Platform Green, on nature and art. Intervista ad Andrea Lerda.

di Silvia Bottani

Tra i macro-temi che hanno recentemente occupato con forza lo spazio dei contenuti delle arti visive contemporanee, la relazione tra l’uomo e l’ambiente emerge come uno dei piu’ urgenti e significativi. La natura e l’ambiente, inteso come sistema di relazione tra l’essere umano e i luoghi che lo circondano, sono al centro di una vasta riflessione che interessa tutto il sistema dell’arte e della cultura. Non solo quindi il fascino eterno della Natura come sistema compiuto, oggetto di una analisi fenomenologica che tenti di spiegarne la meccanica, ma una riflessione trasversale che attraversa i campi del sapere legando antropologia, sociologia, scienze, tecnologia, cartografia, nuove geografie, architettura, design, politica, filosofia.
Platform Green nasce nel 2014 grazie ad Andrea Lerda, storico dell’arte, con l’intento di raccogliere e dare visibilita’  alle numerose esperienze dell’arte contemporanea focalizzate attorno al tema dell’ambiente. Con la benedizione di Henry David Thoreau.

1) Come nasce il tuo interesse per la relazione tra arte contemporanea e ambiente?
Mi sono sempre occupato di arte contemporanea. Ho avuto la fortuna di lavorare per due importanti gallerie italiane e all’interno della piu’ interessante realta’  museale del cuneese. Gli anni di studio che sono preceduti, hanno portato due tesi di laurea legate a questi temi. L’ambiente, e intendo quello naturale, è invece parte di me, da sempre. Sono nato tra le montagne di una delle valli piu’ selvagge del cuneese: la Valle Grana.
La natura è sempre stata una presenza importante nella mia vita. Con il tempo ho poi realizzato che si era insediata al mio interno, in maniera piu’ profonda di quanto credessi.
Forse ci sono legami che non si possono spiegare. Io sento questa necessita’  di pensare alla natura e di parlare di essa. Mi fa stare bene.
L’unione delle due cose è stato cosi’ un passaggio naturale, avvenuto in maniera per alcuni versi inaspettata. Nel 2009, forse come preavviso di quanto sarebbe accaduto, ho curato la mostra OrganicInorganic presso Neon>Campobase, a Bologna. Recentemente ho invece avuto l’occasione di collaborare alla curatela della collettiva De Rerum Natura presso Studio la Citta’ , a Verona. Quello è stato il momento in cui ho realizzato che avrei dovuto portare avanti la riflessione su questa tematica, attraverso i linguaggi che ho conosciuto nel tempo: principalmente quello dell’arte contemporanea e a seguire il design, l’architettura e una parte l’artigianato.
Notevole contributo alla nascita di Platform Green è giunto da alcune letture avvenute nel tempo e da una folgorazione per il saggio Walking, or the Wild, che Henry David Thoreau ha scritto nel 1863. Come lui, credo anch’io di sentirmi un vagabondo che vuole spendere una parola in favore della Natura.

2) Attraverso il web, una serie di ricerche che difficilmente troverebbero ospitalita’  in luoghi istituzionali dell’arte hanno acquisito visibilita’ . In questa prospettiva, Platform Green mi sembra un caso interessante di utilizzo intelligente del digitale. Da curatore e ricercatore, in che modi ti rapporti al web?
Premetto che non sono mai stato un grande appassionato del web. Lo percepisco come un grande calderone intangibile, dotato di regole proprie, estremamente rigide e selettive, che con il tempo si impara a conoscere e gestire. Qui, chiunque puo’ essere presente, ha facolta’  di dire la propria idea e di presentare il proprio progetto. Tutto è rapido, estremamente rapido e l’attenzione ha una soglia molto bassa. Siamo ormai abituati a correre, e correre ancora. Tutto cio’ accade anche nel web. Si entra all’interno di un portale e si scorre rapidamente tra le sue pagine, pronti per “rimbalzare” all’interno di una nuova stanza virtuale.
Queste dinamiche rappresentano certamente un aspetto negativo, a mio avviso. Tuttavia, il web è la strada che ho intrapreso perche’ è immediato, globale e a portata di clic.
E’ ormai per tutti, non richiede di pagare un biglietto d’ingresso o di alzarsi dal proprio divano e, nel caso di Platform Green, consente ai visitatori e fruitori di interagire. La piattaforma nasce infatti come stimolo alla riflessione e alla condivisione. L’invito, dichiarato, è quello di proporre e segnalare progetti inerenti la tematica, che possano diventare oggetto di una news.
Ho deciso di usare il web per veicolare un messaggio preciso: “Noi siamo natura, tutto è natura” (Andre Woodward). Sono molte le figure che, all’interno del panorama artistico contemporaneo, condividono questa idea. Io ho semplicemente pensato di racchiudere all’interno di Platform Green queste loro esperienze. Dare voce e visibilita’  al lavoro e alle ricerche, che a diverso titolo, nel micro e nel macro, analizzano il tema della natura, del paesaggio e del rapporto tra l’uomo e il contesto all’interno in cui vive.

