Un mare verde

di Urszula Maria Lewicka

 

de Ceuvel è un luogo alla moda, ai confini dell’architettura ufficiale e della citta’  stessa. E’ uno sviluppo urbano che ambisce a mettere in contatto tutte le persone che vogliono vivere la propria vita in maniera piu’ sostenibile. Ha trovato “casa” in un ex cantiere navale nella zona nord di Amsterdam, un’area recuperata e riconvertita dove i nuovi visitatori possono comprare abiti vintage o lampade d’epoca (rinvenute nelle vecchie fabbriche tedesche), visitare il museo situato sulla riva nord o semplicemente staccare dalla frenesia del centro citta’  per trascorrere un po’ di tempo tra natura ed edifici dall’architettura sorprendente.
Qui a de Ceuvel la parola d’ordine è “riciclare”. Tutto è cominciato grazie ad un gruppo di giovani artisti che volevano creare un spazio tutto loro in cui lavorare e sviluppare nuove idee nel rispetto della natura grazie ad una architettura sostenibile. Si sono trasferiti nella parte nord di Amsterdam, una volta polo industriale della citta’ , per ricreare una piccola citta’  dentro la grande citta’ , con l’obiettivo di bonificare, riciclare e collaborare per un futuro migliore. Un futuro che si compira’  nei prossimi 10 anni (vale a dire per tutta la durata del contratto di comodato d’uso col governo).
L’area è stata inaugurata nell’estate 2014 ma l’intero progetto fu avviato nel 2012, quando il governo, travolto dagli eventi correlati alla contaminazione di tutto l’ex cantiere navale, decise di cedere l’intera zona ad un gruppo di persone che si fosse impegnato in un progetto di recupero e riconversione, per creare un luogo in cui la comunita’  potesse interagire fruttuosamente. Il gruppo è stato selezionato con un annuncio su Marktplaats, una sorta di eBay olandese. Nell’annuncio si offriva una casa galleggiante al costo di un solo euro, a condizione che venissero fornite spiegazioni dettagliate ed esaustive in merito al futuro utilizzo della stessa. La maggior parte delle case galleggianti sono state in effetti vendute al prezzo simbolico di un euro e poi trasportate nell’ex cantiere navale ed utilizzate come atelier o uffici. Tale acquisto si è sicuramente rivelato un grande affare, basti pensare che affittare un appartamento in una “bella zona“ di Amsterdam comporta piu’ o meno un mese di ricerca, 12 colloqui e 1200 euro, se non addirittura 2000 (cifra che le aziende pagano per gli alloggi dei propri lavoratori stranieri in trasferta ad Amsterdam). Anche una scrivania in un ufficio in condivisione costa all’incirca 350 euro al mese, mentre l’affitto per una casa galleggiante varia dai 1700 ai 2500 euro al mese. Gli inquilini di de Ceuvel spendono circa 65 euro al metro quadro all’anno.
Il progetto nasce da una idea che trova base e fondamento nella realizzazione di un metabolismo urbano funzionante, che possa “disintossicare” e bonificare l’ex cantiere navale, che possa ricreare un habitat e produrre una biomassa a basso impatto con la quale sviluppare nuovi prodotti e generare energie pulite. Il passato poco nobile del sito, utilizzato come luogo di stoccaggio di strutture in ferro e acciaio, di vecchi scafi delle imbarcazioni e di container, e ancor prima come discarica dei fanghi di scarto provenienti dalle attivita’  di dragaggio dei canali di Amsterdam nel diciannovesimo secolo, ha reso ancora piu’ difficile realizzare gli obiettivi del progetto. Si sono piantati alberi fiori e piante capaci di “digerire” le sostanze inquinanti presenti nel suolo e di assorbire i metalli ceduti al terreno dalle ferraglie. Erba, garofanini di bosco, digitale purpurea, salici neri e pioppi orientali hanno trasformato de Ceuvel in una enorme barca tra le acque verdi (specialmente d’estate, quando tutto è verde e in fiore).
Per non lasciare alcuna traccia dei loro 10 anni di permanenza il gruppo di artisti ed architetti che ha messo in piedi questo progetto mastodontico di recupero e riconversione ha voluto utilizzare delle barche galleggianti, facilmente removibili per la loro stessa natura, con la sola eccezione della struttura fissa che ospita la caffetteria. Queste barche sono state ristrutturate con nuovi rivestimenti e tetti verdi e riconvertite in uffici, atelier e laboratori che ospitano artisti, artigiani, fotografi, designer, architetti urbanisti, attori teatrali e professionisti dei mezzi di comunicazione. La caffetteria, come detto l’unica struttura fissa, è stata costruita utilizzando esclusivamente materiali di recupero tra cui le bitte d’ormeggio del porto di Amsterdam, vecchie di 80 anni, ed un vecchio padiglione recuperato dalla spiaggia di Scheveningen, nei pressi de L’Aia. Per evitare il piu’ possibile ogni contatto col suolo inquinato tutte le strutture sono collegate tra loro da passerelle avvolgibili in legno di bambu’ su cui sono state posizionate delle comode panchine, anch’esse ottenute da materiale riciclato, in questo caso barche a remi. Ogni casa/imbarcazione ha un suo carattere, ed è quasi impossibile trattenersi dallo sbirciare attraverso le grandi vetrate per vedere come sono dentro, anche rischiando di essere colti in flagrante dai loro occupanti. Tutta l’opera, nel suo insieme, sembra un villaggio nomade, e si ha quasi una sensazione di intangibilita’ . Ma l’idea di coloro che lavorano qui è di costruire una comunita’  forte ed unita che possa essere sempre meno dipendente dal governo.
Durante l’inverno, quando la vegetazione si prende una pausa prima della prossima fioritura e il freddo pungente spinge la gente a ritirarsi nelle proprie abitazioni accoglienti, de Ceuvel ci appare come una bella addormentata, in attesa del bacio della primavera che possa far tornare a risplendere il quartiere nella sua incantevole bellezza.
A de Ceuvel ci si diverte davvero quando le giornate diventano lunghe e calde e la gente ritorna a popolare il quartiere.

 

Photo credits:
Urszula Maria Lewicka

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