GENDER

GENDER

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di Silvia Soannini

 

 

E i generi erano tre, e di tale natura, per la seguente ragione: il maschio era in origine progenie del sole, la femmina della terra, e il genere partecipe di entrambi era progenie della luna, poiche’ anche la luna partecipa del sole e della terra.(1)

l Simposio di Platone, oltre ad esporre la nota teoria sull’amore erotico, contiene, piu’ nascosta, una ben definita teoria dei generi, che nella sottile simbologia platonica, diventano tre.
La parola ‘Gender’, che da il titolo a questo articolo, non è altro che la traduzione inglese dell’italiano ‘genere’. Tuttavia, proprio il termine inglese domina il dibattito attuale.
Dal momento che il genere è diventato ‘Gender’, quest’ultimo è stato proiettato sulla ribalta della scena mediatica e del dibattito pubblico, quasi sia bastata una semplice traduzione a riempire di significati, evocare simboli e dar vita a battaglie, la’  dove il genere, ‘maschio e femmina Dio li ha creati’ ha avuto una storia millenaria silenziosa, al limite dell’anonimato.
Qualcosa all’interno della nostra societa’  occidentale è cambiato, qualcosa di tale portata da determinare una radicalizzazione delle posizioni: quelle stesse fazioni che fino a pochi decenni fa non esistevano nemmeno, ora hanno bisogno di una parola non immediatamente riconosciuta per rimarcare che qualcosa di nuovo sta accadendo e questo qualcosa deve ricevere un nome importante, evocativo di tutte le paure e le speranze in gioco: Gender.
L’umanita’  ha vissuto, fino a pochi decenni fa, nella certezza che i generi, il maschile e il femminile, fossero determinati alla nascita, o comunque appena si evidenzia il sesso biologico del nuovo nato/a.
Nessuno, per secoli, ha mai pensato che un individuo umano potesse ‘possedere’, sentire, mettere al centro della discussione, un genere che fosse qualcosa di diverso dal sesso assegnato a lui/lei dalla natura.(2)
Nel 1949, la studiosa francese Simone de Beauvoir(3) pubblica il saggio intitolato Le deuxième sexe, ‘Il secondo sesso’. Simone de Beauvoir è forse la prima studiosa nella storia a dire esplicitamente che ‘donna si diventa’ovvero che la componente dell’educazione, della tradizione, della storia familiare e culturale di un popolo influenza in maniera determinante la formazione dei generi maschile e femminile.
Questo testo segna uno spartiacque nella storia del sentire di tutto l’occidente: poco importa averlo letto o no, le sue idee si sono diffuse lentamente e capillarmente.
De Beauvoir per prima ci insegna che, una serie di comportamenti attribuiti ‘per natura’al genere femminile, non sono affatto naturali bensi’ sono il prodotto di una cultura di riferimento, quella occidentale ma non solo.
De Beauvoir è davvero la prima a mettere in evidenza esplicitamente che esiste ‘un problema’del genere, dove per problema intendiamo tutto cio’ che deve necessariamente diventare oggetto di discussione, in quanto non è un fatto scontato come da sempre si crede: il tema del genere è nato nel momento in cui qualcuno —all’inizio furono intellettuali e studiosi- si è accorto che genere e sesso biologico non coincidono perfettamente: che il genere non è determinato per natura cosi’ come il sesso ma subisce la potente influenza di fattori sociali ed educativi: culturali.
Ogni essere umano è —anche ma non solo- il prodotto di una combinazione di fattori naturali, genetici e culturali, educativi, sociali.
Questa duplice radice veniva definita nella Grecia antica: Ethos, insieme dei fattori che colloca la donna e l’uomo nel mondo conferendo a lei/lui un’identita’  unica e irripetibile.
Tuttavia, il contributo essenziale dato dalla cultura di riferimento, ovvero, dall’educazione alla formazione del genere veniva per lo piu’ ignorato: le caratteristiche femminili come la maternita’ , la cura della prole, la preferenza del colore rosa e quelle maschili per cui l’uomo fa la guerra la caccia e ama il colore azzurro erano, per tutti, natura. Si credeva che nel momento in cui alla nascita si identificava il sesso biologico, quelle caratteristiche maschili e femminili venissero come conseguenza naturale: sesso e genere, dunque, coincidevano. Per molti ancora oggi è cosi’, convinzione generatrice di non pochi attriti nella nostra societa’ : e comunque, anche coloro per cui non è piu’ cosi’, forse non hanno le idee del tutto chiare.
Il motivo principale che ha mosso questo articolo non è il desiderio di dare immediatamente chiarezza, ma di poter animare un dialogo con voi lettori che aiuti tutti noi, alla fine di un percorso, ad avere le idee un po’ piu’ chiare: anche stravolgendo le ipotesi di questo saggio.
Simone de Beauvoir e poi soprattutto i dibattiti femministi degli anni 70-80 del secolo scorso, sempre cosi’ concentrati sulla costruzione dei generi maschile e femminile da parte della cultura di riferimento, hanno scombinato le regole del gioco e, alla fine, gli stessi giocatori: i quali si trovano ora a giocare una nuova partita su un nuovo campo da gioco di cui non conoscono bene le regole: si sentono essi stessi cambiati ma, non sanno bene come e perche’.
Non diciamo che quei libri, quei dibattiti lontani, siano ‘la causa’del cambiamento che oggi viviamo: in parte ne sono la causa, in parte essi sono solo lo specchio.
Innanzi tutto va chiarito che il dibattito attuale sul genere, carico di significati, di rivendicazioni/resistenze al punto da dover trovare una parola straniera per potersi nominare ed esistere, è figlio, oltre che di quel pensiero femminista, anche dei discorsi degli antropologi che attraversarono il mondo per recarsi nelle sue parti sconosciute o quasi, dove trovarono popolazioni nelle quali i ruoli degli uomini e delle donne erano agli antipodi rispetto a quanto noto e creduto naturale e immutabile nel nostro mondo: quei pensatori, figli gia’  del secolo decimo nono, hanno contribuito al nostro attuale sentire. Ma questo cambiamento è anche erede della psicoanalisi e degli sviluppi della psicologia, che hanno scandagliato le parti piu’ profonde e nascoste delle nostre anime: anche quelle parti che non vorremmo confessare a noi stessi prima che agli altri, il professor Freud e altri dopo di lui le hanno fatte venir fuori, talvolta nostro malgrado.
