E il settimo giorno Egli non si riposò

Conversazione con la Glue Society, di Giovanni Cervi

 

In un mondo che muta sempre più velocemente, non è possibile fermarsi troppo a riflettere, si rischia di avere un pensiero già obsoleto, per quanto appena espresso. Il rapporto di tutti con le immagini sta cambiando: chi era esperto di arte da purista sta diventando onnivoro, l’uomo qualunque si sta invece abituando all’estasi di Stendhal. Il tempo non si conta, si scrolla. E tutto va veloce, ogni confine si confonde. Arrivano piano e poi esplodono. Sono creativi. Si sporcano le mani e usano il mouse. Il futuro è di chi non ha barriere.

 

Qual è la storia di The Glue Society? Chi ne sono le menti?
Siamo un collettivo di creativi di stanza a Sydney e New York. Ci sono otto persone nel gruppo, ciascuna con abilità e interessi differenti che uniscono arte, video, regia, scrittura e design. Il gruppo ha iniziato a lavorare quindici anni fa (nel 1998) e fin dagli esordi abbiamo puntato a riunire idee ed esecuzione, arte e commercio in uno stesso luogo creativo. Nel mondo commerciale si punta molto sulle idee, ma la loro realizzazione poi passa in secondo piano, noi volevamo un approccio più forte nel trasformarle in qualcosa di concreto. Per quel che ci riguarda è questo che è veramente creativo. Se non sei coinvolto in prima persona nel processo costruttivo finale  non sei davvero coinvolto e non puoi sapere come reagirà il pubblico. Noi usiamo il lato commerciale per avere i fondi per finanziare quello artistico e video, ma in ogni caso l’approccio e la struttura sono le medesime. Ci piace fare progetti interrativi, che coinvolgono il pubblico, per stimolarli a chiudere loro il cerchio a loro modo. Stando sempre attenti a non essere freddi, distanti o non comunicativi. La comunicazione è sempre il cuore pulsante di quello che facciamo, anche se ci piace sempre dare un certo grado di disorientamento.

Il mondo dell’arte, della comunicazione e del commercio sono sempre più intersecati, e voi siete un buon esempio di ciò che sta accadendo, come si riesce a trovare il giusto equilibrio?
Mi pare giusto affermare che che ogni comunità ha i propri valori, cliques e strutture. La televisione è differente dalla pubblicità. E il mondo dell’arte è diverso dal ballo. Ma è anche vero che ci sono poderosi risultati ottenuti creando idee con impollinazioni incrociate. Noi abbiamo deliberatamente scelto di evitare di definirci in un modo solo. Non siamo un’agenzia pubblicitaria. O artisti. Siamo una collettivo creativo di scrittori, artisti e registi, ma la disciplina in cui ci muoviamo è veramente mal definita. Noi usiamo le nostre qualità su tutti i panorami, ciò vuol dire che abbiamo trovato persone che apprezzano il nostro lavoro in tutti questi campi. Il Guardian ha scovato il nostro lavoro che era in mostra a Miami e ha menzionato il fatto che noi lavoriamo anche nel campo commerciale, per certi versi ciò è stato un plusvalore piuttosto che una penalizzazione. L’unico problema che può presentarsi è se affermi di essere un artista commerciale, ciò non avrebbe senso, non puoi essere entrambe le cose. Ciò non significa che la tua arte non possa edere un appeal commerciale.

Nella pratica, che differenza c’è tra lavorare per la TV commerciale e per il mondo artistico?
Come detto prima, noi siamo un gruppo. Abbiamo il nostro specifico metodo creativo, a prescindere dall’ambito. Noi cerchiamo di creare spot pubblicitari con lo stesso livello professionale e con lo stesso coinvolgimento del pubblico che faremmo per una mostra. La differenza chiave non sta nel processo, nello sforzo o nello spazio mentale, la chiave sta nel problema che il nostro lavoro risolve. In una situazione commerciale stiamo risolvendo il problema di qualcuno, per un lavoro artistico stiamo risolvendo il nostro, di problema.