3) Il tema dell’ambiente è entrato con forza nella sensibilita’  degli artisti contemporanei. Dopo la stagione storica della Land Art, puoi raccontarci quali sono le declinazioni tematiche piu’ solide che hai visto emergere in questi anni?
Il periodo a cavallo tra la meta’  degli anni Sessanta e la seconda parte degli anni Ottanta è stato certamente un periodo incredibile. Il contesto storico all’interno del quale si è sviluppato questo grande movimento artistico è nettamente diverso da quello odierno.
Credo che gli artisti di quella generazione abbiano avuto un grande potere, in un momento in cui l’arte riusciva ancora a far parlare a gran voce di se’ (non solo per i prezzi stellari battuti dalle aste). Gli interventi colossali realizzati principalmente in Europa e in America hanno aperto una stagione di dibattito ecologico importante.
Oggi il quadro, a mio avviso, è cambiato notevolmente e sono pochi gli artisti che fanno di questi temi un vero e proprio cavallo di battaglia. Ancora meno quelli che hanno l’occasione di far arrivare il loro messaggio in maniera forte e chiara in ogni parte del mondo.
Sono nate piccole e interessanti realta’  di promozione e condivisione del rapporto uomo-natura. Parchi, riserve naturali, festival e progetti a tema che presentano l’arte all’interno della natura e raccontano la natura attraverso l’arte. Momenti indispensabili ma non dotati di quella potenza mediatica che faceva degli interventi di Land Art del passato un “colpo di cannone” pronto a far un gran baccano e quindi a mobilitare in maniera importante l’attenzione dei media e del mondo intero.
Noto infine un interesse da parte di aziende private nel sostenere la realizzazione di progetti che affrontano problematiche ecologiche. Spesso, le stesse aziende che hanno creato disastri ambientali, e che per qualche ragione (forse come indice di pentimento o forse come occasione di aggiudicarsi una nuova fetta di visibilita’  e quindi di business) decidono di redimersi.