Erede e compagno di questo crocevia di storie e di pensieri e anche di favole e miti, è un nuovo sentire, un nuovo modo di vedere il mondo e noi stessi/e, con le nostre storie, con le nostre identita’  e le nostre biografie piu’ o meno compiute: il Gender è balzato al centro della scena pubblica e mediatica. Il tema del genere, Gender, attraversa i media tradizionali, i social network e le discussioni pubbliche, i documentari e le interviste in tutto il mondo.
Cerchiamo di capire cosa sta accadendo, un passo alla volta.
Il tema Gender interviene con forza dirompente e rivoluzionaria nel luogo centrale, il piu’ delicato e conteso della la nostra societa’  occidentale: l’educazione dei bambini e degli adolescenti. ‘Gender’ esplode, rompe schemi noti e ritenuti immutabili, in quanto esso chiede di essere riconosciuto e nominato all’interno del sistema educativo per eccellenza insieme alla famiglia: la scuola.
E’ da qui che si deve partire per comprendere l’eccezionalita’  del momento che stiamo vivendo, prima ancora che dai parlamenti e dalle leggi sulle unioni civili —le quali tra l’altro, sono piu’ rivolte alla tematica della preferenza sessuale che non a quella del genere
Alla scuola si richiede un nuovo metodo educativo che tratti i generi in maniera diversa da come fatto fino ad oggi. Alla scuola si chiede la rivoluzione di se’ stessa e del mondo, una rivoluzione copernicana senza precedenti: ripeto, senza precedenti nella storia dell’umanita’ .
Il sistema educativo cosi’ come lo abbiamo finora conosciuto è l’oggetto del contendere ed è da qui che dobbiamo partire, se vogliamo capire la portata di quanto ci sta accadendo.
Le due posizioni che si contendono lo spazio della scuola, dunque, della formazione della futura persona adulta, della futura societa’  in cui vivremo sono:
Posizione 1. Il genere è un fatto naturale, determinato dal sesso. Andiamo oltre: Il genere è uguale al sesso ed è quello che da sempre ci è stato insegnato nella nostra societa’ : gli insegnamenti che abbiamo ricevuto rispecchiano la natura, l’essenza stessa dell’essere donna e uomo. Le donne amano il rosa e curano i figli; gli uomini amano l’azzurro e vanno a caccia: un maschietto che voglia indossare una maglia rosa provoca ancora in molti timori e sospetti. Questa è, ovviamente, una semplificazione, ma non cosi’ lontana dal vero. Per la posizione 1, che per comodita’  chiamero’ ‘conservativa’esiste una vera e propria Teoria Gender, con la maiuscola, che vorrebbe scardinare la natura delle cose, i generi e i ruoli assegnati dalla natura: forse, da Dio.
Posizione 2. -opposta- Il genere non è per forza di cose identico al sesso assegnatoci alla nascita. Conseguenza immediata è l’idea che i ruoli di genere che ci sono stati trasmessi non sono eterni, non sono ‘naturali’. Questa posizione è figlia degli studi a cui accennavamo prima.
La seconda posizione, che chiamero’, sempre per comodita’ , progressista, nega l’esistenza di una vera e propria Teoria Gender e sostiene che la natura, da sempre, sia un’altra da quella che si è creduta e che debba solo essere riconosciuta e liberata: piu’ o meno consapevolmente la sostanza dei discorsi è proprio questa.
La mia ipotesi di lavoro è questa: la Teoria Gender non esiste, ma è sbagliato concentrarsi sul tema della ‘natura’, della ‘naturalita’ ’ delle proprie posizioni, in un senso o nell’altro.
Quello che sta accadendo, invece, è uno spostamento nel vivere, nel sentire comune all’interno delle nostre societa’ , qualcosa che scardina l’idea dei generi e, soprattutto, l’‘educazione’ ai generi cosi’ come li abbiamo conosciuti fino ad ora: qualcosa che è molto vicino all’insegnare a scuola che il rosa non è il colore delle femmine e l’azzurro non è quello dei maschi ma che, in parte, va oltre, oltre quanto al momento non sia del tutto chiaro nemmeno chi sostiene posizioni progressiste.
Non è in gioco, semplicemente, la natura delle cose, natura che qualcuno vorrebbe conservare, altri ‘rivelare’ : in gioco è un cambiamento epocale della nostra visione di noi stessi, del vissuto di noi stessi e del mondo che ci sta attorno —per ora non di tutti noi lo viviamo e lo sentiamo, certamente, ma il cambiamento è in atto, come un’onda lenta e irresistibile: è la sua irrefrenabilita’  il motivo nascosto di tante paure e altrettanto nascosto di tante speranze- (anche questa ipotesi di pensiero la dovrete vagliare, condividere o rifiutare, mai accettare passivamente).
Si tratta di un passaggio da una cultura di riferimento che definiva i ruoli di uomini e donne all’interno della societa’  in una maniera che conosciamo bene, ad una nuova cultura la quale li ridefinisce: ridefinisce non solo i ruoli, bensi’ sposta i confini delle identita’  personali, non considerando piu’ ne’ i ruoli di maschio e femmina trasmesse per migliaia di anni dalla cultura e dal sistema educativo, ne’ la caratteristica sessuale come determinante definire l’identita’  della persona.
Ampi settori di popolazione giovanile, soprattutto ma non solo nel mondo occidentale, stanno portando la tematica del genere ben oltre i confini della cultura fino ad oggi trasmessa e, anche, oltre quelli del sesso biologico.
Il passo oltre le teorie femministe e antropologiche è che non solo viene rifiutato il ruolo maschio/femmina socialmente imposto ma viene messo per la prima volta in discussione il potere che da sempre ha avuto il sesso nella costruzione di questi ruoli sociali e, ancora oltre, proprio nella formazione dell’identita’  dell’individuo: sesso femminile, fisicamente debole, contenitore di vita; sesso maschile, fisicamente forte, generatore di vita. Da qui i ruoli, da qui la costruzione dell’identita’  di Silvia e di quella di Giovanni.
Avanziamo di un passo.
Nel saggio Mamma, Papa’  e Gender, la filosofa Michela Marzano, interessata proprio al dibattito sull’educazione, chiarisce il significato della parola queer in una nota a margine del testo.

