Intervista a Martin Oeggerli

di Abu Lido

 

OR Not magazine ha intervistato il fotografo svizzero Martin Oeggerli conosciuto a livello internazionale per il suo eccezionale lavoro sulle immagini ottenute con il SEM -Scanning Electron Microscopy- e vincitore di numerosi premi.

Puoi spiegarci in breve cos’è il SEM (scanning electron microscopy), lo strumento che usi per fotografare?
SEM è la sigla in inglese per microscopio elettronico a scansione, una tecnologia sviluppata dopo la seconda guerra mondiale. Grazie al SEM venne assegnato il Nobel per la fisica ad Ernst Ruska nel 1986. Invece della luce il SEM utilizza gli elettroni per riprendere microscopicamente piccolissimi oggetti. Proprio perché basata sugli elettroni, questa tecnologia rende possibile un ingrandimento di gran lunga superiore a quello di un normale microscopio. E’ così potente da rendere visibili i dettagli dei batteri, dei pollini come pure dei virus. Con il SEM si possono però realizzare solo immagini in bianco e nero, perché la sua tecnologia non è basata sulla luce, quindi non riesce a cogliere le onde luminose e neppure i colori. Assomiglia più ad uno strumento topografico che permette di scannerizzare e visualizzare una piccolissima superficie.

Il SEM può offrire maggiori opportunità ad un fotografo rispetto alle “normali” macchine fotografiche? E se sì quali?
Il SEM ci permette di entrare in un mondo invisibile che pullula di organismi strani ed affascinanti al contempo, nonostante le loro piccolissime dimensioni – o forse proprio per questo.

Come lavori con il SEM per realizzare le tue foto? E come scegli e dove trovi i campioni da fotografare? Penso ad esempio ai batteri, alle spore dei funghi, alle uova di insetti, ai semi, ai semiconduttori.
Dipende dal progetto: posso trovare i miei soggetti anche dietro l’angolo, oppure mi vengono forniti da esperti nei diversi campi e provengono da ogni parte del globo.

Poiché le immagini ottenute dal SEM sono in bianco e nero, come scegli di colorarle e quali modifiche è possibile apportare oltre al colore?
Colorare le immagini in bianco e nero fa rivivere gli esemplari (morti)! Normalmente utilizzo colori naturali, o comunque toni che possano dare un risultato plausibile anche dal punto di vista scientifico. I colori rendono più attraente il mio lavoro e mi aiutano ad ottenere una maggiore visibilità. Ma la vera ragione per cui decido di colorare tutte le mie immagini è più profonda: modificare le immagini e scegliere i colori con attenzione aiuta ad interpretare i dati. E’ proprio l’utilizzo del microscopio che spesso non permette agli scienziati di mostrare i loro risultati come numeri statistici. Di conseguenza è determinante scegliere l’immagine e i colori giusti per una perfetta rappresentazione del risultato, e penso che sia un’ottima soluzione presentare i dati in modo che siano immediatamente intelleggibili.

Pensi che il SEM sia uno strumento eccellente per artisti e creativi?
No, di sicuro non vale la pena di provarlo… Anzi, statene lontano e lasciatemici giocare da solo… (risata)!

Pensi che il tuo lavoro sia principalmente destinato alla scienza o abbia esso stesso un forte contenuto artistico anche per la bellezza e la “stranezza” delle forme degli organismi?
In prima battuta il mio lavoro si basa su una tecnologia il cui utilizzo e conoscenza sono in stretta relazione con la ricerca scientifica. Inoltre, non bisogna sottovalutare l’aspetto economico: un SEM di ultima generazione costa oltre un milione di franchi svizzeri (NdT: circa 820.000 euro) e ha un costo annuale di gestione che varia dai 30.000 ai 60.000 franchi (NdT: tra i 24.000 e i 49.000 euro).

A parte questo, io lavoro con organismi e strutture che sono opera della natura, la mia è una sorta di spedizione moderna in un mondo invisibile. Alcuni miei lavori sono documenti scientifici a tutti gli effetti; altri sono orientati allo studio delle forme e dei colori, quindi sono più assimilabili ad una Pop Art “scientifica” che non alla scienza vera e propria! Queste opere astratte non devono necessariamente essere analizzate scientificamente, anche se le informazioni ci sono, e se sei un esperto è divertente trovarle. In ultima analisi, i miei lavori funzionano benissimo anche senza un contenuto scientifico.

La parte più importante riguarda comunque il divertimento che provo quando lavoro. Non amo le opere complesse, la cui lettura necessita di analisi approfondite e informazioni sull’artista per essere compresa appieno. Quando guardo un’opera, mi piace vedere nel flusso delle forme e dei colori una fonte di ispirazione. Non si può chiedere al pubblico di possedere approfondite nozioni di base tutte le volte che visitano una mostra d’arte. Desidero che osservando i miei lavori le persone si divertano, esattamente come mi diverto io durante i miei incontri invisibili!

 

Photo credits:
Micronaut – Martin Oeggerli

1 | Brittle Star Micro Lens Array
2 | Mosquito Larvae Feeding Hairs
3 | Bryopsida Dry Moss Capsules
4 | Pollen Ambrosia
5 | Butterfly Egg Caligo Memnon
6 | Pollen Armeria
7 | Pollen Eranthemum
8 | Pollen Gazania
9 | Pollen Japanese Cedar Cryptomeria
10 | Pollen Wittrockia Cyathiformis
11 | Pollen Pinus Sylvestris

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