Piero Fogliati: nel vuoto dello spazio e nella mente dello spettatore

Piero Fogliati Lumi-ritratto del artista Or Not Magazine
Lumi, ritratto dell’artista

di Alessandro Trabucco

 

Quando incontrai Piero Fogliati (Canelli, 1930), per la prima volta non riuscii a vederne il volto e a riconoscerne la fisionomia perché avvenne nell’ambiente buio di un’aula dell’Accademia di Brera a Milano, nella quale era allestita la sua opera Edicola delle Apparizioni, forse il capolavoro assoluto dell’artista piemontese. In quel momento rimasi colpito da ciò che stavo osservando, perché non riuscivo a comprenderne la natura.

Erano lampi luminosi intermittenti e ogni tanto appariva nel vuoto una lettera o un numero, ma mi restava ignoto il procedimento di realizzazione di questo evento luminoso.

Piero Fogliati Macchina per produrre fantasmi Or Not Magazine
Macchina per produrre fantasmi

Piero Fogliati Reale Virtuale courtesy Galleria GAS Torino Or Not Magazine
Reale Virtuale – Courtesy Galleria GAS, Torino

Una cosa era certa: l’artista aveva un modo molto accurato e preciso di presentare e descrivere la propria opera, datata nei primi anni ‘80 ma frutto di lunghi studi e sperimentazioni sull’ottica e sulla percezione, tanto da riuscire a stimolare una più che approfondita riflessione sul fenomeno visivo che era riuscito a mettere in atto.

L’Edicola delle Apparizioni è il coronamento di un percorso di ricerca lungo trent’anni, che ha visto la creazione di opere luminose di straordinario valore estetico e anche scientifico.

Piero Fogliati Prisma Meccanico 1 esito Or Not Magazine
Prisma Meccanico 1 esito

Piero Fogliati Prisma meccanico courtesy Galleria GAS Torino Or Not Magazine
Prisma meccanico – Courtesy Galleria GAS, Torino

Gli anni Sessanta rappresentano il decennio eroico di questa paziente e costante indagine di Piero Fogliati sui fenomeni percettivi e sulle dinamiche visive dell’occhio umano; un periodo creativo nel quale l’artista mette a punto le basi su cui fondare la propria poetica: la non ripetitività dell’esito estetico e l’immaterialità dell’opera, quella “uscita dal quadro” (come egli stesso la definisce) che gli permetterà di ottenere dei risultati ancora oggi sorprendenti.

Con la tecnologia meccanica dell’epoca (parliamo degli anni ‘60/’70) Fogliati rifletteva già sui concetti di virtualità e interattività, studiando in maniera approfondita la luce e la fisiologia dell’occhio umano, in modo da ottenere opere fruibili dallo spettatore in modo autonomo e sempre variabile.

Piero Fogliati Rivelatore Cromocinetico Or Not Magazine
Rivelatore cromocinetico – Courtesy Galleria GAS, Torino

Piero Fogliati Rivelatore Cromocinetico Or Not Magazine
Rivelatore Cromocinetico

Due erano le principali esigenze per ottenere questo importante e inedito risultato: un fascio di luce molto stretto e intenso e la possibilità di stimolare nello spettatore, esaltandoli, quelli che sono i movimenti autonomi dell’occhio, i cosiddetti movimenti saccadici.

Con le opere Aura Cromatica, del 1970, e la già nominata Edicola delle Apparizioni, presentata alla Biennale di Venezia del 1986, Fogliati riesce ad ottenere il risultato da sempre ricercato, la visione nel vuoto di un esito artistico: nel primo caso una serie di bande luminose, nel secondo caso immagini in bianco e nero al tratto.

Piero Fogliati Rivelatore Cromocinetico Or Not Magazine
Svolazzatore Cromocangiante esito

Ma nel suo lungo percorso, in quello che lui definisce il MISTERO dell’arte, esistono altre straordinarie opere luminose che ben rappresentano la sua visione utopistica e rivoluzionaria, tutte perfettamente coerenti con l’ininterrotta ricerca nei confronti dell’immaterialità della natura stessa della luce, cioè come pura onda elettromagnetica.

La sezione LIGHT di Or Not Magazine si arricchisce di un esponente di fondamentale importanza nel panorama della light art internazionale, un nostro omaggio ad un grande artista italiano, un vero pioniere nella ricerca artistica sulla luce, sul suono e sul movimento.

Le gallerie che da molti anni stanno facendo un lavoro continuo ed approfondito sull’opera di Piero Fogliati sono Rino Costa Arte Contemporanea di Valenza (AL) e Gagliardi Art System di Torino.

Piero Fogliati Aura Cromatica Or Not Magazine
Aura Cromatica

Piero Fogliati Edicola delle Apparizioni 1985 Or Not Magazine
Edicola delle Apparizioni, 1985

 

Piero Fogliati, Aura Cromatica e Edicola delle Apparizioni

Con queste due opere Piero Fogliati sconvolge qualsiasi parametro percettivo in precedenza accettato nell’arte visiva e nelle teorie della gestalt allora adottate anche da alcuni gruppi delle correnti cinetiche e optical, avvicinando la propria ricerca a raffinati esiti estetico — scientifici, mantenendo comunque vivo l’aspetto puramente artistico delle proprie opere.
Verso la metà degli anni ’60 l’artista aveva ideato una particolare luce che aveva nominato Luce Sintetica o Luce Fantastica, utilizzando un proiettore da lui stesso costruito all’interno del quale aveva posto tra l’obiettivo e la fonte luminosa (una lampadina dicroica) un disco di gelatine colorate ruotante ad altissima velocità in modo da apparire alla vista come la somma dei singoli colori, cioè un bianco vibrante e leggermente caldo.
Incontrando un elemento in movimento questo fascio luminoso si scompone, riproponendo le singole frequenze le quali, a seconda dello stato fisico dell’oggetto, si fondono in meravigliose e delicate sfumature (come nel caso dell’opera Prisma Meccanico) o si presentano nella loro purezza cromatica.
Nell’Aura Cromatica questa visione avviene nel vuoto, perché la proiezione della luce così composta, su un’asticella bianca a un’unica dimensione, la lunghezza, pone l’occhio in uno stato di crisi percettiva stimolandone la visione di bande colorate nel vuoto, che appaiono e scompaiono con la velocità stessa dei movimenti oculari.
Con l’Edicola delle Apparizioni avviene lo stesso ma in questo caso l’artista proietta su delle asticelle bianche sempre unidimensionali immagini bidimensionali che sono visualizzate nel vuoto con lo stesso principio visivo.
Non più quadri o sculture, installazioni o immagini fotografiche, video o movimenti performativi, ma solo ed esclusivamente immagini immateriali, che trovano la propria realtà nel vuoto dello spazio e nella mente dello spettatore.

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