La nudità interiore. Ricci e Forte

La nudità interiore. Ricci e Forte

Intervista di Cristina Gilda Artese

 

Marzo 2014, Piccolo Teatro Studio Melato: torna la compagnia Ricci Forte dopo il successo di IMITATIONOFDEATH. Va in scena uno spettacolo del 2006 – Troia’s discount – che parte da Virgilio per raccontare il delirio pop dell’epoca contemporanea. Li abbiamo intervistati per voi: per farvi conoscere chi, con coraggio e convinzione, affronta il palco innovandone gli schemi, pur partendo da una robusta conoscenza delle radici classiche.

 

C’è chi parla ancora di differenza fra teatro e performance. Nel guardare i vostri spettacoli, sembra davvero che la performance si stia appropriando del palco, sovrapponendosi al testo che diventa, alla fine, una mera traccia. Vi ritrovate in questa affermazione?
In questa Babele linguistica e interdisciplinare in cui ci muoviamo, alle soglie di un nuovo Mondo con i resti di un’Atlantide sommersa, la nostra cultura, e le ibridazioni che vengono sospinte verso di noi da ogni angolo della Terra, è anacronistico continuare a credere che la creazione possa mantenere staccionate programmatiche. Quando si muovono i primi passi verso un progetto espressivo, ci si accosta alle falde di un tornado semiotico in cui il criterio di comunicazione investe a pioggia il timoniere aiutandolo a determinare la giusta rotta percorribile, incurante del bengala utilizzato per far luce.

Teatro internazionale e fenomeni come il in-yer-face theatre: quanto sono importanti per voi?
L’analisi sociale britannica dello in-yer-face theatre – che con quel movimento inaugurato da Sarah Kane incendiò e determinò l’autoreferenzialità degli anni ’80 – è sicuramente accostabile per intenti esperienziali, prima che di condanna sociale. Siamo però sempre stati refrattari a sentirci figli di un movimento artistico, non per snobistico distacco, ma perché sinceramente non riconosciamo alcun padre o cugino di primo grado nel processo creativo applicato. Il percorso che ci ha spinto a formare un ensemble e a distillare negli anni una sorta di andamento emotivo – in cui reni + ossa + muscoli si evolvono in una polifonica armonia – appartiene ai nostri spasmi e s’intreccia col significato di essere in vita, ancor prima che balbettare da artisti.

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Immagini da Troia’s discount

In cosa consiste il lavoro assieme agli artisti nel vostro modo di fare teatro? Che peso ha il conoscersi l’un con l’altro?
Non è determinante conoscersi bene, ma è fondamentale affidarsi al fenomeno carsico, speleologico, che attiene al nostro alfabeto. Lasciarsi bendare e aprire la gola per permetterci di afferrare il cuore e utilizzarlo come ago della bussola, dichiara una grande fiducia e generosità nel processo primordiale di ricerca. Il DNA dei perfomer viene miscelato con le nostre visioni amplificando la percezione per il raggiungimento di un habitat possibile. Un luogo dove riconoscersi “a casa” pur nella frammentazione di un incubo crudele e appassionato.

Parlateci dell’importanza del corpo. E che senso vuole avere la nudità di fronte allo spettatore?
La nudità del corpo è poca cosa paragonata alla nudità interiore con la quale i performer fanno i conti ogni giorno. Il corpo è solo un apparato espressivo, con valore identico alla laringe. Abitare il corpo è una condizione imprescindibile nell’arte contemporanea. Il nudo, troppo spesso identificato come elemento voyeuristico, ha perso negli anni la sua valenza peccaminosa trasformandosi in elemento significante, a livello organico e sensibile. Se non riusciamo a distinguere un video su PornHub da una performance di Spencer Tunick, se la pelle nuda resta un cortocircuito nel quale l’intelletto non riesce a identificarne il valore comunicativo, il problema rimane sempre nazionale. Tutto il baccano sorto intorno ai centimetri di pelle esposti nel nostro fare teatro non interpreta le modalità linguistiche di un ensemble, ma i confini limitati di un Paese veterocattolico in pieno oscurantismo.

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Immagini da Troia’s discount

Come nasce la vostra collaborazione? Quanto è cambiata negli anni?
Da un’esigenza di confronto. Legati da disinteressi comuni, pur con marcate differenze individuali, condividiamo la stessa lucidità complice nell’analizzare il Presente tentando ganci espressivi che, senza la presunzione di proporre soluzioni, smascherano il rapporto tra individuo e società, tra il sé e le categorie di alterità. Il tempo e le esperienze vissute ci hanno fatto crescere e con noi si è assestata la collaborazione tra Gianni e Stefano che, a distanza di anni, continua a sviluppare curiosità e dubbi da neofita, provando a sfuggire al canto delle sirene di una sicurezza “artistica” che produrrebbe inevitabili miasmi mortali.

