Le caotiche teorie della quiete

di Giovanni Cervi

 

Quiet Ensemble sono Bernardo Vercelli e Fabio di Salvo. Forti delle loro esperienze nel manipolare luci, video, suoni e percezioni, uniscono le loro sensibilita’  e creano Quiet Ensemble. Il progetto dei due è rivolto alla creazione di esperienze sensoriali, soprattutto site specific, in cui ambiente, audio e video sono studiati per creare emozioni. Ma non è tutto qui, perche’ il caos è parte integrante dei loro lavori e fa da contraltare alla fredda tecnologia delle macchine: spesso usano come strumenti musicali elementi naturali (lumache, insetti, animali, persone…) su cui non hanno il controllo. L’effetto di questa crasi tra natura e tecnologia è meraviglioso e straniante. Come sentire per la prima volta dei suoni ancestrali, di quelli che fanno vibrare dentro di noi qualcosa di antico e sopito. Ho chiesto loro di amplificare alcune parole chiave che mi sono venute in mente osservando i loro lavori.

La prima parola chiave è “pulsazione”: tutto quello che pulsa porta vita, siete d’accordo?
Certamente… Dal cuore di un essere umano alla terra stessa, la pulsazione che riusciamo a percepire è quella che piu’ si avvicina al nostro ritmo vitale, quello che ci affascina è osservare la pulsazione apparentemente inesistente, come quella di un albero o di una roccia.

La seconda è “interazione”: a quanto pare non avete paura del caos che potrebbe derivare dalla mancanza di controllo, giusto?
Il caos è parte fondamentale del nostro lavoro. La fascinazione quasi infantile che proviamo durante la creazione deriva in gran parte dall’inaspettato… Diveniamo automaticamente spettatori di un teatro a noi sconosciuto, caotico. Riscopriamo nuove leggi e le prendiamo come spunto per delimitare i confini del nostro controllo. Non ci piace forzare troppo dei limiti all’energia naturale delle cose, il nostro lavoro consiste nel sottolinearne la casualita’  e meraviglia cercando di evitare l’istinto antropocentrico tipico dell’uomo.

La terza è “collaborazione”: tra voi due ma anche con svariate professionalita’ , come gestite tante menti?
Il Quiet Ensemble è composta da Bernardo e Fabio, abbiamo trovato un equilibrio molto naturale, il processo di sviluppo e creazione ormai viene da se’. Quando entrano in gioco altri collaboratori il concetto progettuale è oramai sviluppato e spesso abbiamo bisogno di un supporto soprattutto tecnico. Certamente lavorando insieme ad altre persone manteniamo un’apertura tale da essere influenzati gli uni dagli altri, ed è parte fondamentale del nostro lavoro.

La quarta è “sperimentazione”: abbattere i limiti è una sensazione meravigliosa, lascia cicatrici permanenti; qual è stata la vostra sperimentazione piu’ difficoltosa da affrontare?
Il termine “sperimentazione” è un pochino difficile da comprendere…  Non credo di essere coscienti dell’atto di sperimentazione nel momento in cui viene affrontato, a muoverci è l’istinto, se lo stesso istinto distrugge qualche limite o barriera beh, non ce ne rendiamo propriamente conto. Sentiamo anche piuttosto pretenzioso considerare il proprio lavoro come nuovo o sperimentale.

La quinta è “tecnologia”: le macchine sono una grande risorsa, ma non trovate che tendono sempre di piu’ a copiare i meccanismi della natura? Il futuro della tecnologia sara’  “bio” secondo voi?
I meccanismi della natura sono perfetti, imitabili, ma non sostituibili. Certamente, un pacemaker o un arto meccanico sono una sostituzione meravigliosa, utile. Spaventa pero’ il mare, o il sole artificiale. Anche se per quanto potra’  mai essere perfetta una copia, manchera’  di sicuro di quell’imprevedibilita’  che rende unico un essere vivente o il movimento di albero al vento.

La sesta è “futuro”: i vostri progetti potrebbero essere la musica “pop” del futuro, come pensate sara’  l’arte piu’ popolare una volta terminato questo periodo di replicanti e involuzione?
Si tende a una unificazione delle arti, le rappresentazioni statiche si uniscono naturalmente a opere basate sul tempo, la musica si unisce all’immagine, non vorremmo ipotizzare… non vediamo l’ora di scoprirlo.

La settima è “relax”: quanto conta per voi “staccare”? Come lo fate (se lo fate)?
Viviamo in una sorta di limbo, dove ogni elemento che ci circonda diventa uno spunto di ispirazione, i momenti di pausa sono sospensioni tra una creazione e un’altra, ma contemporaneamente momento di sviluppo di un nuovo progetto. Ci riteniamo fortunati a non avere una regolarita’  forzata per il mestiere che facciamo.

Vi vengono in mente altre parole chiave da abbinare al vostro lavoro?
Colori, vita, bestia, infanzia, terra, acqua, calore, morte, nuvole, anima, pieno, banana, oro, fragilita’ , leggerezza, istinto, nulla, quiete.

Gia’ , come dimenticare “quiete”, è forse una catarsi fare suonare qualunque cosa e chiamarsi “quiet”?
Per “Quiete” intendiamo quel momento in cui ci si ferma e ci si mette a osservare e ad ascoltare, cosi’ improvvisamente diventiamo spettatori di un complesso e meraviglioso concerto visivo e sonoro. Basta aprire occhi e orecchie, ogni cosa ci parla… è nel momento della quiete in qui si riesce a percepire il concerto del mondo, concerto che a uno sguardo e orecchio superficiali rimarra’  sempre inesistente.

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