Un omogeneo percorso nella luce: Alessandro Lupi

di Alessandro Trabucco

Vidi per la prima volta un’opera di Alessandro Lupi nel 1999, al Vecchio Mattatoio di Roma, in occasione della Biennale dei giovani Artisti dell’Europa e del Mediterraneo. Un ricordo lontano nel tempo ma ben impresso nella memoria. Soprattutto la sensazione provata nel vedere una silhouette umana immersa in un ambiente buio e composta solo da fili luminosi, apparentemente incandescenti, e l’avvertenza scritta di pugno dall’artista che chiedeva di non avvicinarsi e di non toccarli per evitare di bruciarsi. Un suono ossessivo e disturbante accentuava questa percezione di precarieta’  e pericolo. Molti anni dopo conobbi Alessandro Lupi che mi confesso’ come quello fu solo un espediente per proteggere nel tempo un’opera in realta’  assolutamente innocua, molto delicata e vulnerabile senza una presenza costante a proteggerla dalla curiosita’  dei visitatori.

Quell’opera scultorea, in quanto a tre dimensioni, era fatta unicamente da normali fili dipinti con colore fotosensibile e illuminati da luce di Wood. Nessuna incandescenza e nessun pericolo nel toccarli.

Tutte le opere cosi’ realizzate fanno parte di una serie denominata dall’artista Densita’  Fluorescente.

L’omogeneo percorso nella luce di Alessandro Lupi inizia quindi intorno alla fine degli anni ’90 per trovare oggi, dopo piu’ di quindici anni, una sorprendente evoluzione, scevra dalla ripetizione di cliche’ e comode formule ormai consolidate.

a’ˆ l’incessante sperimentazione ad averlo portato a ideare e realizzare lavori sempre di grande impatto emozionale. Uno di questi è stato Space Specific, presso il Castello di Apricale in Liguria, realizzato nel 2012 durante una residenza d’artista. Un albero morto, un Pitosforo variegato scovato durante alcune passeggiate nei dintorni, viene trasformato in una sorta di Spazio Cosmico, di Universo.

L’artista ne dipinge con pigmenti fluorescenti le estremita’ , con piccoli punti cromatici, e lo appende a un motore molto lento posto nella cisterna del castello.

Cio’ che caratterizza il lavoro di Lupi, rispetto ad altri artisti che utilizzano la luce come medium specifico attraverso l’uso esclusivo di tecnologie avanzate, è la manualita’  e la processualita’  delle sue realizzazioni, con l’utilizzo di pigmento colorato, della pittura e della costruzione artigianale delle proprie opere, ottenendo ugualmente dei risultati sorprendentemente suggestivi, che fanno dimenticare allo spettatore questo tipo di approccio, per cosi’ dire, tradizionale.

Con il lavoro Antiego Mirror, del 2013, l’artista propone una propria riflessione sulla generale tendenza a sopravvalutare la propria presenza in un determinato contesto sociale. Questa opera nasce in un ambiente ormai ben consolidato nella vita dell’artista, cioè la citta’  di Berlino, nella quale abita ormai da diversi anni. La caratteristica specifica di questa citta’  l’ha quindi spinto a riflettere sull’identita’  e sulla possibilita’  di guardare prima di tutto fuori di se stessi, ritrovando il senso della condivisione e della considerazione dell’altro da se’.

a’ˆ, in effetti, una superficie riflettente nella quale è impossibile specchiarsi, in quanto il volto in movimento viene continuamente coperto da una coltre di puntini luminosi che ne seguono fedelmente ogni spostamento. La questione fondamentale è data proprio da questa impossibilita’  visiva, mentre nello stesso tempo il soggetto riflettente puo’ osservare i volti specchiati delle altre persone che lo circondano.

Con la serie di lavori intitolata Shadow series, presentata all’ultima edizione di Arte Fiera a Bologna, Alessandro Lupi arriva ad un altissimo risultato della sua sperimentazione luminosa, realizzando dei lavori di grande suggestione poetica.

Innanzitutto lo spettatore s’interroga da dove arrivi lo spot di luce calda che illumina ogni piccolo oggetto posto sulla base delle scatole di legno: una chiocciola di lumaca ricavata dalla parte metallica rovesciata di una normale lampadina, una scala con alcuni pioli rotti, un piccolo albero senza foglie. Non vi sono fonti luminose esterne, impossibile intercettare il raggio di luce con una mano e produrre una seconda ombra. Come se non bastasse l’ombra creata da questa luce, dalla provenienza ignota, sembra completare la parzialita’  fisica degli oggetti. a’ˆ proprio qui la magia della creazione artistica, la sua alchimia, lasciare in chi osserva quell’alone di mistero che aleggia nell’opera, rendendolo comunque partecipe di una coinvolgente e totalizzante esperienza estetica ed emotiva.

Photo credits:
www.alessandrolupi.com

Galleria di riferimento: Guidi&Schoen Arte Contemporanea, Genova

1 | A. Lupi – Albero-2015, photo by Maddalena Arosio
2 | A. Lupi – Albero, 2009
3 | A. Lupi – Space Specific, 2012, 01
4 | A. Lupi – Space Specific, 2012, 02
5 | A. Lupi – Identity-Antiego mirror, 2013
6 | A. Lupi – UFFIZI – laboratorio-novecento, 2013
7 | A. Lupi, BLU, densità fluorescente-fosforescente, 1999
8 | A. Lupi, SOGNO, densità fluorescente-photo by Romano Lodde
9 | A. Lupi, Lum-aca (slow shadow) 2016
10 | A. Lupi, Scala, 2014

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