Chi sono i vostri clienti e cosa si aspettano da voi?
Negli ultimi 15 anni abbiamo capito che il lavoro stiamo facendo attira il progetto successivo. Ad esempio, abbiamo lavorato con la 42 Below Vodka, creando qualcosa con un cuore pulsante molto artistico. Questo lavoro non solo ci ha portato altre commissioni pubblicitarie, ma anche due commissioni artistiche. Entrambi i mondo hanno visto qualcosa di interessante. Parlando sempre di cose commerciali, siamo famosi per produrre lavori di classe mondiale che cercano di far scoprire nuovi territori invece di mantenere uno status quo. Noi ci sentiamo vivi quando innoviamo. O facciamo i pionieri o qualcosa mai tentato prima. Una rivista ci ha candidamente riassunti nella frase “esperti in cose che non sono mai state fatte prima”.

Sorprendere e divertire suono due vostre parole chiave, ne avete altre?
Spregiudicati. Inauditi. Ci piacciono lavori che attirano il pubblico, che lo disorientano a un punto senza precedenti.Ci piace esplorare nuovi territori per provare che le convenzioni esistono.

Alcune delle vostre installazioni sono complicate da fare e sembrano anche costose, come le realizzate?
Usiamo i guadagni dei nostri progetti come supporto per quelli personali. Ciò ci permette di avere un sostegno per le nostre idee più impegnative. Abbiamo scoperto che i nostri lavori attirano tanto pubblico e tanto feedback mediatico. Non sono questi i motivi per cui facciamo arte, ma ciò aiuta i curatori d’arte e di festival a notarci, abbiamo le qualità per attirare persone ai loro eventi. Per quanto riguarda la produzione, riuniamo un team adeguato per i lavori a mano, e anche noi ce le sporchiamo. Lavorare metalli e legno, costruire cose, sono tutte abilità entrate a far parte del nostro bagaglio, in costante espansione. La prossima volta potrebbe essere incisione su marmo oppure fare un mosaico o qualcosa che ha a che fare con le mongolfiere. Per noi il senso di sfida risiede in ogni nuova sfida e ogni nuova opportunità data da un nuovo media.

Che piani avete per il futuro?
Abbiamo visto che i nostri lavori sono molto condivisi online. Ciò è eccitante, significa che è possibile mostrare un lavoro a un pubblico globale senza che abbia bisogno di entrare fisicamente in uno spazio espositivo. Siamo interamente impegnati ad allestire una mostra virtuale, scaricabile con una app Glues Society, interattiva, scaricabile e comprabile. Speriamo di lanciarla nel 2014.

Come immaginate un futuro mondo mediatico?
In termini di incroci di mondo diversi, come quello commerciale e quello dell’arte, e di ampliamento dell’importanza dell’arte nello spazio digitale… be’, sono tempi che riteniamo sia stimolanti che travolgenti. La corsa al nuovo è sempre ciò che fa più rumore, ma è anche vero che apre possibilità al “vecchio”. Il nostro nuovo progetto prevede quadri a olio come fossero creati col 3D. Noi evitiamo le definizioni, ma lo spazio mentale è sempre quello. Forse è questo ciò che ci eccita di più dei media. In un certo senso è come andare in un posto nuovo per la prima volta e scoprire che le cose che ti sono familiari sono improvvisamente ridefinite.

In alcuni posti la tua voce è la stessa, ma suona in modo diverso.

 

IMMAGINI E FOTO CREDITS

1. CHAIR ARCH – Art film commission by 42 Below Vodka, Directed by The Glue Society (Matt Devine)

2. DORITOS “DIP DESPERADO” – Written by AMV BBDO, Directed by The Glue Society (Gary Freedman)

3/4. GOD’S EYE VIEW by The Glue Society (James Dive)

5. HOT WITH A CHANCE OF A LATE STORM by The Glue Society (James Dive)

6. IT WASN’T MEANT TO END LIKE THIS by The Glue Society (James Dive)

7. V RAW “MISFIT” – Written & Directed by The Glue Society (Pete Baker & Jonathan Kneebone)

8. ONCE by The Glue Society (James Dive)

9. TMB PANYEE FC – Written by Arc Worldwide Directed by The Glue Society (Matt Devine)

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