Los Corderos, teatro bastardo

di Afra Rigamonti e Jo Sol

In questa epoca post identitaria il prefisso “trans”  ci aiuta a ridefinire concetti e norme che, fino a poco tempo fa, ci sembravano immobili e propri di certi periodi storici.

Cosi’ è normale vedere spettacoli “transmedia”, migliorarsi grazie a processi “transculturali” o sovvertire il dualismo socio-biologico definendoci “transgender”.

La compagnia teatrale Los Corderos, avrebbe sicuramente potuto far uso di questo prefisso cosi’ moderno, per delineare la trasversalita’  della sua trasgressiva proposta scenica.

Sono anni che ha abbinato al suo nome quello, certamente piu’ di impatto, di teatro bastardo. Sembrerebbe una dichiarazione di intenti di una compagnia composta da due attori, performers, ballerini, cantanti …  decisi a ricorrere all’istinto degli spettatori che vengono trascinati nell’avventura fisica ed emotiva di questo teatro senza ne’ padre ne’ madre. O meglio, con tanti progenitori, per cui non è figlio di nessuno.

Tutti e nessuno qui sta la sua forza.

Ma al di la’  della singolarita’ , commuove la genuinita’  della ricerca e la esplorazione delle origini cosi’ come la rinuncia al prevedibile assumendosene tutte le conseguenze.

Come creativi non ci dimentichiamo che vanno utilizzati tutti i materiali artistici —  testuali, fisici, sonori o spaziali…. — senza escludere o privilegiare nessuno. Nella gestazione ed evoluzione dei nostri lavori la metamorfosi è diventata una protagonista  con cui superiamo il nostro limite mentale — razionale quando affrontiamo un nuovo tema.

In questo modo creiamo una sorta di acceleratore di particelle dove  i diversi materiali artistici si urtano modificandosi l’uno l’altro arrivando a risultati  inimmaginabili e sconcertanti per noi e per il pubblico.

Non sappiamo mai davvero che direzione sta prendendo il nostro lavoro, gli diamo il massimo della nostra attenzione per aiutarlo a trovare la sua conclusione.

Una sola condizione: non accontentarsi o, detto in altre parole, “arrivare ad un nuovo limite mai incontrato prima.”

 

 

L’esperienza cordera

E’ incoraggiante  trovarsi nella sala di in un teatro dove risuonano le risate dei bambini.

Matti e bambini.

E poi sapere che qualcuno non solo li ha portati a teatro, ma anche a vedere l’opera giusta.

«ULTRAinocencia» è questo, e non parliamo di un lavoro per bambini nè di un’opera terapeutica. La maggioranza del pubblico in sala è composta da adulti mentalmente sani che ridono colpiti dalla novita’  scenica proposta dalla compagnia Los Corderos.

Probabilmente, adulti e bambini, matti e sani di mente, sentono l’eco dell’ambivalenza che percorre la creazione cordera proprio come, le esperienze individuali che ci attraversano, scostano i vecchi paradigmi.

Proprio per questo i due creatori offrono loro la complicita’  convinti che, oggi giorno, anche un bambino distingue un ambivalente da un codardo.  Come dicono loro stessi: “ci troverete proprio li in mezzo, tra il bene ed il male”, ed effettivamente `questo è lo spazio che occupano, che occupiamo tutti, tra l’infinito ed il nulla.

Tutti quanti cerchiamo di “creare qualcosa in cui credere e credere in quello che creiamo” e questo canto, che rimbomba in scena amplificato da un dispositivo sonoro, ci  vincola.

Benche’ siano cosi’ coraggiosi non vogliono meriti particolari. Assicurano che tutto quello che fanno è gia’  stato fatto da altri prima di loro. Ovviamente, se no non sarebbero bastardi. Tanti padri e tante madri pullulano nella memoria dei  presenti affascinati dalla forza della voce nata dalla negazione della parola.

Disfarsi della coreografia per liberare il movimento nella azione. Subordinare la narrativa alle peripezie del processo creativo e farle diventare parte essenziale del dramma. Opporre alla logica della forma la potenza dell’assurdo.

Se Artaud propose di “ brutalizzare” il linguaggio per toccare la vita, oggi è la vita che si fonda sul proprio artificio. Se qualcosa non ha nome non ha vita. Non esistono  margini ma frontiere pungenti. Tutti i mondi vivono nella prigione della realta’ .

E’ obbligatorio essere  “ultrainnocente” per trovare le radici senza avere l’intenzione di svicolare dalla realta’ . Per “creare qualcosa in cui credere, credere in quello che creiamo”.

Commuove il coraggio di andare verso questo abisso con la innocenza propria dei matti e dei bambini, che, di fianco a me, applaudono in piedi la nuova esperienza cordera.

 

 

 

Photo credits:
Foto rojabarcelona

1-4 | El cielo de los tristes
5-7 | ULTRAinocencia

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