How&Nosm, i fratelli gemelli piu' cool di New York

How&Nosm, i fratelli gemelli piu’ cool di New York

di Sarah Corona

Ciao, piacere di conoscervi e grazie per la vostra disponibilita’ . Per iniziare vorrei farvi alcune domande veloci, potete scegliere tra una di queste due opzioni oppure indicarmi la vostra scelta personale.

Preferite:

(  ) dividere o (x) combinare?

(x) whisky o (  ) champagne?

(x) Picasso o (  ) Malevic?

(x) mare o (  ) montagna?

(x) Rio de Jainero o (  ) Istanbul?

 

Guardando le vostre opere si notano motivi e icone che si ripetono: oggetti meccanici, robot, uccelli, diamanti, cuori, mani che scendono dal cielo per afferrare qualcuno o qualcosa, ombrelloni… e tutti sembrano avere un significato specifico. Ci potete raccontare qualcosa in piu’?
Mah, dipende, in realta’  non ci sono significati specifici. A volte le icone hanno un significato, in altre occasioni si tratta solo di elementi decorativi. Dipende soprattutto dal contesto e varia in ogni opera. Dovrei guardare ogni dipinto singolarmente e spiegare la sua storia per definirlo meglio. I caratteri e le icone non vanno mai da soli, fanno sempre parte di un tutto. I murales sono composti da diversi strati di racconti e favole contemporanee. Nella nostra ultima mostra, “Late Confessions”, alla Jonathan Levine Gallery di New York abbiamo realizzato un’installazione con ombrelli neri, appesi a testa in giu’. Avevamo usato quest’idea gia’  l’anno scorso per un’installazione a Praga e volevamo riciclarli per utilizzare lo spazio espositivo e renderlo piu’ interessante, ma anche perchè per noi rappresentano un’idea di protezione. Gli ombrelli si usano solitamente per proteggersi dalla pioggia, ma per noi hanno anche un significato piu’ astratto: per proteggerci da brutti ricordi e cattive esperienze. Si tratta anche di un riparo da un futuro non prevedibile.

How&Nosm, i fratelli gemelli piu' cool di New York - Or Not Magazine

Impiegate soltanto tre colori: rosso, bianco e nero. Avete confessato di aver ridotto la tavolozza inizialmente soltanto per risparmiare denaro e ridurre il peso durante i frequenti spostamenti. Ma ora non vi mancano gli altri colori?
No. Possiamo sempre usare altri colori, ma ormai è diventata la nostra firma. Dipende anche dalla misura del dipinto da realizzare. Se è molto grande, utilizziamo anche scale di nero (grigio) e di rosso (rosa) per rendere il murale piu’ interessante, per creare profondita’  e farlo sembrare tridimensionale. Non c’è nessun obbligo di limitarci a rosso, bianco e nero.

Nelle vostre opere vediamo spesso personaggi tristi, l’amore è un grande tema, l’atmosfera a volte è cupa e un po’ apocalittica… A tal proposito avrei una domanda specifica:  avete mai letto l’Inferno di Dante?
Conosciamo l’opera, ma non l’abbiamo mai letta. I nostri dipinti parlano sempre di situazioni serie, della vita e di momenti quotidiani. Si aggiunge una forte componente autobiografica. Non abbiamo avuto una vita facile e abbiamo vissuto molte esperienze spiacevoli, cosi’ a volte capita che le esprimiamo attraverso la pittura. a’ˆ piu’ facile parlarne attraverso l’arte che raccontarle a voce a qualcuno. Le storie che raccontiamo vogliono ricordare che nella vita non sempre tutto è divertimento. Non stiamo parlando di depressione o del fatto che siamo depressi o che tutto sia triste e problematico, ma semplicemente pensiamo che sia importante ricordare quanto la vita possa essere colorata, nel senso letterale della parola.

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Quindi i vostri lavori sono uno specchio di come percepite la vita di tutti i giorni e la societa’ ?
Beh, come abbiamo gia’  detto prima, alcuni temi sono autobiografici, altri sono piu’ sociali. Sicuramente abbiamo un punto di vista particolare sulla vita e crediamo che sia importante parlare di guerra, liberta’ , ingiustizia, amore, odio e cosi’ via. I murales possono essere visti da molte persone, sono come un social media, anche se alla fine a noi piace semplicemente fare arte. L’arte è tutto: dipingere tutto il giorno, uscire la notte e ricominciare a dipingere il giorno dopo.

