Una passione per la luce, il mondo di Fortuny

di Katia Ceccarelli

 

Immaginate di avere una macchina del tempo e tornare indietro di cento anni e poco più: siete a un ballo, a un’esposizione o a un concerto e la più bella fra tutte le signore indossa un abito Delphos o un sontuoso mantello disegnati e realizzati da Fortuny.
Un’immagine che ci riporta alla Belle Époque e al genio di Mariano Fortuny.
Potremmo citare Proust, Isadora Duncan, D’Annunzio, la marchesa Casati e tanti altri ancora per evocare la magia e il gusto di quei tessuti che sono nati a Venezia dalla fantasia e dalla cultura del loro creatore e sono stati ispirati dai viaggi e dall’amore per la moglie e musa Henriette.

E dire che tutto era iniziato perché Mariano Fortuny era un artista.
Era stato proprio il suo continuo sperimentare nel campo della luce e del colore a condurlo prima alla fotografia e poi a invenzioni che ancora oggi costituiscono il patrimonio ideativo Fortuny.
Il processo di stampa applicato allora e oggi ai tessuti, ad esempio, deriva proprio da questa esperienza e dalla combinazione di varie discipline artistiche ed è tuttora un procedimento segreto.
Sue sono anche invenzioni che riguardano l’illuminazione come “la cupola” per ottenere una quinta profonda e conferire un’ interattività con effetti luminosi, utili a lui per primo come fotografo, o la possibilità di gestirne la quantità con il “dimmer”. Realizzazioni che successivamente trovarono applicazione nella scenografia teatrale e nell’illuminotecnica.

Ogni viaggio e ogni forma d’arte erano fonte d’ispirazione per Mariano Fortuny tanto che oggi qui ritroviamo i motivi di un’estetica composita come la cultura mediterranea, dall’Egitto alla Grecia, alla cosmopolita Venezia.
D’altronde la storia di questo marchio è molto singolare e, da un certo punto di vista, confortante per la creatività italiana.

La sede della Giudecca è in un palazzo industriale del primo novecento ed è un luogo raro per la serenità che lo circonda specie se consideriamo che si tratta di una fabbrica dove ancora oggi c’è la produzione Fortuny.
Qui circa venti persone riscoprono, inventano, attualizzano e realizzano le stampe esclusive che nel mondo rappresentano unicità ed eleganza.

L’attività su questa isola iniziò negli anni venti (1929) quando il marchio era già famoso, prima infatti i tessuti venivano stampati all’ultimo piano di palazzo Fortuny, oggi sede museale, ma a quel tempo la produzione era legata alla sfera dell’abbigliamento e impiegava un centinaio di operai.

Quando nel 1949 il fondatore morì senza lasciare eredi, la proprietà passò a un’altra personalità eclettica, la designer americana Elsie McNeill che circa vent’anni prima a Parigi era rimasta affascinata dalle stoffe di Fortuny e aveva voluto incontrarlo per poi stabilire un sodalizio professionale inscindibile.
Negli anni cinquanta McNeill si trasferì a Venezia e scelse di abitare proprio nei pressi dello stabilimento dove fece trasformare l’orto in giardino e fece realizzare una piscina, sposò il conte Gozzi e quando morì, anche lei senza eredi, negli anni novanta a sua volta lasciò la fabbrica al suo avvocato Maged Riad, americano di origine egiziana. Attualmente i fratelli Riad sono a capo all’azienda, un brand americano che ha mantenuto la progettazione e la produzione lì dove sono nate, a Venezia.
Un legame che l’azienda ha e vuole mantenere anche impegnandosi in progetti di recupero e valorizzazione di monumenti e opere d’arte con Venetian Heritage tra Italia e USA. A tal proposito uno dei progetti più recenti è il fund raising dedicato alla chiesa dei Gesuiti, un edificio risalente agli inizi del XVIII secolo e che custodisce decorazioni in marmo policromo i cui disegni sono stati proposti e reinterpretati sui tessuti Fortuny.

Colori cangianti, bagliori di luce, materia d’arte nata nella laguna più amata al mondo.

Nella gallery:
– Gli animaletti realizzati con i tessuti Fortuny sono dell’artista americana Ann Wood
– Il lampadario è disegnato da Pietro Lunetta

Links:
http://fortuny.visitmuve.it/
http://fortuny.com/
http://venetianheritage.eu/

Si ringrazia Pietro Lunetta per la gentile collaborazione

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