 ——-     Queer: letteralmente “strano”, “bizzarro”, “eccentrico”, il termine inizia a designare, a partire dagli anni ’90, la posizione di coloro che rivendicano il diritto di vivere al di fuori delle categorie tradizionali di sesso e di genere. La prima ad aver associato il termine queer al termine “teoria” è stata, proprio nel 1990, la filosofa Teresa de Lauretis. Nella sua forma piu’ radicale, la teoria queer tende a minimizzare, talvolta anche a negare, le basi anatomiche e fisiche della differenza di sesso, con il rischio pero’, cosi’ facendo, di trascurare l’importanza del corpo e dell’esistenza incarnata della persona.

Queer, questa è la mia convinzione, è ovunque: non è tema a margine del testo, non è nemmeno teoria di alcuni, anche se proprio come teoria appare forse nella sua forma piu’ esasperata: esso e’ parte in causa, ancora largamente non riconosciuta da nessuna delle posizioni che si contrappongono, sempre tese a difendere/svelare una natura ‘che è cosi’ da sempre’: queer è il nuovo sentire, veramente nuovo, che chiarisce a sua volta quello piu’ spesso usato come ‘bandiera’ma di per se’ poco significativo: che cosa significa infatti Gender se non la traduzione inglese di genere? Ma i generi, si sa, sono quelli che ci ha insegnato la nostra storia, trasmesso l’educazione. Che cosa da in piu’ ‘Gender’ se non la banalita’  di un termine anglosassone, forse un po’ piu’ cool?

