Prendersi cura: intervista a Jennifer B. Hudson

di Alessandro Trabucco

 

Le fotografie di Jennifer B. Hudson colpiscono per la loro particolare nitidezza e potenza visiva. Sono immagini costruite nei minimi dettagli, con una meticolosita’  quasi maniacale, attraverso la quale l’artificialita’  della composizione assume il valore di nuova realta’  percettiva, altrettanto plausibile e concreta rispetto a quella empirica.

La fotografa americana realizza una sorta di universo parallelo, nel quale esseri umani compiono azioni che hanno un senso in quella precisa situazione, ma il cui significato viene solamente intuito e non completamente svelato dall’artista. Il ricorso a forme di metafora o allegoria pone il lavoro di Jennifer B. Hudson su di un piano di ricerca estetica molto vicino a un tipo di arte visionaria e simbolista, ma i riferimenti su cui è basata sono invece radicati con forza alle esperienze concrete di vita vissuta dell’artista. Eventi personali che hanno dato origine a profonde riflessioni tradotte in immagini dalla forte carica espressiva.

Le tue immagini raccontano spesso di eventi vissuti in prima persona e dalle tematiche molto delicate. Nella serie MEDIC, ad esempio, vari personaggi sembrano sottoposti a interventi clinici per mezzo di macchinari obsoleti e apparentemente non idonei alla funzione che devono compiere. Da quale evento particolare origina questa serie e qual è il messaggio che vuoi trasmettere con queste fotografie?
Qualche anno fa ho dovuto sottopormi a parecchie indagini mediche, visite dal dottore, specialistiche, esami, diagnosi e diagnosi. Alla fine, concludemmo che tutto era dovuto a emicranie dallo strano comportamento, ma fu un periodo molto incerto e preoccupante nella mia vita. Ebbi modo di ragionare molto sulle relazioni, soprattutto sull’amore durante i periodi di buio o lotta. Medic riguarda l’amore incondizionato ed empatico. Ciascuna immagine esplora aspetti di sacrificio, ricordo, o sacralita’  tra due persone e indaga sulla complessita’  di come ci prendiamo vicendevolmente cura.

Con la serie BAPTISM esplori invece l’insondabile, non ti occupi del corpo ma piuttosto dell’anima, rappresentando cio’ che in realta’  alberga nel piu’ profondo della natura umana: la spiritualita’ , la fede, difficilmente raffigurabili se non, come avvenuto nella grande arte del passato, attraverso metafore o allegorie. Come ti sei rapportata con questi argomenti?
Baptism è una serie narrativa autobiografica, che descrive la mia esperienza personale attraverso una consapevolezza e trasformazione spirituale. Sono cresciuta come una Battista del sud. Da adulta, mi resi conto di avere molte, troppe domande su come mi sentivo, specialmente come donna; cosa significava la mia fede nella mia vita e come aveva cambiato il mio modo di vedere il mondo. Riassunsi l’esperienza in dieci fasi e ciascuna fotografia rappresenta un passo di questo processo. Curiosamente, la creazione di questo lavoro mi aiuto’ a vedere le cose piu’ chiaramente, a personalizzarle e a curarmene piu’ sinceramente.

La tua è una fotografia visionaria ma basata su sensazioni concrete, vissute sulla tua propria pelle. Quali sono i motivi che ti spingono a parlare di te attraverso le immagini fotografiche e non per mezzo di altre forme espressive?
Amo la fotografia, perche’ sento che in essa c’è della verita’ . Che l’immagine sia o meno manipolata digitalmente tutto ha inizio da un’immagine fotografica di un soggetto reale, in tempo reale. C’è qualcosa che mi pervade e mi elettrizza nell’idea di documentare immagini che sono fisicamente davanti a me. Forse è romantico, ma mi piace.

L’aspetto compositivo nelle tue fotografie è molto interessante e anche peculiare del tuo lavoro. Prevale l’inquadratura centrale con la rappresentazione di uno o, a volte, piu’ soggetti principali che dominano la scena. Puoi spiegarci la genesi, lo svolgimento e gli aspetti tecnici di un tuo progetto fotografico?
Dipende veramente dal progetto. Per Baptism, il lavoro inizio’ con una serie di schizzi o diagrammi che definii e quindi seguii da vicino. Fotografai il modello e centinaia di parti di macchine separatamente, li combinai insieme digitalmente per creare le fotografie finali. Per Medic, assemblai ammassi di rifiuti militari e parti dimenticate di macchine e creai sculture su piccola scala collegando e assemblando oggetti, inventandone di nuovi, macchine immaginarie da materiali di scarto. Alcuni oggetti furono fotografati da soli e aggiunti digitalmente, permettendomi di giocare con le forme e le proporzioni, reinventando letteralmente gli oggetti. Creai la stanza in dimensioni reali e fotografai i modelli e le sculture al suo interno.

Quali sono i progetti sui quali stai lavorando adesso?
Attualmente sto lavorando su un progetto chiamato ’33’, che esplora l’idea di equilibrio e sacrificio nelle relazioni d’amore. Sto creando installazioni su scala naturale e le sto fotografando senza utilizzare manipolazioni digitali. Un nuovo processo che sto realizzando sin da quando lavoravo con Traveler e Baptism. Mi appassiona lavorare cosa’ tanto con le mani e vedere queste immagini surreali realizzarsi in mia presenza. Le fotografie saranno realmente documenti di questi luoghi onirici che sto costruendo. Non vedo l’ora di vedere cosa succede!

 

IMMAGINI

Baptism 1-4: PrayerMachine | Surrender | The Former Self | Transgression

Medic 5-8: BorrowedTime | Manna | Messenger | Safekeeping

Traveler 9-12: Adornment | Listener | Portal | Reminder

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