Rendere visibile l’invisibile: Ann Veronica Janssens

di Alessandro Trabucco

La ricerca artistica di Ann Veronica Janssens, artista inglese residente in Belgio, rientra in quella esperienza estetica messa in atto dalla cosiddetta seconda generazione di artisti formatisi sullo studio delle sperimentazioni realizzate nell’ambito del gruppo californiano Light & Space, avvenute a partire dalla meta’  degli anni ’60, che ha avuto tra i suoi protagonisti indiscussi, pionieri della light art, James Turrell, Robert Irwin, Doug Wheeler, Maria Nordman, DeWain Valentine ed altri. Le loro ricerche erano caratterizzate soprattutto dallo studio della psicologia della percezione e dall’utilizzo di materiali industriali come vetro, luci fluorescenti e resine acriliche. Di fondamentale importanza era l’intervento di alterazione strutturale dello spazio architettonico in modo da creare ambienti immersivi in grado di coinvolgere totalmente lo spettatore.

La seconda ondata di light artists, di cui fa parte anche Ann Veronica Janssens, annovera figure di caratura internazionale tra i quali Olafur Eliasson, Leo Villareal, Rafael Lozano-Hemmer, Spencer Finch.
Cosi’ come l’attenzione principale degli artisti del gruppo Light & Space era concentrata sui fenomeni percettivi e sensoriali messi in atto dalle dinamiche interattive dello spettatore con l’ambiente creato dalle loro opere luminose, anche i lavori di Ann Veronica Janssens trovano la loro completa espressione in questa formula creativa.
L’artista stessa dichiara come i suoi progetti siano spesso basati su fatti scientifici e tecnologici, con una ricerca che si avvicina molto alla riflessione e alla osservazione empirica da laboratorio, una sorta di analisi dettagliata di eventi e di manifestazioni, riformulati in una chiave estetica particolare, di carattere anche pubblico e sociale, che fa dell’immaterialita’  della luce la caratteristica principale di quella che lei definisce come “il tentativo di fuga dalla tirannia degli oggetti.” (cit). In questo senso l’esperienza della luce nelle installazioni di Ann Veronica Janssens diventa, al contrario, un’esperienza tattile, di reale materialita’  delle emanazioni energetiche che investono l’intero ambiente, come avviene fisicamente nei suoi spazi avvolti dalla nebbia artificiale, un esempio della particolare arte immersiva ed interattiva di Ann Veronica Janssens.
Blue, Red and Yellow è un lavoro realizzato nel padiglione di Mies Van der Rohe situato sulla terrazza della Neue Nationale Galerie di Berlino nel 2001. Con questo intervento l’artista crea un ambiente nel quale lo spettatore perde le proprie coordinate spazio temporali all’interno di questo piccolo parallelepipedo, immerso in una nebbia luminosa e colorata, vagando in un vuoto apparente a sua volta riempito di una sostanza cromatica smaterializzata che inghiotte tutto e non lascia alcun riferimento concreto.
Oppure l’opera RR Lyrae, presentata all’ultima edizione di Unlimited ad Art Basel nel giugno 2014, dove i sette raggi luminosi che compongono la stella gialla non solo creano una forma riconoscibile ma, avvicinandosi, la loro intensita’  è talmente accecante da creare un totale disorientamento, quasi a trovarsi in una nuova dimensione spaziale, una nuova esperienza del visibile nell’invisibile.

Photo credits:
1 | Orange blue sea – 2006 – courtesy Galleria ARTIACO_Napoli
2 | Représentation d’un corps rond 2, 1996-2001_courtesy  Galerie Micheline Szwajcer, Bruxelles
3 | Jamaican Colors for Melle Léone, 2003_courtesy  Galerie Micheline Szwajcer, Bruxelles
4 | RR Lyrae_Unlimited at Art Basel-June 2014_©MOnicamazzoleni2014
5 | Rose (2007) ©the artist/DACS Photo- Linda Nylind
6 | Freak Star, 2004_courtesy  Galerie Micheline Szwajcer, Bruxelles
7 | Blue, red and yellow, 2001 Neuenationalgalerie, Berlin_courtesy  Galerie Micheline Szwajcer, Bruxelles
8 | Lee 121, 2005_courtesy  Galerie Micheline Szwajcer, Bruxelles
9 | Bluette, 2006_courtesy Galerie Micheline Szwajcer, Bruxelles
10 | Donut, 2003_courtesy  Galerie Micheline Szwajcer, Bruxelles

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