Light Art, una definizione

di Alessandro Trabucco

L’avanzamento delle innovazioni tecnologiche ha sempre permesso una parallela evoluzione in campo artistico, basti pensare all’invenzione della fotografia e, piu’ di recente, del computer.
Nel caso della luce artificiale, utilizzata in particolare nell’ambito della cosiddetta Light Art, questo sviluppo ha trovato una reale applicazione a livello espressivo, determinandone dei leggeri cambiamenti anche dal punto di vista tecnico.
Sostanzialmente sono mutati i mezzi, a differenza di pratiche classiche e tradizionali come la pittura o un certo tipo di scultura un po’ meno sensibili a questo genere di variazioni.
La Light Art comprende proprio artisti che utilizzano la luce, e solo essa, sia come medium specifico, sia come esito finale dell’opera, si puo’ affermare che entrambi (mezzo e risultato) coincidano perfettamente.
Si pensi ad esempio alle installazioni con tubi fluorescenti realizzate dagli anni ’60 in poi da Dan Flavin, oppure, negli stessi anni, alle proiezioni di figure geometriche con fasci luminosi di James Turrell (soprattutto la serie Afrum Proto con l’uso di lampade allo xeno) o, qualche anno dopo, di Anthony McCall, (quest’ultimo invece ha scelto dei potenti proiettori cinematografici). La differenza sostanziale tra le loro opere è che in Flavin è ancora visibile il mezzo produttore dell’emanazione luminosa (il tubo fluorescente) mentre negli altri due no, la fonte luminosa è occultata e l’opera è totalmente immateriale.
La lampada a fluorescenza è stata ideata dal fisico e inventore Nikola Tesla nell’ultimo decennio del XIX secolo mentre quella al neon (sono due tipi di luce differente, anche se spesso vengono associate alla stessa tecnologia) fu inventata da Georges Claude e presentata al Grand Palais di Parigi ai primi del ‘900. Per trovare una propria collocazione nel mondo dell’arte hanno dovuto quindi attendere circa 50 anni, quando Lucio Fontana presento’ il suo Concetto Spaziale alla Triennale di Milano nel 1951, una forma lineare ed astratta, in pratica un “arzigogolo” disegnato con un tubo al neon. Quella aperta da Lucio Fontana in quei pionieristici anni è una vera e propria “era spaziale”, che portera’  alla definizione di una nuova estetica.
Ma il termine Light Art è di recente conio, infatti, all’epoca delle prime sperimentazioni nel campo della luce verso gli inizi della seconda meta’  del XX secolo, queste tendenze erano accorpate in piu’ grandi correnti o movimenti ormai universalmente riconosciuti, come la Minimal Art e la Land Art, oppure, come nel caso degli artisti californiani, nel Light and Space movement che comprendeva, oltre al gia’  citato Turrell, anche Robert Irwin, Doug Wheeler, Maria Nordman, Larry Bell, John McCracken e DeWain Valentine.
Il rapporto tra opera e spazio diventa indivisibile e la possibilita’  di esposizione e fruizione di questi lavori è quasi sempre vincolata dalla natura stessa della fonte luminosa, che richiede solitamente ambienti chiusi e oscurati. Vengono alla mente anche alcune opere di Piero Fogliati, Aura Cromatica del 1970 e Edicola delle Apparizioni del 1985/’86, necessariamente allestite in ambienti completamente bui.
In tutti questi casi è un fascio di luce a creare l’opera. Quelli di James Turrell e Anthony McCall sono lavori prevalentemente statici, cioè immagini astratto/geometriche proiettate su superfici bidimensionali e da contemplare nella loro fissita’  formale. Fogliati ha invece inaugurato un solitario filone di ricerca, quello della pura immaterialita’ , la visione nel vuoto di immagini in movimento, un movimento compiuto non dall’opera ma dall’occhio dello spettatore. Anche il grande artista italiano, purtroppo scomparso di recente, si è servito di potenti proiettori di luce, da lui stesso costruiti attraverso particolari accorgimenti tecnici, inventando anche una definizione molto precisa ed efficace per descrivere le dinamiche innescate dalle sue opere: “fruizione autonoma”. Quello che accade è prodotto dallo sguardo attivo dello spettatore, stimolato, attraverso determinati eventi studiati dall’artista, a percepire immagini nel vuoto, che appaiono e scompaiono in funzione degli incontrollabili e autonomi movimenti dell’occhio (scientificamente denominati “saccadici”).
Potenti fasci di luce con particolari proiettori, o tubi fluorescenti di produzione industriale, sono quindi i mezzi attraverso cui i pionieri della Light Art realizzano tutti i loro lavori in anni che vanno, piu’ o meno, dai primi ’60 sino alla fine del secolo.
Anche l’ultima frontiera della Light Art è sempre legata alle innovazioni tecnologiche di cui si è parlato all’inizio dell’articolo ed è rappresentata dall’utilizzo dei LED (Light Emitting Diode) e da particolari software che ne gestiscono il “comportamento”. Teorizzati ai primi del ‘900, furono pero’ realizzati solo verso gli inizi degli anni ’60 per poi trovare pieno utilizzo in campo tecnologico e artistico solo negli ultimi due decenni.
Non solo i LED, anche alcuni altri tipi di fonti luminose permettono agli artisti contemporanei di realizzare opere non piu’ vincolate a spazi bui ma anche fruibili in ambienti esterni, rendendo cosi’ possibile un coinvolgimento del pubblico ancora piu’ totale e condiviso.

Photo credits

1 | Antony McCall, Face to Face III, 2013
2 | Antony McCAlL, Installation Meeting
3 | Antony McCall, you and I horizontal, 2007, Gallerie Aboucaya, foto Swann De Oliveira
4 | Dan Flavin, Untitled, 1975
5 | Dan Flavin, Untitled, 1970, Blue and red fluorescent lights
6 | Dan Flavin, Untitled, Ikon Gallery
7 | James Turrel, Wedgework III, 1969, installation with fluorescent light
8 | James Turrell, wedgework III, 1974, installation with fluorescent light
9 | James Turrell, Rondo blue
10 | James Turrell, Stuck red and stuck blue, 1970 construction materials and fluorescent lights wall
11 | Lucio Fontana, 1951, struttura al neon per la IX Triennale di Milano
12 | Lucio Fontana, Concetto Spaziale Neon, 1951
13 | Piero Fogliati, disegno progetto Rivelatore cromocinetico – (1967) 1992
14 | Piero Fogliati, Edicola delle Apparizioni, 1985, Or Not Magazine

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Top

Continuando ad utilizzare il sito, l'utente accetta l'utilizzo dei cookie. dettaglio

Le impostazioni dei cookie su questo sito sono impostate per offrirti la migliore esperienza di navigazione possibile. Se si continua a utilizzare questo sito web senza cambiare le impostazioni dei cookie o si fa clic su "Accetto", allora si acconsente a questo.

Chiudi