Il magico mondo di Kouichi Chiba

di Laura Luppi

 

 

Che di questa magia si sia l’artefice o lo spettatore, quel che accade è un’esperienza sensoriale condivisa tra chi la innesta e chi ne viene catturato. Ci si immerge in un tempo altro, in cui i sentimenti come la nostalgia, la solitudine e l’abbandono divengono terreno comune di partecipazione: un dare e avere che riporta al lato più sociale ed empatico insito nell’uomo. Non ci sono regole, né istruzioni d’uso: quello dell’arte è un campo a sé stante, fatto di persone che comunicano con gli strumenti a loro più affini: le immagini, la danza, la musica.

Kouichi Chiba, giovane fotografo giapponese, ci accompagna in un mondo fantastico – cui tutti in qualche misura apparteniamo – un gradino più su del reale, ma dentro al nostro stesso quotidiano. Piccoli e solitari omini di carta disegnati e poi ritagliati sono i personaggi di storie racchiuse in scatti che, al di là delle apparenze, hanno molto da raccontare. Come sospese nell’aria, le figure prendono vita nella semplicità dei tratti e nella sintesi della composizione scenica in cui si inseriscono come protagonisti dei nostri stessi sogni, delle nostre speranze e, a volte, delle nostre delusioni. Un sottile senso di solitudine sembra contagiare l’aria, tra spazi urbani e paesaggi spesso sfocati sul confine tra un’ambientazione particolare e un accenno di essa.

Le fotografie di Chiba hanno così il potere di riproporre il sentimento del sublime: osservando un’opera, l’uomo viene improvvisamente riportato alla sua condizione di microscopico essere vivente di fronte alla grandezza della natura e di ciò che imponente lo circonda. In questo caso, però, la fragilità dell’animo umano fa sentire la sua presenza soprattutto di fronte alle sfide del mondo, alla fugacità dell’amore, alla temporalità dell’amicizia, al desiderio di maternità e di protezione verso i propri cari.

Questi piccoli grandi sognatori – astronauti, cani, topolini, adulti e bambini – vincono dunque una grande scommessa: sono capaci di comunicare l’immediatezza di un messaggio che arriva dritto al cuore di chi lo sa ascoltare, lì nel silenzio ipnotico di un’immagine appena scattata.

One Response

  1. CARLO MANICARDI says:

    Brava Laura.

    Bellissimo il tuo articolo e hai trovato un fotografo STREPITOSO:

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