L’eterno dissidente

novelle_vaghe

di Marco Fantini

Intro
Ho compiuto due viaggi in Albania. La prima ,volta, nel 2006, quando venni invitato a parlare agli studenti dell’accademia di Tirana, la seconda, otto anni dopo, in occasione della mia mostra personale a Valona (“Personal Issues“) presso la Promenade Gallery. Si tratta di due esperienze geografiche diverse. Tirana, all’epoca del mio primo viaggio, era un citta’ -paese, un agglomerato di costruzioni fatiscenti affiancate ai primi emblemi della ricostruzione urbanistica. La sua vita culturale era tutta interna, segregata nei meandri di cenacoli avvolti da uno strano clima di segretezza ed elitarismo. La Tirana di oggi è invece una citta’  piu’ trasparente e moderna; i suoi boulevard, ancora freschi di asfalto, sono attraversati da un evidente vitalismo culturale ed economico. Ciononostante, se la si percorre nelle arterie interne, le tracce caotiche e fatiscenti del passato riaffiorano, rendendola, per molti versi simile a Mexico City, citta’  nella quale in gioventu’ ho vissuto per quasi tre anni. Il destino che mi riguarda è curioso. I luoghi che ho abitato e nei quali ho sperimentato le esperienze piu’ importanti della mia vita si somigliano (Tirana la abito per via genetica da sempre poichè so di avere per parte materna, antiche quanto misteriose origini albanesi): Venezia, Citta’  del Messico, e recentemente Hanoi hanno in comune con Tirana la compresenza di una storia recente ancora irrisolta e l‘allure di antiche epoche gloriose. In sintesi, la decadenza. Anche il mio lavoro d’artista sembra possedere il tocco stilistico della decadenza. La casa in cui vivo idem. Sara’  il Karma…senza dubbio è tutta colpa del Karma…
Fatto sta che durante tali soggiorni ho avuto modo di conoscere vari artisti: sia quelli appartenenti alle nuove generazioni che quelli piu’ anziani, quest’ultimi sottomessi per quasi un ventennio alle difficili dinamiche del regime totalitario. Tutti hanno lasciato una traccia indelebile nei miei ricordi. Per la loro intelligenza e cultura, certo, ma soprattutto per l’intensita’  ed i contrasti presenti nel loro modo di procedere: un modus operandi che, a mio giudizio travalica la mera sfera della contemporaneita’  per sfociare nel bisogno del tutto individuale di celare e assieme ribadire nell’opera ed attraverso essa, il timbro unico della propria voce. Gli artisti e gli intellettuali Albanesi sono infatti il risultato di uno sconcertante dilemma che li vede protagonisti sia sul fronte dell’identita’  personale che su quello contrastante dell’ internazionalita’ . Tale dilemma costituisce ,a mio giudizio, il carattere fondante della loro grandezza. Dedico il testo che segue a tutti gli amici albanesi che ho incontrato ed ai giovani artisti che stanno per entrare in scena.

E’ noto che, per quasi un ventennio l’arte e la letteratura Albanese sono state l’immagine speculare del realismo socialista. Il fiorire della critica durante gli anni del totalitarismo e’ invece un fatto meno conosciuto ma, a voler comprendere cio’ che accomuna le nuove generazioni di artisti albanesi ai dissidenti all’epoca del regime, di importanza fondamentale.

La critica in Albania e’ stata per anni lo strumento privilegiato di controllo degli organi di potere politico; uno strumento sofisticato attraverso il quale poter indirizzare, indurre e convincere un intera popolazione ad identificarsi nell’ideologia della spersonalizzazione. Di conseguenza, gli artisti e i letterati che hanno combattuto la violenza subliminale del discorso critico attraverso le proprie opere, si sono visti costretti ad adottarne i sembianti fino ad affinare, nei rispettivi ambiti, un clone antagonista di pari sofisticazione e scaltrezza. Tale consapevolezza e’ tutt’ora presente nelle nuove generazioni e, a prescindere dalle tecniche e dai mezzi espressivi utilizzati, attraversa il corpus del loro lavoro come un dato immanente. Non sarebbe illecito supporre, seguendo le trame di tale ragionamento, la persistenza nella scena artistica attuale, di un abito metodologico mutuato dalle necessita’del passato: la compresenza nell’opera, del registro realista e di quello critico.

