I fili intrecciati di Carla Bedini

I fili intrecciati di Carla Bedini

Macchie, 110a’—95 cm, 2016

di Laura Luppi

Aracne vince la gara di tessitura contro Atena la quale, adirata, colpisce la rivale con la sua spola fino a farla sanguinare. Aracne fugge via, cercando poi di impiccarsi a un albero, ma la potente Dea la trasforma in un ragno, costringendola cosi’ a restare appesa a uno dei rami e a filare con la bocca per l’eternita’ . Quel filo che intreccia legami, simbolo della vita e della conoscenza, della memoria e del mistero, sembra volerci parlare nelle opere di Carla Bedini per consigliarci che la soluzione dell’enigma si trova davanti ai nostri occhi, nonostante si celi silenziosa dietro a sguardi intensi e disarmanti. E se tessere viene generalmente annoverata tra le attivita’  prettamente femminili, unicamente femminili sono i personaggi raffigurati dall’artista con una tecnica mista che comprende l’utilizzo di bende e garze. Le loro trame, ancora una volta, paiono rimandare a fili custodi di un altro segreto alchemico: la trasformazione dell’essere vivente dal concepimento alla nascita, durante le fasi della crescita e persino oltre la morte. Cosi’, come bachi da seta, alcune giovani fanciulle indossano abiti avvolgenti su cui si posano multiformi farfalle, pronte a dissolversi o a prendere il volo secondo la metafora per eccellenza dell’anima liberata dal corpo. Ma se una sensazione di inquietudine improvvisamente incombe, non bisogna lasciarsi ingannare: “Cio’ che per il bruco è la fine del mondo, il mondo lo chiama farfalla” (Lao Tze). Tutto puo’ dunque acquisire un significato positivo o negativo, un’ambiguita’  che nel contrasto visivo tra il bianco e il nero trova la sua fusione piu’ intima. La Papessa ritratta sulle carte dei tarocchi ha tra le mani un libro sulla cui copertina è impresso il Taijitu (rappresentazione grafica dei concetti taoisti Ying-Yang), e poggia i piedi su un pavimento a mosaico simile a quello di alcune ambientazioni esoteriche della Bedini. Emblema del mondo materiale, esso è considerato luogo di iniziazione per trascendere, camminandoci sopra, la contrapposizione tra cio’ che è giusto e cio’ che è sbagliato, di cui la dimensione terrena si trova impregnata. In fondo “La tela della nostra esistenza è un filato misto tra bene e male” (Shakespeare) e le protagoniste delle opere di Carla Bedini vorrebbero a tratti sussurrarcelo. Esse provengono da un terreno simile a quello delle fiabe narrate dai fratelli Grimm, attorniate pero’ da simboli di fertilita’ , come i pesci e l’abbandonza delle uova che essi producono (uovo cosmico), di maternita’  e creazione come l’albero e la sua relazione con la donna (donna-albero), di fecondita’  e forza come il cerbiatto (cucciolo del cervo attributo mitologico di Artemide, cacciatrice vergine) di protezione e sicurezza con la presenza del lupo come fedele compagno. Eppure la dialettica tra creazione e distruzione, tra pulsione alla vita e quella alla morte, sembra incombere nei volti delle giovani sacerdotesse, nei loro occhi, tra le loro mani. Infine case volanti, sradicate dalla terra forse a causa di un tornado improvviso, non possono non indurre il ricordo di un mondo altrettanto misterioso come quello del Mago di Oz, in cui la protagonista Dorothy, in abiti a quadri, cantava di “bluebirds” e di sogni che, per magia, possono divenire realta’ .

Carla Bedini

Wind, 170a’—120 cm, 2013

Carla Bedini

Emma, 90a’—80 cm, 2014

Carla Bedini

The something rain, 95a’—110 cm, 2013

Carla Bedini

The scarf, la sciarpa, 95a’—110 cm, 2016

Carla Bedini

Pois, 170a’—120 cm, 2015

Carla Bedini

Myrsky, 95a’—100 cm, 2015

Carla Bedini

Drops, 95a’—110 cm, 2012

Carla Bedini

Caterina, 90a’—80 cm, 2014

Carla Bedini

Blue birds, 95x 110 cm, 2015

Carla Bedini

One 2, 180a’—80 cm, 2016

Photo credits:
Courtesy:
galleria Ca’di Fra’
www.carlabedini.it
www.facebook.com/BediniCarla

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