Melarium

by Ula

Se l’ape scomparisse dalla faccia della terra, all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita. Niente piu’ api, niente piu’ impollinazione, niente piu’ piante, niente piu’ animali, niente piu’ uomini.
– Albert Einstein

 

Tutte le autostrade si somigliano. Sono tutte dei flussi artificiali di movimento tra una grande citta’  e l’altra.
Circondate da strisce della stessa erba verde tagliata corta e delimitate dalle stesse barriere di contenimento per proteggere  gli animali, esse proteggono solo dalla distruzione delle informazioni in eccedenza. Cio’ che potrebbe descrivere il luogo al meglio e renderlo ancora piu’ unico è nascosto e al sicuro ad una distanza di pochi chilometri. Viaggiando in autostrada si possono vedere macchine e macchine e boschi e campi, senza penetrare nel paesaggio, senza appartenere a quel luogo.
Viaggiare in autostrada ci permette di dimenticare dove veramente siamo e di immergerci nell’atto del muoversi senza muoversi (esattamente come avviene quando si fa meditazione). E cosi’, in questa condizione, è facile lasciarsi sfuggire alcuni luoghi che invece varrebbe la pena vedere e che, per una qualche ragione sconosciuta, hanno deciso di rimanere nel luogo di nessuno.

Uno di questi posti si trova tra due autostrade, a sud di Delft, dove da aprile 2015 è possibile scorgere un’enorme costruzione in legno che si erge sui prati d’erba. L’immenso edificio dalla facciata tutta perforata altro non è che un apiario disegnato dall’artista olandese David Veldhoen e realizzato in collaborazione con lo studio associato di architettura  MIR.
“Melarium” — questo il suo nome -  è la risposta dell’ente olandese KNNV (Associazione Reale Olandese sulla Natura)  e fa parte dei suoi progetti per convertire i terreni incolti (Ackerdijkse Bos) in “paesaggi culturali”, paesaggi che serviranno da ispirazione agli artisti ispirati per fondere la natura con l’arte e per diffondere una nuova consapevolezza dell’ambiente umano attraverso i loro progetti artistici.

I lavori di progettazione dell’apiario sono cominciati nel 2012 (l’anno delle api) e l’opera è stata ultimata ed aperta al pubblico a fine aprile 2015.  Internamente la sua struttura ricorda il corpo di un’ape, con parti specifiche che richiamano rispettivamente la testa, il torace e l’addome di questa importante creatura. L’edificio consta di tre piani, ognuno dei quali ha una destinazione diversa. Al piano terra si trovano le arnie (al momento ce n’è solo una, con circa 20’000 api) e, sempre al piano terra, si svolgeranno tutte le attivita’  di lavorazione del miele e degli altri prodotti delle api. Il piano è diviso in tre parti: nella parte frontale (la testa) si trova la scala che conduce direttamente all’ultimo piano, nella parte centrale (il torace) ci sono le arnie e le api che qui svolgeranno la loro attivita’  di produzione del miele, la parte posteriore (l’addome dell’ape) invece è la zona di lavoro degli apicoltori. Salendo le scale si arriva direttamente alla piattaforma panoramica all’ultimo piano, ma ci si puo’ fermare anche prima, al primo piano, adibito a sala conferenze, dove si svolgono convegni, dibattiti scientifici ed esibizioni, tutte dedicate alla vita ed ai prodotti di questo industrioso insetto. L’ultimo piano è una splendida terrazza aperta che offre una magnifica vista sulla riserva naturale.

A tutte le pareti dell’edificio sono stati fatti dei fori – ce ne sono 4’000 in tutto – per dare alla struttura le sembianze di un enorme favo. Inoltre guardando fuori dall’interno si puo’ sperimentare  il modo in cui le api vedono l’ambiente circostante. I fori della parte che ospita le arnie sono aperti, in questo modo le api possono attraversarli  per volare nei campi li’ attorno.

Per ora  i prati che circondano il Melarium sono prati d’erba, ma ben presto ci saranno altri nuovi inquilini dei polder.  Gli architetti del LoLa Landscape Architects (uno studio associato di architettura paesaggistica progressiva con sede a Rotterdam) sono stati incaricati di progettare gli ambienti intorno all’apiario, con l’intento di introdurre diversi tipi di erbe, fiori selvaggi ed alberi da frutta, non solo per abbellire l’ambiente ma anche per dare alle api cibo e diversita’  di paesaggio.  Si prevede anche di adattare una parte dei prati per la coltivazione di cereali da foraggio, con particolare attenzione alla fauna e alla flora arabile. Per ora, sul lato sinistro dell’ apiario, vicino alla scala,  è stato scavato una buco in cui sara’  piantato un piccolo melo, il primo del frutteto che si intende creare, dove le api possano sentirsi come a casa.

Questo luogo vuole essere uno spazio orientato alla natura per promuovere la conoscenza della natura stessa in modo da richiamare l’attenzione sui rischi dello sfruttamento da parte dell’uomo. Si tratta di un progetto affascinante, pensato per dare alla gente la possibilita’  di immergersi nel silenzio che il paesaggio bucolico di campi e alberi regala.  E tuttavia, prima di visitare Melarium,  considerando la posizione infelice, sara’  meglio premunirsi delle doti necessarie per riuscire a ignorare il vicino ristorante fast food (sfortunatamente è stato costruito prima quello!), le due trafficate autostrade e, non ultimo, i visitatori (ma, in questo caso, ci auguriamo per l’artista che siano molti) che arriveranno a Melarium per curiosare come vivono e lavorano le api.

 

 

Photo credits:
Urszula Lewicka

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