Vi ho visti all’opera in occasione dell’installazione per la mostra “This Side of Paradise” presso l’Andrew Freedman Home nel Bronx (2012). Quando lavorate su un pezzo vi fondete davvero fino a diventare un’unica persona, la perfetta immagine dei fratelli gemelli. Ma realizzate anche opere ognuno per conto proprio?
Certo che dipingiamo insieme e anche da soli, ma in tal caso avviene di solito per opere di piccole dimensioni. Per le grandi opere lavoriamo sempre insieme. Uno inizia una parte e l’altro la porta a termine e cosi’ via. Cosi ci dividiamo anche il lavoro. Se nelle opere piccole puoi avere il totale controllo sull’evoluzione, nei graffiti di grande scala è piu’ difficile. A dire il vero, abbiamo anche lo stesso stile. Ci sono pochissime persone che riescono distinguere la mano dell’uno o dell’altro. Capita addirittura che noi stessi non ci ricordiamo chi ha fatto cosa. Ci capita anche di trovare una vecchia opera e di non riuscire a ricordare chi l’ha dipinta. [Ridono, N.d.R.]

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Parliamo di street culture. Ultimamente gli anni Ottanta, ma ora anche i Novanta stanno tornando di moda. Lo skateboard, la moda anni 80, tutti vogliono una macchina Polaroid, fa figo vivere nei quartieri abbandonati, dipingere di notte ecc. In qualche modo, l’underground e la vita da strada sono cool. Di fatto questo è il vostro stile di vita da quando siete adolescenti. Non vi toglie l’emozione del vostro lavoro? Non siete un po’ annoiati da tutto cio’? In effetti avete anticipato e vissuto in prima persona e ancora oggi state sperimentando cio’ che oggi è diventato un trend sempre piu’ diffuso. Come vedete il futuro della Street Art?
Questo sviluppo fa parte della storia. Si va a cicli, sono in voga gli anni Settanta, poi gli anni Novanta. Non sempre le persone sanno differenziare l’originale dal fake, dal trend e da un atteggiamento ricercato. Se guardi alle nostre opere, puoi vedere come lo stile sia cambiato, ma come ci siamo evoluti stilisticamente. Noi siamo veramente cresciuti per strada, quindi per noi non è proprio una questione di street culture. Questo è quello che abbiamo sempre fatto e soltanto a questo siamo interessati. Non ci interessa molto cosa pensa la gente. Con tutta la pubblicita’ , la scoperta e imitazione dei graffiti, trovi un sacco di cagate in giro. Ci sono aziende che usano i graffiti per la loro pubblicita’ , ma poi ci vogliono mettere il loro marchio. a’ˆ tutto commerciale e probabilmente si stuferanno presto anche di questo. Quando le zone piu’ trasandate sono diventate “in” e le persone hanno iniziato a interessarsi di graffiti, tante aziende hanno cominciato a voler collaborare con i graffitari per creare logo o immagine del loro marchio, ma era e tuttora è molto noioso. Gli hipster giocano con Photoshop e altri programmi di grafica per imitare opere originali, ma i risultati sono spesso penosi. Oggi nessuno guarda piu’ se c’è stata un’evoluzione stilistica e artistica. Ci sono un sacco di aziende che spendono milioni in pubblicita’ , che per noi potrebbe essere una fonte di guadagno, senz’altro positivo, ma poi ti danno talmente tante restrizioni che non è piu’ arte. Come in tutte le cose, bisogna trovare un equilibrio tra denaro e riconoscimento. L’artista deve ricevere pari attenzioni dell’azienda promotrice. Abbiamo collaborato con Red Bull e li’ c’era un equilibrio perfetto. Abbiamo creato un cortometraggio e abbiamo avuto un riconoscimento adeguato, cosi’ come la Red Bull. a’ˆ stata una collaborazione perfetta. Certamente ci sono tanti artisti che lavorano con un taglio prettamente commerciale, ma non fa al caso nostro. A noi interessa soltanto fare la nostra arte.

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Ora siete a San Francisco. a’ˆ per un lavoro su commissione? Quale? E dove?
Si’, siamo arrivati a Los Angeles proprio ieri sera e domani andremo a San Francisco, dove lavoreremo su un edificio enorme. No, non è un opera commissionata, è un progetto personale. Circa il 90% dei nostri lavori non sono commissionati, lo facciamo perche’ ci piace fare arte.

Dovrebbe essere legale il graffitismo? E in tal caso, cambierebbe il modo di lavorare dei writer stessi?
No, non dovrebbe, se gli interventi vengono fatti su proprieta’  private. Se qualcuno danneggia la proprieta’  altrui deve essere punito.

C’è ancora un oggetto, un qualcosa che sognate di dipingere?
Mi sa che abbiamo dipinto quasi tutto: muri, edifici, oggetti, addirittura un aeroplano. Sarebbe divertente dipingere un sottomarino e poi fare le foto sott’acqua!

Un’ultima domanda per finire: quale opera guardate appena svegli? Di quale artista? C’è un dipinto nella vostra camera da letto?
L’unica opera d’arte in casa mia è mio figlio [risponde Nosm, N.d.R.]. Non ho dipinti in casa o sui muri. Ho tantissime opere in cantina, ma non le appendo mai. Mio fratello mi prende sempre in giro chiedendomi “Ehi, perche’ i tuoi muri sono ancora bianchi?”.

Photo courtesy SIMJEE TEXTOR Management

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