4) Tra gli artisti di cui hai osservato il lavoro, puoi indicarci 5 nomi che ritieni particolarmente interessanti?
L’approccio che ogni singolo artista, designer o architetto, decide di avere nei confronti del tema natura è sempre molto affascinante. I progetti di ricerca di queste menti sognatrici, dotate di occhi estremamente curiosi e di pensieri che vanno oltre la comune interpretazione della realta’ , ci consentono di affrontare e analizzare tematiche specifiche, in maniera ogni giorno nuova.
Sono molti gli artisti interessanti, che in tutto il mondo lavorano da tempo su questi temi. Citero’ dunque alcune presenze con le quali ho avuto la possibilita’  di lavorare in maniera diretta, che apprezzo per la loro autenticita’  intellettuale e per la ricerca importante e coerente che conducono.
In Piemonte, terra natale di Giuseppe Penone, caposaldo del racconto del rapporto primordiale tra uomo e natura; luogo dove è nata l’Arte Povera, lavorano (tra gli altri) il collettivo CarettoISpagna e Laura Pugno.
I primi, partendo da formazioni specifiche (architettura del paesaggio per Raffaella e le scienze naturali per Andrea) e dalla consapevolezza che non esiste una posizione gerarchica nel rapporto tra natura e cultura, danno vita a progetti che indagano le relazioni che legano l’uomo all’ambiente naturale. La loro arte è una sorta di ricerca costante (a tratti scientifica) che molto spesso parte da specifiche realta’ , che diventano lo spunto per compiere intense riflessioni partecipate, su problematiche ambientali e potenzialita’  racchiuse nel cuore degli elementi naturali (organici, inorganici, viventi).
Laura Pugno, rappresenta invece, a mio avviso, una delle nuove figure che all’interno del panorama italiano, hanno la capacita’  di elaborare e proporre un’indagine sul tema del paesaggio e della natura con una modalita’  innovativa ed estremamente delicata.
La sua ricerca artistica, che nasce da una riflessione sulla visione e sulla percezione è, citando le parole di Lorenzo Giusti: “il tentativo di leggere sotto forma di paesaggio tutta la realta’ , lo sforzo di guardare il mondo in maniera dischiusa, adottando non uno, ma molteplici punti di vista”.
Guardando oltralpe, non posso non citare Eltjon Valle, artista di origini albanesi che da diversi anni porta avanti un’importante battaglia contro l’inquinamento causato dal petrolio, che affligge da tempo la localita’  albanese Kua’§ova’«, sua citta’  natale. A partire dal 1935, questa cittadina, ribattezzata Petrolia nel periodo del Regime Fascista, divento’ sede di numerosi impianti di estrazione e lavorazione del petrolio. L’intensificarsi di questa pratica avvenne fino agli anni Novanta, periodo in cui, dopo la caduta del regime comunista, la bomba ecologica esplose definitivamente. Il suo lavoro, che va oltre la pratica artistica, ha coinvolto istituzioni pubbliche, private oltre all’intera comunita’ , all’interno di un enorme processo di comprensione ed elaborazione di una specifica problematica ambientale che è culminata in un gigante evento di bonifica dei territori.
Rientrando in Italia (dove il potenziale artistico, a discapito della poca attenzione che la scena internazionale vi rivolge) troviamo altri due artisti: Andrea Nacciarriti e Giorgia Severi. Buona parte della ricerca artistica di Andrea nasce dall’analisi di specifiche problematiche. Nello specifico, disastri ecologici, episodi di corruzione, atti di violenza sociale e di degrado culturale. Tra i suoi recenti lavori, cito ad esempio quello condotto attorno al disastro nucleare avvenuto a Fukushima e quello che denuncia apertamente il fenomeno devastante dello sversamento di rifiuti tossici, che da anni si protrae nei mari di tutto il mondo.
John Passmore è stato tra i primi a includere il termine “responsabilita’ ” all’interno del dibattito ecologico, pubblicando nel 1974 il libro Man’s Responsibility for Nature. La visione di Giorgia Severi potrebbe rientrare proprio in quella che è stata definita come “etica della responsabilita’ “. Responsabilita’  dunque come azione primaria del genere umano, volta ad assicurare a se stesso un ambiente non depauperato o irrimediabilmente devastato. La ricerca artistica di Giorgia Severi è il risultato di un sentimento profondo che mette al centro questo senso collettivo. L’arte diventa cosi’ un mezzo per compiere azioni culturali, sociali, di denuncia e di sensibilizzazione rispetto a tematiche che coinvolgono l’uomo e la Terra.
Devo pero’ dire che il cerchio è molto piu’ ampio e gli artisti estremamente bravi sono numerosi: Luca Andreoni, Botto e Bruno, Jennifer Colten, Lucy + Jorge Orta, Studio Formafantasma, Silvia Camporesi, Laura Viale, e poi ancora Dacia Manto, Alessandro Piangiamore, Lara Almarcegui senza considerare i grandi nomi. L’elenco è piacevolmente infinito.

5) Il macro tema dell’ambiente puo’ essere affrontato con tagli molto differenti, spaziando dall’approccio politico/sociale, passando per la riscoperta della cartografia in chiave antropologica, fino ad arrivare al puro formalismo. Credi che abbia senso cercare di definire dei generi all’interno delle pratiche artistiche o la frammentazione che caratterizza le ricerche degli ultimi 20 anni vada trattata con strumenti critici e metodologici nuovi?

