Strangers in the light: Catherine Balet

C. Balet - Strangers in the light Strangers in the Light #2

C. Balet - Strangers in the light

 Strangers in the Light #16

C. Balet - Strangers in the lightStrangers in the Light #23

 

di Alessandro Trabucco

 

Ci sono momenti storici nel corso dei quali la tecnologia contraddistingue il vissuto quotidiano piu’ di qualsiasi altra influenza di tipo sociale, politico, religioso o filosofico.

Se il pensiero speculativo ha determinato in passato, e in modo decisivo, le scelte linguistiche dei grandi artisti al servizio della grande committenza religiosa e di corte, e anche di alcune correnti estetiche, nella nostra epoca sono proprio le innovazioni tecnologiche, e di conseguenza quelle di “costume”, a creare nuove attitudini e particolari tendenze. Basti pensare a cio’ che è accaduto negli ultimi dieci — quindici anni, con la diffusione crescente degli apparecchi digitali con funzioni sempre piu’ totalizzanti.

Ma in alcuni casi è ancora la grande Storia dell’Arte ad influenzare i risultati delle ricerche artistiche contemporanee.

C. Balet - Strangers in the light

Strangers in the Light #71

Catherine Balet riflette attentamente su questo fenomeno sociale diffuso in tutto il globo terrestre ed individua proprio un momento preciso della sua esperienza esistenziale in cui questo pensiero prende corpo con un ciclo di immagini suggestive dal titolo “Strangers in the light”: la vista, in una calda notte estiva alla luce del chiaro di luna, di una giovane coppia sulla spiaggia, colta in piedi a fotografarsi con il telefono cellulare. La visione di questa scena, quest’attimo fulmineo ed emozionante, colpisce profondamente la fotografa, la quale concepisce una propria personale interpretazione dell’evento, individuando nel contrasto tra la luce naturale della luna e quella artificiale dello schermo del telefono, un punto d’incontro tra tecnologia e romanticismo. Come afferma lei stessa: “Questo bagliore crepuscolare digitale era come il chiaroscuro del 21 ° secolo”.

Il riferimento al titolo della celeberrima canzone resa famosa da Frank Sinatra e la sostituzione nell’ultima parola di una sola lettera (la “n” con la “l”) basta a cambiarne il significato, suggerendo tuttavia un legame con essa che non puo’ essere completamente evitato.

La combinazione tra questa sorta di gioco di parole e l’aspetto puramente iconografico delle fotografie che compongono la serie, risulta vincente, perche’ esprime benissimo le idee che la fotografa vuole rendere, cioè quelle dell’alienazione e della luce artificiale.

C. Balet - Strangers in the light Strangers in the Light #54

C. Balet - Strangers in the light

Strangers in the Light #60

 

Che la tecnologia isoli le persone invece che unirle, dandogli l’apparente convinzione di essere connesse con tutto il mondo, è un dato di fatto, perche’ l’accanimento con cui ci si dispone all’utilizzo degli apparecchi digitali sta spingendo proprio verso questa direzione, ma Catherine Balet valorizza questo aspetto con invenzioni straordinariamente efficaci, senza con questo voler esprimere particolari giudizi negativi, piuttosto rivelando quella bellezza misteriosa che è possibile cogliere in qualsiasi momento della quotidianita’ .

C. Balet - Strangers in the light
Strangers in the Light #37

C. Balet - Strangers in the light Strangers in the Light #72

C. Balet - Strangers in the light
Strangers in the Light #7

C. Balet - Strangers in the light
Strangers in the Light #6

 

Catherine Balet, Strangers in the light #6

Sono chiari i riferimenti culturali ai quali Catherine Balet guarda con attenzione, all’iconografia tradizionale della Storia dell’Arte, ed in particolare ad alcuni artisti che hanno fatto della luce il loro soggetto principale, quasi a rendere tutto il resto (cose o persone) dei semplici accessori o pretesti sui quali sperimentare la propria ricerca estetica.

Un evidente riferimento su tutti puo’ essere il grande pittore olandese Jan Vermeer, i suoi interni rischiarati da una luce naturale calda ed avvolgente, quasi mistica e metafisica, proveniente sempre da una finestra posizionata su di un lato della composizione.

Nel caso specifico di questa immagine di Catherine Balet, la #6 della serie Strangers in the light, la luce deriva invece da due fonti artificiali dalle intensita’  differenti, due schermi digitali, quello piccolo del telefono cellulare utilizzato dal soggetto femminile, e che gli illumina delicatamente il volto, e quella dello schermo televisivo che illumina tutta la stanza.

La natura morta sul tavolino sancisce questo legame col passato, come referente visivo su cui fondare una specifica considerazione sulla vita contemporanea.

 

Photo credits:
Catherine Balet
Strangers in the light  is published by STEIDL (2013)
catherinebalet@gmail.com – www.catherinebalet.com

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