Muzaffar Salman, l’arte che incontra la guerra

di Laura Luppi

Uno scenario di guerra può divenire motivo di forte impatto visivo (e dunque riflessivo), ma anche estetico (e quindi artistico), se a immortalarne le scene è la macchina fotografica di un artista pronto a catturarne gli attimi più suggestivi.

Se l’arte è da sempre considerata una sorta di specchio dei tempi, se il suo compito ultimo e più nobile è quello di testimoniare le tendenze, la quotidianità e i paradossi dell’epoca in cui opera attraverso l’interpretazione soggettiva del suo autore, allora l’obiettivo puntato sulle scene dell’attuale guerra in Siria non può essere da meno.

Questo — chiaramente — è possibile, se a guidarlo è un occhio creazionista e non prettamente giornalistico: se a documentare i fatti non interviene solo la necessità di informare, ma anche quella di interpretare privandosi dell’uso della parola. Di comunicare con l’immediatezza di un’immagine un’emozione oltre il dato effettivo che pare riportare. Al di là di qualsiasi considerazione politica o anche solo morale su ciò che sta accadendo nel panorama nazionale e internazionale, sulle cause e gli effetti di un conflitto dal quale dipenderanno probabilmente gli equilibri mondiali, l’intenzione è quella di soffermarsi sul lavoro fotografico del giovane reporter siriano Muzaffar Salman.

Classe 1976, Muzaffar inizia a lavorare nel 2006 per il quotidiano di Damasco Al-Watan diventando direttore della fotografia. Considera come primo vero incarico quello iniziato il 25 marzo 2011, giorno della rivoluzione siriana, anche se i suoi scatti non potevano essere pubblicati sulla rivista in questione perché filo-governativa, nonostante facessero il giro del mondo attraverso l’agenza di stampa Associate Press.

La città di Aleppo è il teatro presso il quale Muzzafar Salman osserva con i suoi occhi umani gli orrori, le paure e i paradossi della guerra, mentre col suo obiettivo da artista ne immortala gli istanti imprigionandone le emozioni. E se la guerra si svolge per le strade – là dove da sempre e per prima nasce e si muove l’arte – allora anch’essa può arrivare a coniugarsi con una sorta di street art differentemente concepita, di un’arte cioè che non solo si applica alla strada, ma che dalla strada in questo tragico evento trova comunque linfa vitale per esistere e svilupparsi.

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