Luce solida: Anthony McCall

         di Alessandro Trabucco

Con l’opera Line Describing a Cone, del 1973, l’artista inglese Anthony McCall (1946) inizia la serie di opere di “luce solida” che realizza con proiezioni di fasci luminosi molto intensi, ottenuti attraverso l’utilizzo di una particolare tecnologia.

Tutto ha inizio dall’attenta osservazione dei volumi di luce tridimensionale che originano dai potenti proiettori cinematografici, i quali si sviluppano in una forma conica lungo una linea orizzontale prima di trasformarsi sullo schermo in quadri in movimento a due dimensioni.

Luce pura, come emanazione elettromagnetica che racchiude in se’ un’informazione precisa, invisibile nel percorso tra la fonte e la sua destinazione, per trovare piena espressione una volta che si distende su una superficie piana, un muro per esempio.

La differenza tra le immagini di un film e quelle delle opere di McCall sta nei contenuti che esprimono. L’artista sceglie di ridurre ai minimi termini le informazioni che proietta, utilizzando esclusivamente delle forme geometriche primarie, cerchi, onde, ellissi, dei segni minimali che hanno una definizione ed un’intensita’  luminosa altissima. La sua ricerca s’inserisce in quelle tendenze artistiche che tra la fine degli anni ’60 e gli inizi dei ’70 del secolo scorso riflettevano analiticamente sul linguaggio e sulle componenti stesse del medium utilizzato, procedendo ad un’approfondita scomposizione dei suoi elementi costitutivi.

In quarant’anni di ricerca l’artista ha potuto sperimentare i progressi che dalla tecnica analogica hanno portato all’attuale tecnologia digitale, mantenendo la stessa qualita’  del risultato ottenuto.

Ne è una dimostrazione la personale Solid Light Works allestita fino al 31 gennaio presso il LAC di Lugano, nuovo centro di arte e cultura presso la citta’  del Canton Ticino, dove sono presentati quattro grandi lavori che coprono un arco di tempo di dieci anni, dal 2003 al 2013, e tra queste anche la versione digitale della sua prima opera del 1973.

Questi lavori, installati in grandi ambienti completamente oscurati, accolgono lo spettatore o lo attraggono al loro “interno”, incuriosito dalla consistenza solida dei volumi che creano. McCall diffonde nello spazio una nebbia artificiale accentuando la corporeita’  dei fasci luminosi, che diventano delle essenziali architetture immateriali, dei luoghi “abitabili” ed esperibili fisicamente. Risulta naturale ed istintiva la tentazione di “toccare” la luce, come fosse una membrana rigida ma trasparente, allo stesso modo come l’attraversamento di questi veri e propri veli di luce dispone l’osservatore in uno stato di totale sospensione temporale e meditativa, in un raccoglimento capace di riportare a condizioni di grande pace e serenita’  interiore.

 

Photo credits:
Anthony McCall

1 |  Between You and I, 2006 Installation view, Peer/The Round Chapel, London, 2006 Photograph by Hugo Glendinning
2 |  Doubling Back, 2003 Installation view, Whitney Biennial, New York, 2004 Photograph by Hank Graber
3 |  Face to Face, 2013 Installation view, Sean Kelly Gallery, New York, 2013 Photograph by Jason Wyche_01
4 |  Face to Face, 2013 Installation view, Sean Kelly Gallery, New York, 2013 Photograph by Jason Wyche_02
5 |  Line Describing a Cone, 1973 Installation view, Musee de Rochechouart, France, 2007 Photograph by Freddy Le Saux
6 |  Line Describing a Cone, 1973 Installation view, Whitney Museum of American Art, New York, 2001 Photograph by Hank Graber
7 |  Long Film for Four Projectors, 1974 Installation view, 2003 Photograph by Hank Graber_01
8 |  You and I, Horizontal (III), 2007 Computer, QuickTime movie file, two video projectors, two haze machines
9 |  Long Film for Four Projectors, 1974 Installation view, 2003 Photograph by Hank Graber_02
10 | You and I Horizontal, 2005 Installation view, Institut d’Art Contemporain, Villeurbanne, France, 2006 Photograph by Blaise Adilon

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