L’arcobaleno, ovvero la rappresentazione simbolica della lotta per la sopravvivenza

di Ula Lewicka

Un anno fa, nella notte tra il 26 e il 27 agosto 2015, è stata smantellata la colorata installazione che adornava la Piazza del Salvatore di Varsavia. I fiori di plastica che formavano i colori dell’Arcobaleno (questo il titolo dell’installazione) sono stati distribuiti ai presenti, la struttura di metallo è stata portata nel magazzino dell’Istituto Adam Mickiewicz (un’organizzazione finanziata dal governo che si occupa di promuovere la lingua e la cultura polacca nel mondo) e le licenze del progetto sono state consegnate al Centro d’Arte Contemporanea Zamek Ujazdowski di Varsavia. I nazionalisti, i vandali e in genere tutti quelli che erano contro questa installazione hanno finalmente potuto tirare un sospiro di sollievo.
L’arcobaleno, tÄ™cza in polacco, è un arco multicolore provocato dalla dispersione ottica della luce solare che attraversa le gocce di pioggia. Otticamente, un arcobaleno unisce due punti distanti con la sua gamma di colori e probabilmente niente potrebbe simboleggiare meglio l’idea di riconciliazione e congiunzione. Nella Bibbia l’arcobaleno è un simbolo del Patto tra Dio e l’uomo; nella mitologia greca esso era legato alle divinita’ , infatti era considerato il sentiero creato dalla messaggera Iris tra terra e paradiso; nella mitologia norrena l’arcobaleno rappresenta un ponte che collega i regni di Asgaror e Miogaror, rispettivamente le dimore delle divinita’  e degli umani. Nel XVI secolo l’arcobaleno fu scelto dal Movimento cooperativo quale simbolo di speranza, di una nuova era e del cambiamento durante la guerra dei contadini tedeschi, mentre in tanti altri paesi è considerato il simbolo della pace. A partire dagli anni settanta la comunita’  LGTB ha adottato la bandiera arcobaleno che identifica il loro orgoglio e rappresenta la diversita’  di gay e lesbiche di tutto il mondo. Sicuramente diversi e variegati erano i colori dei cappelli in mohair indossati in Piazza del Salvatore (che prende il nome dalla chiesa del Santissimo Salvatore che vi si affaccia) dai piu’ vecchi abitanti della capitale polacca che, sotto l’arco dell’installazione, si sono opposti con ogni mezzo e in ogni modo all’ “invadente” Civilta’  occidentale “della morte” che ha portato con se’ omosessualita’ , studi di genere, aborto, contraccezione, arte contemporanea, ma anche gli immigranti, i comunisti, gli intellettuali, i ciclisti, gli hipster, le femministe e, di fatto, tutti quelli che osano opporsi all’ordine precostituito delle cose o che hanno un’opinione diversa. Simbolo di alleanza, diversita’  e tolleranza, nei tre anni in cui è stata esposta in piazza a Varsavia questa installazione è stata incendiata per ben sette volte. L’Arcobaleno ha diviso le persone, non le ha unite. O meglio, ha evidenziato la spaccatura gia’  esistente nella societa’ , nella cultura e nella politica del paese, spaccatura che si puo’ descrivere con l’aiuto delle persone che erano a favore dell’installazione e quelle che hanno deciso di essere contro di essa. Ma partiamo dall’inizio.
L’Arcobaleno o TÄ™cza è “apparso” per la prima volta nell’agosto del 2010 a Wigry, un paesino che si affaccia sull’omonimo lago nel nord-est della Polonia, per opera di Julita Wa’³jcik, artista contemporanea polacca nota anche per aver pelato patate nelle stanze del museo di arte contemporanea ZachÄ™ta National Gallery of Art, per l’uso del ricamo nelle sue opere e perche’ è solita coinvolgere la gente comune nel processo di creazione. Per quattro mesi questa installazione d’arte costituita dal mezzo arco dell’arcobaleno ha sostenuto le mura fatiscenti dell’ex monastero Camaldolese, facendo da tramite tra le bellezze architettoniche e la natura circostante, nel tentativo di bloccare il processo di disintegrazione e portando cosi’ qualche speranza di un futuro migliore. L’arcobaleno di Wigry è stato il primo ma non l’ultimo.
