lavoro.

Ultimamente grazie alla videoarte, come dicevo prima, ho approcciato la fotografia. Ma allo stesso tempo continuo con il disegno, con opere bi-dimensionali. Per me tutto insieme crea il lavoro artistico completo.

 

Nei tuoi video, caratterizzati spesso da delicate sovrapposizioni di immagini, utilizzi molto la parola, una voce fuori campo che legge un testo. Dove ricavi questi racconti? Di cosa narrano?

Si’, nei video utilizzo spesso testi, poesie e brani di opere per accompagnare il messaggio specifico del video. Si tratta di opere di filosofi o saggi che ammiro per i loro scritti, come Laozi, Jalal ad-Din Rumi, Grigol Robakidze, Rabindranath Tagore… a volte utilizzo anche miei testi.

Portano messaggi diversi, legati al tema che sviluppo nel video. Per fare un esempio, potrei citare uno dei testi che piu’ amo. E’ una pesia di Rumi: ho utilizzato questo testo per il mio recente video che ho girato in Lussemburgo al MUDAM, il Museo di Arte Contemporanea (che ringrazio per avermi dato questa possibilita’ ). Si intitola «Non tornare a dormire»:

“Non tornare a dormire

La brezza dell’alba ha segreti da dirti

Non tornare a dormire

Devi chiedere quello che davvero vuoi

Non tornare a dormire

C’e’ gente che va avanti e indietro
attraverso le porte dove i due mondi si toccano

La porta e’ tonda e aperta

Non tornare a dormire.”

Nel video “Counting the infinite”, che avevo presentato alla Biennale di Venezia, avevo invece usato un testo da me scritto.

 

Come nasce un tuo progetto artistico? 

Dipende, a volte ho chiara l’idea di quello che vorrei realizzare in tutti i suoi minimi dettagli, a volte, invece, ho una sorta di intuizione iniziale che si sviluppa, evolve e definisce nel corso del lavoro. A volte semplicemente comincio a lavorare e, cosa che trovo molto interessante nel processo, le idee arrivano da sole, senza sforzo, come un flusso.

Con le installazioni, invece, spesso ho una chiara ed esatta visione del lavoro gia’  finito: devo solo realizzarlo materialmente. Faccio molta attenzione ai dettagli: penso che essi siano molto importanti in qualsiasi lavoro artistico. Lavoro molto anche sull’equilibrio delle opere. Mantenere il “golden middle” è molto importante nel mio lavoro. Uso strutture naturali che contrappongo / associo in modo equilibrato con strutture artificiali, il piano d’appoggio delle mie installazioni è quasi sempre una superficie estremamente liscia (in genere legno) che lavoro, levigo, e dipingo con moltissimi strati di colore, ogni volta levigati al fine si assicurare una superficie quanto piu’ possible omogenea, spesso nera (ma “un nero che è luce”, come lo descriveva sempre il compianto gallerista e critico Giancarlo Salzano) per permettere ai disegni, agli oggetti e alle sculture che uso nelle installazioni di risaltare con il massimo di evidenza e precisione.

Per i video e la fotografia il processo è particolare. Ho infatti la sensazione che il mondo che mi circonda sia un grande e continuo video e una fonte inesauribile di fotografie. Poiche’ ho sempre con me la mia macchina fotografica / video camera, sono sempre pronta a cogliere una circostanza per creare un video o per realizzare una fotografia, e cosi’ li lascio andare nello spazio e nel tempo dell’eternita’ .

Ogni tanto mi seggo ed è come se guardassi un film molto bello, ma dal vivo. Potrei passare lungo tempo a contemplarlo… è come un video proiettato attorno a me nella vita reale.

I miei video sono senza effetti speciali, con l’eccezione – a volte – della slow motion, per sottolineare meglio ogni instante del tempo. Preferisco invece lavorare sulla ricerca delle immagini che sugli effetti successivi.

 

Quale evoluzione ha avuto la tua ricerca in questi ultimi anni? 

La mia ricerca si è sviluppata e continua a svilupparsi in diverse direzioni e ognuna di esse mi aiuta sviluppare l’altra. I miei disegni mi aiutano a sviluppare le installazioni e poi anche i dipinti (che preferisco chiamare lavori bi-dimensionali, per la loro specificita’  rispetto ad un “dipinto” tradizionale). Le foto aiutano a sviluppare i video e vice versa. In una parola è un processo unitario dove lo sviluppo di una parte constribuisce allo sviluppo dell’altra: un processo unitario e globale per l’evoluzione del mio lavoro artistico.

Nei disegni e nei lavori bi-dimensionali cerco di lavorare sui piccolissimi dettagli e di collegarli ad oggetti enormi.

Nell’installazione seguo un processo analogo.

Sto ora lavorando a progetti per alcune grandi opere che vorrei realizzare in spazi pubblici / museali proprio per dare la possibilita’  al pubblico di provare sensazioni inaspettate e fuori dall’esperienza comune: comporteranno uno smarrimento iniziale e una riflessione sulle inaspettate simiglianze nel nostro universo, ponendosi ad osservare la realta’  da un diverso punto di vista ed in totale liberta’ .

Non mi piace limitarmi. Penso che spesso gli uomini tendano a limitarsi: dobbiamo invece ricordarci costantemente di lasciare aperte tutte le possibilita’  e di non avere paura di ricercare e delle sorprendenti realta’  che scopriremo. A mio modo di vedere l’artista, per essere completo, non deve mai limitarsi, non deve mai aver paura di sperimentare nuove strade, lontane dalle mode, ma deve liberare la fantasia il piu’ possible, cercando di entrare nel piu’ profondo di se stesso e della realta’  che lo circonda.

 

Photo credits:
Irina Gabiani

1 | Untitled, 2004, Acrylic, digital images on MDF, 73 x 130 and 12 x 130 cm
2 | The dance of life, 2006, Acrylic, digital images on MDF, Triptych, 46 x 100 cm each
3 | The slaves of the system, 2005, photocopy, acrylic on panel, 76 x 130 cm
4 | Frame from the video “One common father”, © 2010 Irina Gabiani
5 | Frame from the video “Counting the infinite”, © 2011 Irina Gabiani
6 | Frame from the video “Beyond the form”, 2012 © Irina Gabiani
7 | Frame from the video “Exquisite form”, 2013 © Irina Gabiani
8 | Frame from the video “It lasts forever”, 2013, © Irina Gabiani
9 | Frame from the video “Part of the whole”, 2013 © Irina Gabiani
10 | Frame from the video “The truth is there”, 2012 © Irina Gabiani
11 | Frame from the video “World as yourself”, 2013 © Irina Gabiani
12 | Frame from the video “Whispering for freedom”, 2014 © Irina Gabiani

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