La simbologia delle mani: da Gargas a Elsa Schiaparelli

Amuleto in avorio Spagna 1600 circa British Museum Collection - Or Not Magazine

Amuleto in avorio — Spagna — 1600 circa (British Museum Collection)

di Rossella Locatelli

 

La mano è la parte del corpo che appare piu’ spesso nella simbologia. Nelle grotte di Gargas pitture rupestri del Paleolitico raffigurano dita piegate o mutilate, forse un richiamo all’atto del sacrificio.

Non esiste religione che non abbia inglobato le mani nella propria iconografia: i mudra dell’India coi loro molteplici significati; nell’Islam, la mano di Fatima e il numero dei precetti del culto conosciuti come i cinque pilastri — cinque appunto, come le dita di una mano; nel Cristianesimo, la definizione di Cristo come “la mano destra di Dio”. Imporre la mano significa benedire e conferire forza alla persona consacrata; la stretta di mano simboleggia un’accettazione benevola, mani levate o giunte, invece, la preghiera.

L’arte della chiromanzia dedica molta attenzione alla mano e alla forma delle sue singole parti, poiche’ ipotizza possa esistere un rapporto simbolico-analogico fra linee della mano, forze dei pianeti, inclinazioni e possibilita’  dell’uomo.

Mani in corallo Inghilterra inizio 1900 British Museum Collection - Or Not Magazine

Mani in corallo — Inghilterra — inizio 1900 (British Museum Collection)

Cintura Elsa Schiaparelli autunno 1934 Brooklyn Museum Costume Collection at The Metropolitan Museum of Art - Or Not Magazine

Cintura — Elsa Schiaparelli — autunno 1934 (Brooklyn Museum Costume Collection at The Metropolitan Museum of Art)

Alla luce di questi significati, nei secoli la riproduzione della mano è stata riproposta come gioiello apotropaico. Nella collezione del British Museum — come in altre collezioni di preziosi — si possono ammirare numerosi hand-amulet: mani in corallo, materiale per tradizione portafortuna, scambiate come pegno d’amore all’inizio del XIX secolo, mani cornute del XVII e XVIII secolo, indossate come potente gesto scaramantico contro ogni male, ciondoli in avorio a forma di mano destra che si sfiora pollice e indice, chiamati higa nella Spagna del 1600, simboleggiavano il potere e la regalita’ . Negli antichi ornamenti delle donne berbere, la mano di Fatima si astrae fino a diventare un intreccio d’argento, lapislazzuli, coralli e smalti.

Per questi legami con la sfera del magico e dell’irrazionale la mano e il suo doppio, il guanto, hanno occupato un posto importante anche nell’immaginario surrealista. a’ˆ Elsa Schiaparelli a declinare questo tema negli accessori. Nell’autunno 1934 propone miniature di mani come fibbie per cinture, chiusure di pochette, bottoni di cappotti, spille per giacche e cappe. I suoi amici artisti e fotografi le inseriranno nelle loro opere come objets trouve’s. Lo stesso anno compare sulla rivista Minotaure, a corredo di un saggio di George Hugnet, una serie di fotografie di mani dalla gestualita’  delicata che ricordano gli amuleti vittoriani. Jean Schlumberger, talentuoso gioielliere di Schiaparelli, ne trae ispirazione e realizza delle clip in ceramica per le collezioni del 1936-37.

Spilla Elsa Schiaparelli 1937-38 Collezione Leslie Chin - Or Not Magazine

Spilla — Elsa Schiaparelli — 1937-38 (Collezione Leslie Chin)

Spilla Jean Schlumberger per Elsa Schiaparelli inverno 1936-37 Collezione Mark Walsh - Or Not Magazine

Spilla — Jean Schlumberger per Elsa Schiaparelli — inverno 1936-37 (Collezione Mark Walsh)

Lo stesso anno, Man Ray se ne serve per uno dei suoi ritratti piu’ celebri di Dora Maar, mentre Claude Cahun ne fotografa di simili per illustrare la raccolta di poesie di Lise Deharme, Le Coeur de Pic.  Sempre nel 1937, per Les Mains Libres del poeta surrealista Paul a’‰luard, Man Ray realizza uno schizzo in cui compare una mano che tiene una rosa identica a una broche Schiaparelli. Stessa fascinazione per il guanto. Schiaparelli lo decora con unghie rosse in pelle di serpente, artigli oro, farfalle, creste dorate su nappa verde che trasformano le dita in movimento in creature misteriose. Innegabile l’influenza dei guanti ricamati con vene blu e dei mitaines in pelliccia con finte dita dell’amica Me’ret Oppenheim.

La simbologia delle mani nell’opera di Elsa Schiaparelli è parte della sua personale, ironica, rivoluzione dell’abito: non piu’ soggiogato al desiderio maschile, ma racconto dei fantasmi della femminilita’  — l’infanzia, l’erotismo, il doppio, le dee pagane. Le mani che cingono la vita o che si susseguono lungo la chiusura di un cappotto, le unghie laccate di rosso, gli artigli posticci: tutti elementi che agiscono sulla cultura dell’apparire, sul significato di segni vestimentari e corporei tradizionali che vengono cosi’ stravolti e irrisi.

Ritratto di Dora Maar Man Ray 1936 - Or Not Magazine

Ritratto di Dora Maar — Man Ray — 1936

Arrivando fino ai giorni nostri, altri stilisti hanno inserito la mano nelle loro collezioni, raramente come simbolo, spesso come mezzo per destrutturare l’abito (Martin Margiela, il gilet di guanti bianchi della collezione primavera/estate 2001) o ironica imbottitura (Comme des Gara’§ons per l’autunno/inverno 2007). Schiaparelli si pone su un altro livello: nel suo lavoro, la mano trova ragion d’essere non come decoro, ma come simbolo ancestrale legato anche alla sfera dell’inconscio. Non si tratta di semplici fatti di moda: Elsa Schiaparelli ha confuso le carte di un linguaggio che il corpo, gli abiti e gli ornamenti parlavano da tempo immemorabile.

Guanti Elsa Schiaparelli estate 1939 Philadelphia Museum of Art - Or Not Magazine

Guanti — Elsa Schiaparelli — estate 1939 (Philadelphia Museum of Art)

Guanti Elsa Schiaparelli inverno 1936-37 Philadelphia Museum of Art - Or Not Magazine

Guanti — Elsa Schiaparelli — inverno 1936-37 (Philadelphia Museum of Art)

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