Nel settembre del 2011 fu realizzata una versione piu’ grande dell’Arcobaleno (9 metri di altezza per 26 metri di lunghezza) nell’ambito di una serie di progetti installati nello spazio pubblico chiamato “Fossils and Gardens” durante la prima Presidenza polacca dell’Unione Europea a Bruxelles. L’installazione, costituita da 8 tonnellate di telaio in metallo e da sedicimila fiori colorati, fu posta nella piazza antistante al Parlamento Europeo per dare a quello spazio solitamente grigio e vuoto un’aria piu’ accesa e colorata – almeno per i tre mesi in cui è stata esposta.
Da ultimo, l’8 giugno 2013 la stessa installazione è stata ricostruita in Piazza del Salvatore a Varsavia, circondata dalla chiesa del Santissimo Salvatore (costruita tra il 1901 e il 1911) e da alcuni bar e caffetterie alla moda. Come gia’  detto, l’arco dell’arcobaleno metteva in risalto la geometria delle arcate e dei portici degli edifici attorno alla piazza, cosi’ come la loro disposizione semicircolare. In realta’  per la scelta della location, determinante è stata la vicinanza della piazza con l’edificio dell’Istituto Adam Mickiewicz (Instytut Adama Mickiewicza), allora proprietario delle licenze del progetto. Ma l’idea di installare quest’opera in Piazza del Salvatore ha spaccato in due una nazione in una guerra durata tre anni che ha visto da una parte i sostenitori dell’Arcobaleno e della sua location e dall’altra gli oppositori del progetto. Tale spaccatura ha rispecchiato il tessuto sociale polacco degli ultimi anni: ci sono “i buoni” e poi “i cattivi” (queste sono le definizioni usate dal principale partito polacco di opposizione, in particolare dal capo del partito di destra Diritto e Giustizia). E allora ci sono quelli che credono in Dio e quelli che non credono, i “veri patrioti” e “i traditori del paese”, “i sani” e “i pervertiti”, “quelli di destra” e “quelli di sinistra”, “quelli che lavorano sodo per ottenere qualcosa” e “gli artisti”, i “veri polacchi” e quelli che invece non lo sono — e, per chiarire ogni dubbio, non è un vero polacco chiunque non abbia entrambe i genitori di origini polacche, e, quindi, non lo sono tutti quelli di sangue misto, non lo sono tutti quelli con cognome o origini ebree, tedesche ecc, tutti quelli con un colore della pelle diverso dal bianco, i non cattolici e i non eterosessuali. E dunque, oggi, il “vero polacco” è un bianco, di religione cattolica, meglio se uomo, eterosessuale, di destra e nazionalista (essere un patriota non è piu’ sufficiente); il vero polacco è uno a favore dei muri in Europa per impedire l’ingresso agli immigranti, e non importa se questi sono lasciati a morire nel loro paese; è uno che pensa che la donna debba stare a casa, senza diritto di parola; è uno che vuole la purezza razziale.
L’Arcobaleno sarebbe dovuto rimanere esposto solo per tre mesi, e il suo intento era di essere libero (da ogni connotazione politica e sociale), di essere una gioia per gli occhi e per il cuore degli abitanti di Varsavia. E invece è diventato la scintilla che ha acceso la miccia del conflitto tra due visioni diverse per il futuro della Polonia, conflitto che si è perpetrato nei continui attacchi vandalici contro l’installazione e nei conseguenti tentativi di riparare cio’ che dell’opera ogni volta veniva distrutto. I giornali di destra e le comunita’  parrocchiali erano furiose: non volevano assolutamente l’Arcobaleno e soprattutto non lo volevano in un posto cosi’ sacro come la Piazza del Salvatore. Per prima cosa, questo ingombrante e orrendo oggetto impediva la vista della Chiesa del Santissimo Salvatore, inoltre veniva equiparato a quei movimenti LGBT – cito testualmente — “ pervertiti e innaturali” e alla divulgazione clandestina di una “morale malata” smerciata sotto le mentite spoglie di una colorata opera d’arte. E da ultimo, l’installazione era associata all’Occidente decadente, con i suoi jeans attillati, la sua apertura nei confronti delle minoranze e la sua tolleranza ad oltranza.