Esattamente, le modalita’  attraverso le quali è possibile toccare un tema cosi’ importante sono moltissime. Tutto cio’ rende estremamente interessante l’intero processo di condivisione. Non si analizza mai la stessa tematica nella medesima maniera. Ogni figura coinvolta aggiunge un tassello ad un puzzle estremamente complesso, qual’è il mondo che ci circonda e del quale siamo parte.
Gli approcci sono a volte legati ad aspetti formali, all’estetica del paesaggio e della natura. Altre volte, toccano meccanismi concettuali che nascono e derivano da situazioni reali e tangibili, appartenenti al mondo naturale. Altre ancora, sono dichiarazioni ad alta voce di un pericolo, o denuncie aperte di problemi celati e disastri che passano inosservati. Il bello e il brutto, il comodo e lo scomodo convivono sotto un unico cielo, senza la pretesa (da parte del progetto) di prendere le parti dell’uno o dell’altro. L’obiettivo è far riflettere e comunicare messaggi che a loro volta possano diventare un naturale mezzo e punto di partenza per l’osservazione della natura.
Nel caso di Platform Green, l’appartenenza ad un genere artistico oppure ad un altro ha poca rilevanza. Quello che la piattaforma si propone di fare è di trattare questi temi mediante un approccio informativo e partecipativo. Non credo si possa parlare, in questo caso, di un nuovo metodo ma sono convinto che per agevolare una presa di coscienza, sia necessario partire dal basso, dall’educazione con le giovani generazioni.
E’ per questo motivo che mi auguro che il progetto possa diventare un giorno una realta’  fisica, volta a creare esperienze di dialogo sinergico con la comunita’  e in grado di proporre progetti culturali e didattici partecipati.

 

Photo credits:

www.platformgreen.org

1 | Christophe Guinet, GrassHopper, Lagurus ovatus + Foeniculum vulgare Insect. Caelifera, Nike SB – 2014. Courtesy Monsieur Plant and Seize gallery
2 | Daniel Shea, Department of Environmental Protection, 2007. Courtesy the artist
3 | Daniel Traub, North Philadelphia, 2008-13. Courtesy the artist
4 | Eltjon Valle, The Marinz project. Courtesy the artist and Nuova Galleria Morone, Milan. Photo: Ado Pavan
5 | Christophe Guinet, GrassHopper, Lagurus ovatus + Foeniculum vulgare Insect. Caelifera, Nike SB – 2014. Courtesy Monsieur Plant and Seize gallery
6 | Esther Mathis, I do not think it is going to work out, 2013, carrot tops, glass, water, wood. Dimensions variable. Courtesy the artist
7 | Giorgia Severi, Cura/Restoring the World. OPERAZIONE CAMPO BASE, performance, Ravenna 2013. Photo credit Emiliano Biondelli. Courtesy the artist
8 | Giorgia Severi, TO EVERYONE, 2012, dolomia stone, 150 cm3. The work was realized on the occasion of the show TO EVERYONE at Dolomiti Contemporanee. Courtesy the artist
9 | Jennifer Colten, from the serie Urban Wilderness. Courtesy the artist
10 | Jens Praet, Shredded low table, 2014. Credits: Kent Pell, Courtesy of Sebastian + Barquet and Jens Praet
11 | Jens Praet, Shredded low table, 2014. Credits: Kent Pell, Courtesy of Sebastian + Barquet and Jens Praet
12 | Laura Pugno, Dimorphismus, 2012, ink on paper, 21 x 29 cm. Courtesy the artist and Alberto Peola gallery
13 | Luca Andreoni, Alberi, 2011. Courtesy the artist and Viasaterna gallery
14 | Petra Lindholm, The approach , 2014, assemblage, 58×34 cm. Courtesy the artist and Magnus Karlsson Gallery
15 | Studio Formafantasma, Alicudi, mouth blown lava, lava rock, textile, 35x35x35 cm. Courtesy: Studio Formafantasma
16 | Filter, TYIN tegnestue Architects and Rintala Eggertsson Architects. Photo: Pasi Aalto e Rintala Eggertsson Architects

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