Non c’e’ quasi, giovane artista Albanese, per quanto antireazionario, che non sappia anche disegnare o dipingere dal vero. L’accademismo, questa via crucis forzata, nella formazione artistica di ogni studente dell’accademia di Tirana e’ divenuto un suo segno distintivo, un ombra che lo accompagna anche nelle sperimentazioni piu’ radicali e anticonvenzionali; l’immagine rovesciata di un incapacita’ad avvalersi della mera speculazione concettuale.
Sembra infatti non esistere per l’artista Albanese una possibilita’espressiva collocabile al di fuori del dato reale. Piu’ di 30 anni di realismo socialista non possono essere liquidati cosi’ facilmente: seppur negati, combattuti ed osteggiati, anche a rischio della propria incolumita’fisica, questi anni costituiscono un patrimonio mnemonico e culturale imprescindibile, un appiglio, l’unico forse, attraverso il quale cercare la via per guardare nuovamente al futuro e ripartire.

L’Arte Albanese e’ ancora oggi l’Arte sottile del dissenso e della denuncia occultata tra le pieghe del rigore formale e della nostalgia. La storia di ogni Albanese sembra essere la storia di un destino irreversibile, e la nostalgia sopracitata, la logica conseguenza del’ineluttabile. Costretti al realismo, sia dal sistema, che dalle tecniche per combatterlo, gli artisti albanesi non hanno mai gridato a fior di pelle la propria angustia. Ancora oggi la trattengono nel silenzio e nell’ombra alla stregua di un vino d’annata, di un tesoro prezioso da custodire e proteggere.

Le opere realizzate dalle nuove generazioni sembrano trattenere in se’, nonostante l’adesione alle modalita’estetiche della contemporaneita’e l’utilizzo frequente dei nuovi
media, i segni inequivocabili della nostalgia. Nostalgia di un fatto mai vissuto o non ancora del tutto portato a compimento. Gli effetti anche estetici di matrice realista, che persistono nelle tecniche e nelle poetiche del presente appaiono mitigati dall’ombra portata del sogno.
Un sogno privo d’enfasi ed aspettative che non e’ lecito pronunciare neppure tra le mura domestiche.

Un sogno maturo.
Un sogno pieno di calli, trafitto dalle piaghe.
Un sogno con I piedi per terra.
Un sogno Reale.

novelle vaghe 2

ANILA RUBIKU, Effacing memory, Installation, 2014

novelle vaghe 2

ANILA RUBIKU

novelle vaghe 2

ANILA RUBIKU, Albania, woman, justice and the law, Installation, 2013

novelle vaghe 2

ANRI SALA, Title suspended, resin, nitrile and electric moror, 2008, 26,37 x 43,30 x 14,17 inches

novelle vaghe 2

ANRI SALA, Intervista, Video, stereo sound, 1998, 26 min

novelle vaghe 2

Ardian Isufi, Death of the artist, Video performance, 2012, 4 min, 55 sec

novelle vaghe 2

Ardian Isufi, Antihomazh (anti tribute), Installation

novelle vaghe 2

ARTAN SHABANI, Utopia and devolution, acrylic dry on canvas, 2016, 70×100 cm

novelle vaghe 2

Opera di pittore del periodo della dittatura _ collezione Marco Fantini

novelle vaghe 2

Driant Zeneli, When i grow up i want to be an artist -  video, 2007, 21’55”, color, sound – Courtesy prometeogallery di Ida Pisani Milan – Lucca.

novelle vaghe 2

Driant Zeneli, When i grow up i want to be an artist -  video, 2007, 21’55”, color, sound – Courtesy prometeogallery di Ida Pisani Milan – Lucca.

novelle vaghe 2

Driant Zeneli, Some say the moon is easy to touch…– video- 2011 – 04’43”  – Courtesy prometeogallery di Ida Pisani Milan,Lucca

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Top

Continuando ad utilizzare il sito, l'utente accetta l'utilizzo dei cookie. dettaglio

Le impostazioni dei cookie su questo sito sono impostate per offrirti la migliore esperienza di navigazione possibile. Se si continua a utilizzare questo sito web senza cambiare le impostazioni dei cookie o si fa clic su "Accetto", allora si acconsente a questo.

Chiudi