Dall’altra parte invece vi erano tutto coloro che credevano nella tolleranza e nell’apertura, che propugnavano l’uguaglianza dei diritti per le donne, per gli immigranti e gli omosessuali, coloro che volevano una “Polonia colorata” in cui ogni suo abitante sia trattato col dovuto rispetto e, da ultimo, coloro che credevano nell’arte contemporanea e nel suo pieno diritto di poter essere esposta nei luoghi pubblici. Questa gente era pronta a difendere l’Arcobaleno non solo in quanto opera d’arte ma, ancor di piu’, in quanto simbolo di una Polonia aperta e tollerante.
Nelle intenzioni dell’artista l’opera avrebbe dovuto mettere in connessione la cultura pop con le belle arti, il simbolismo dei Giudeo-Cristiani con la cultura secolare contemporanea. Il suo scopo era semplicemente quello di raffigurare un fenomeno meteorologico, un “fenomeno ottico che si manifesta dopo la pioggia con i raggi del sole, qualcosa che ci fa ben sperare che il tempo migliorera’ ”, per dirla con le parole di Julita Wa’³jcik. Nella prima esposizione del 2010 questo scopo era piu’ evidente. Poi, nel 2012, probabilmente in maniera meno consapevole, l’installazione ha attirato l’attenzione della gente sulla spaccatura all’interno della societa’  polacca ed anche sulla dilagante ondata di xenofobia e omofobia all’interno dei gruppi di destra. Inizialmente pensata per rimanere in esposizione solo tre mesi, alla fine è rimasta per ben tre anni, tre anni in cui è stata bruciata e nuovamente ricostruita dalle ceneri con l’aiuto di tanta gente. Da simbolo di speranza per una Polonia migliore e piu’ tollerante si è trasformata in un “segno di depravazione” e si è cominciato a utilizzarla come luogo di protesta e manifestazioni contro il liberalismo dell’Occidente che accoglie gli studi di genere e tutto cio’ che è nuovo, che promuove l’uguaglianza dei generi, l’emancipazione della donna, l’educazione sessuale a scuola, la contraccezione e leggi piu’ liberali sull’aborto e a favore degli omosessuali.
I nazionalisti amano sfoggiare le loro vittorie (Miljenko Jergović), sicuramente una di queste è stata la demolizione dell’installazione alla fine di agosto 2015 (anche se l’opera era stata progettata sin dall’inizio come una installazione temporanea e, di fatto, è rimasta esposta in piazza piu’ di quanto era stato previsto). Gia’  a settembre i simpatizzanti del progetto credevano che l’Arcobaleno sarebbe ricomparso da qualche altra parte, magari anche in una forma diversa: erano in programma un album digitale con le foto commemorative e un documentario, e giravano anche voci che la stessa installazione sarebbe stata rimontata di fronte al Centro d’Arte Contemporanea Zamek Ujazdowski di Varsavia. Sfortunatamente, a distanza di un anno, non c’è traccia di nessun arcobaleno, in nessuna delle forme sopra citate. Piuttosto è cresciuto il consenso generale verso forme di persecuzione e aggressione delle minoranze e delle opinioni diverse e “inappropriate”. Si assiste a un aumento di attacchi, sia fisici sia verbali, nei confronti degli immigranti o comunque di persone o organizzazioni definite “di sinistra” o in qualche modo legate ai movimenti LGTB o che semplicemente sono viste come qualcosa di diverso da se’. Il partito di destra, per cui hanno votato tutti i “difensori della pura razza polacca”, ha vinto le elezioni in autunno e il 16 novembre 2015 si è insediato al governo promettendo nuove misure per continuare a portare avanti “il buon cambiamento”.

One Response

  1. KatiaC says:

    A colpo d’occhio sembra piazza Cordusio 🙂

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