San Lazzaro degli Armeni

di Katia Ceccarelli

Ci sono isole che hanno avuto destini alterni, a volte sono state luoghi dove relegare gli indesiderati altre invece mete di volontaria solitudine alla ricerca di pace e conoscenza.
San Lazzaro degli Armeni era stato il lazzaretto di Venezia, una dimora per i poveri e malati, un centro di rifugiati cristiani cacciati da Creta, un luogo abbandonato quando nel secondo decennio del ‘700 la Serenissima ne fece dono a un coraggioso e colto monaco armeno, Mekhitar.
Tale e tanta fu la forza dell’infaticabile monaco che San Lazzaro divenne in breve un centro di cultura molto importante nel Mediterraneo e il suo fondatore una guida spirituale dal cui insegnamento nacque l’ordine mekhitarista, quello dei monaci armeni sotto la regola di San Benedetto.
Oggi i monaci che vivono qui sono circa venti e, secondo una caratteristica, dell’ordine devono avere origini armene. La dedizione allo studio e alla cultura è vissuta con grande serenita’  e orgoglio tanto che quest’anno il monastero è stato sede del padiglione armeno alla Biennale e mostra in una teca, collocata nel chiostro, il “Leone d’oro” con cui l’Armenia è stata premiata.
Di qui sono passati illustri studiosi e venne ospitato Lord Byron, la sapienza è parte integrante dell’isola e di ogni edificio di questo luogo unico; ne è testimonianza anche la bella stamperia che molto ha contribuito alla sua diffusione.
Volumi antichi, manufatti rari da ogni parte del mondo, quadri del pittore russo Ajvasovskij, il tondo del Tiepolo raffigurante la Pace e la Giustizia e persino una mummia perfettamente conservata sono alcune delle meraviglie che si svelano agli occhi dei visitatori oggi ammessi solo in determinati orari. 
Le rose sono i fiori qui coltivati dai quali si produce una preziosa marmellata. I fiori sono molto presenti nella spiritualita’  armena a cominciare da quelli di cui è adorna la croce, il Khatckhar, che diventa cosi’ simbolo di rinascita e speranza.
In cosi’ gioiosa beatitudine ricordate che nel tardo pomeriggio bisogna “salpare” verso la citta’  anche se alla mensa dei monaci c’è sempre un posto un piu’ per chi dovesse perdersi.

Photo credits:
Katia Ceccarelli

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