Lo spettacolo che porterete al Piccolo Teatro Studio di Milano nella prossima stagione – Troia’s discount – è del 2006: cosa è cambiato da allora nella compagnia e cosa nello spettacolo? Se qualcosa è cambiato, ovviamente.
Ogni nostro lavoro è profondamente abbottonato ai formicolii intimi della colonna vertebrale dei performer che lo abitano. Le persone cambiano e il lavoro si sposta e si amplifica con loro. Qualche performer è subentrato ad altri, apportando la propria linfa; qualche accorgimento registico è stato rivisto; alcuni input di improvvisazione hanno determinato nuovi e inaspettati sviluppi tra le fantasmatiche donne di Enea: Creusa (Anna Gualdo), Didone (Giuseppe Sartori) e Lavinia (Chiara Cicognani), ognuna con il proprio respiro, raccontano un’assenza riverberando il sacrificio che Eurialo (Alberto Onofrietti) e Niso (Fausto Cabra), i due guerrieri virgiliani, offrono a questa notte che è la Vita che tutti vorremmo.

La nudità interiore. Ricci e Forte - Intervista di Cristina Gilda ArteseLa nudità interiore. Ricci e Forte - Intervista di Cristina Gilda ArteseLa nudità interiore. Ricci e Forte - Intervista di Cristina Gilda Artese

Immagini da IMITATIONOFDEATH

Cosa c’è ancora di Virgilio in questo testo?
L’umanesimo di Virgilio è intatto: il senso di partecipazione al dolore universale, la pietas, intesa nel senso morale di attenzione ai valori della terra. Si distacca dall’Eneide sostanzialmente per il linguaggio: il verso di Virgilio lascia il posto, in Troia’s discount, a una drammaturgia franta, bulimica, una Festa di Piedigrotta verbale pari alla gasolina che infiamma la sera eterna di Eurialo e Niso, i due balordi incaricati di incendiare un centro commerciale gestito dalla mafia russa. Troia’s discount è un’oscurità misterica, virtù virgiliana, una possibilità di scampo al quotidiano con avventure omeriche che hanno la dimensioni visionarie di uno sballo lisergico. E se il prezzo da pagare è la propria esistenza, la si sacrifica volentieri se questo ti permette di scoprire il valore morale di un’amicizia.

Che effetto vi fa sentirvi definire les enfant terribles del teatro italiano?
Al principio ci faceva sorridere per l’ingenuità della classificazione. Poi, la tenacia con la quale si è tentato di ridimensionare il lavoro serio di un ensemble facendolo passare come fenomeno provocatorio e trasgressivo – altre due etichette tanto amate dagli operatori del settore — ci ha deluso palesando, con un’insistita sequela di aggettivi choc, il grigiore monocromatico espressivo che avviluppa le caviglie della Cultura di questo paese. “C’est l’heure des cuirassiers!”, argomentava Napoleone. Arido deserto della mediocrità. Manca il confronto con l’Europa, manca la conversazione tra un pensiero individuale saldo e un’ampiezza di sguardi che perda la propria referenzialità. C’è un tale conservatorismo da far impallidire le fatiche di Ercole. Del resto, la stessa città di Roma, dove risiede la formazione, è terra desolata, a parte un paio di gruppi (Muta Imago e Santasangre) che, a nostro avviso, hanno da dire e lo dicono con coerenza e spessore. Per il resto, il teatro romano è da GRA (Grande Raccordo Anulare), non esce dall’anello autostradale, con gente che toglie le spine al pesce servito al “Monsignore” di turno per elemosinare rassegne e scambi in cui loro stessi, al pari di una puntata tv da talent show, si sentono protagonisti per una notte. È chiaro che in un simile circo, tra orchi e ballerine barbute, anche l’aggettivo più standard (choc, provocatorio, trasgressivo, etc.) utilizzato per qualcosa che prova a emettere un respiro personale suona anacronistico messo a paragone con cotanta provinciale parade.

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Immagini da IMITATIONOFDEATH

Quali sono le maggiori fonti di ispirazione per il vostro lavoro?
Proviamo ad auscultare ogni minimo riverbero allertando tutti i recettori a 360°. Incontri, una sosta nel traffico, un caffè al bar: ogni istante è padiglione auricolare con il quale entrare in contatto profondo con un battito globale.

Sono più importanti l’improvvisazione e l’intuizione o lo studio e la ricerca?
Tracciare le linee concettuali per attraversare il deserto seguendo le stelle è la base del viaggio. Lasciarsi stordire e abbracciare da un’improvvisa pioggia di comete che ricalcola il percorso è un regalo che richiede coraggio e apertura all’ascolto. Non sempre la destinazione raggiunta è quella che credevamo iniziale ma lo scopo del viaggio è l’erranza, non l’arrivo.

Foto di Andrea Pizzalis, Gianfranco Fortuna, Nene Malingamba, Daniele + Virginia Antonelli, Le Pera, Alvise Nicoletti, Lucia Puricelli

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