Queer è inglese si, ma non traduce nulla ne’ è traducibile se non con se’ steso: ha un suo significato preciso, nuovo, che ci aiuta a chiarirci le idee su quanto sta accadendo.

Queer è un sentire, radicato in una storia sotterranea e nascosta e poi in una storia di studi piu’ visibile eppure è totalmente nuovo, imprevisto, ‘inaudito’ e, in quanto tale, inarrestabile: è il non detto del dibattito che coinvolge il tema della formazione scolastica e alimenta paure, resistenze e speranze, entrambe portate all’estremo in quanto, forse, non del tutto consapevoli: anche la

posizione che chiede, che spera, non ha forse del tutto chiara una rivoluzione culturale, di senso e confini dell’umanita’ , senza precedenti. Queer è il terzo lunare adombrato da Platone, il quale solo oggi trova un’umanita’  pronta alla rivoluzione di se’.

L’idea che ci siamo fatti è che proprio queer produca uno spostamento di significato rispetto a genere, Gender, e ci apra a un mondo sommerso che sta emergendo: non piu’ teoria —Gender- bensi’ fatti concreti, una rivoluzione nel sentire, nel vivere noi stessi e la nostra identita’ .

Facciamo un passo avanti: insieme alle teorie filosofiche c’è la scienza.

La possibilita’  tecnica, la piu’ recente e avanzata, di modificare chirurgicamente, ormonalmente e chimicamente i nostri corpi e le nostre menti, è la parte piu’ esposta e scandalosa di questa rivoluzione culturale e antropologica: la tecnica chirurgica e la medicina/chimica contribuiscono a questo spostamento di sentire che ha il sapore forte di tutte le rivoluzioni. Il nostro genere, la nostra identita’  personale, quella che ci fa riconoscere in primis da noi stessi e dire ‘ok sono io’, sta diventando molto piu’ adeguata al cambiamento, desiderosa di modificare la propria pelle e cio’ che sta sotto: tentazione e anelito di modificarsi secondo l’immagine di noi stessi che amiamo e che vogliamo. Parliamo di un’umanita’  sempre piu’ fluida, dove la cultura, l’educazione dell’infanzia deve essere molto piu’ nel segno della liberta’  e dell’autodeterminazione della persona e dove la biologia non costituisce piu’ un ostacolo all’essere se’ stessi, cosi’ come si vuole.

Cio’ non portera’  tutte/i noi, come ritiene la posizione conservativa, sotto i ferri di un chirurgo allo scopo di cambiar sesso: la percentuale di chi vive un’esperienza transessuale è in netta crescita e cio’ deve essere tenuto nella massima considerazione; ma l’esperienza trans, quella che tendiamo ancora in molti a marginalizzare come ‘altra’, distante da noi —io per prima- non è il centro, bensi’ la punta dell’iceberg.

Non diventeremo tutti transessuali, questo è un timore di molti che va sfatato —non per transfobia ma per onesta’  intellettuale-: il/la transessuale è lo specchio cristallino di una percezione, di un sentire che scopre una nuova possibilita’ , quella di avere un’identita’  scelta, non vincolata a ruoli e, solo all’estremo, anche possibilita’  di una modifica chirurgica. Quest’ultima non sara’  per tutti ne’ il desiderio di tutti: ma la consapevolezza che esiste anche la possibilita’  di cambiare il corpo contribuisce comunque, in ciascuno e in tutti, alla percezione di una maggiore liberta’  nel determinare la nostra identita’  di persona e di ri-determinarla anche piu’ volte nel corso di una vita.

Questo nuovo immaginario cyber-culturale, vissuto sulla nostra pelle, avra’  un forte peso nel determinare la societa’  futura in cui vivremo: ecco dunque perche’ proprio nella scuola si gioca la partita principale che generera’ , inesorabilmente come ogni rivoluzione, un’umanita’  nuova.Non possiamo dire ora se sara’  un’umanita’  migliore o peggiore di quella che abbiamo conosciuto fino ad ora, certamente diversa.

 

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(1) Platone, Simposio, Piccola Biblioteca Adelphi, Milano 1973
(2) The Danish Girl, il film che racconta del primo transessuale riconosciuto come tale e operato della storia, ambientato nella Copenhagen degli anni 20 del secolo scorso, è uno dei primi Movie a dare un contributo ad un nuovo modo di sentire e vivere il genere, cio’ che piu’ avanti definiremo ‘queer’.
(3) Nel 1929, de Beauvoir si lega sentimentalmente al filosofo esistenzialista Sartre, del quale rimane la compagna per piu’ di mezzo secolo.

 

Illustrazione di ManuelaCh

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