Enzo Cosimi: l’anarchia della disciplina

di Natalia Cazzola Dolce

 

Enzo Cosimi è un autore sanguigno e vibrante. Le sue creazioni rimangono impresse nella mente degli spettatori perche’ arrivano alla pancia, scatenando un moto di emozioni viscerali. Ha all’attivo trent’anni di esperienza e fondato la sua compagnia nei primi anni ’80, dando il via alla stagione della danza d’autore italiana. Coreografo tra i piu’ interessanti della scena contemporanea, in questa intervista ci parla dell’importanza del nervo e del suono nelle sue pièce e del suo essere anarchicamente disciplinato.

Uno dei primi lavori, Calore, risale ai primi anni ’80. Come si è evoluto il tuo approccio alla coreografia da allora?
I miei lavori sono figli di fasi creative anche molto diverse ed è forse difficile tracciarne un’evoluzione lineare. In trent’anni di scrittura coreografica sono passato da una fase piu’ astratta, a una multidimensionale o a una in cui utilizzavo video creati da me fino ad arrivare per esempio a Welcome to My World in cui ho deciso di togliere tutto e lasciare solo il corpo, la luce e il suono. In questi giorni a Milano, alla Triennale Teatro dell’Arte, ho presentato Calore e Welcome to My World che sono il primo e l’ultimo dei miei lavori, pièce molto diverse, ma con delle sottili analogie. Welcome rappresenta pero’ una virata rispetto al passato: ho plasmato un corpo piuttosto diverso rispetto ad altre mie creazioni, un corpo essiccato, molto piu’ contemplativo e intimista, ma nello stesso tempo anche dirompente, due componenti che secondo me racchiudono il segreto di uno spettacolo in cui le persone si ritrovano di pancia.

La tua ricerca coreografica mixa i linguaggi della performance, dell’architettura e delle arti visive. Come coesistono nei tuoi lavori? Credi che in una societa’  sempre piu’ multitasking si richieda questo tipo di completezza a un performer?
La mia ricerca contiene tutti questi elementi; se pero’ agli esordi questi linguaggi erano ben visibili e tangibili, i miei ultimi lavori sono piu’ organici e integrati, come per esempio Welcome to My World che contiene tutto: elementi visivi, fotografici, scenici. Credo che un artista oggi non possa prescindere dal sviluppare sinergie con altre discipline. L’avere un approccio profondo con la musica, le arti visive, la moda, la sound art è una cosa a me molto congeniale in quanto sono tutti elementi che compongono il mio essere creatore. Welcome in questo senso contiene il corpo, il suono, la luce ed è un lavoro completo.

Il suono accompagna e talvolta sovrasta l’atto scenico a tal punto che le tue pièce possono essere considerate delle coreografie sonore. Quanto è importante la scelta della trama musicale?
Adoro la sound art e per me il suono è un elemento imprescindibile. In passato ho lavorato su composizioni contemporanee come per esempio quelle di Giacinto Scelsi, ma da un po’ di anni prediligo autori che lavorano con il digitale. Solitamente m’interessa un certo tipo di suono che ha una sua drammaturgia e che mi porta ad ampliare la mia dimensione e lo stato mentale del lavoro. Per Welcome to My World mi sono avvicinato alle partiture di Chris Watson che ha ricreato suoni ripresi dalla natura piu’ sperduta. Anche il silenzio assume un ruolo importantissimo come quello di Welcome che è un silenzio sonoro. Abbiamo lavorato molto con i ragazzi in questa direzione, sul come il gesto entra in funzione in questi momenti atonali andando a comporre quasi una partitura nel silenzio.

Le tue coreografie esaltano il corpo, il muscolo, il nervo. Che valore ha la nudita’  nelle tue opere?
Anche su questo tema non ho una risposta univoca, perche’ ho attraversato una serie di fasi. Calore e le mie prime produzioni erano molto muscolari, ma quando ho cominciato a lavorare con i suoni digitali ho virato sul sistema nervoso creando a partire da micro partiture che mi comunicavano una drammaturgia del corpo legata al nervo. Un percorso che mi ha fatto arrivare a Welcome to My World che è l’esaltazione massima del corpo grazie a una componente tribale molto forte. a’ˆ un lavoro in cui apparentemente sembra non succedere niente e invece accade moltissimo, dove c’è l’utilizzo assoluto del nervo, del sistema nervoso, a discapito del muscolo. Per quanto riguarda la nudita’  per me è assolutamente naturale. Non è una mia intenzione provocare, anche se, in certi contesti, puo’ andar bene in quanto l’arte deve anche suscitare reazioni. In particolare, in questo mio ultimo spettacolo non ho voluto fare alcuna differenziazione tra uomo e donna, sono semplici esseri umani immersi in una dimensione primitiva; ho pensato fosse quindi ridicolo mettere dei top per coprire i seni alle ragazze e chi lo vede, si rende conto che è una scelta necessaria e non estetica.

Hai collaborato spesso con artisti per completare le tue produzioni. Che valore aggiunto conferisce un sodalizio artistico a una coreografia?
Negli anni ho lavorato con artisti quali Luigi Veronesi, Fabrizio Plessi e Aldo Tilocca, ma ogni rapporto che ho sviluppato con loro è stato profondamente voluto, perche’ sentivo che per quella determinata coreografia un contributo artistico esterno fosse necessario. Non si è mai quindi trattato di sodalizi forzati. Come ad esempio nel momento in cui decisi di lavorare con Plessi, quando nell’88 non aveva ancora mai lavorato per il teatro, sentivo che il mio lavoro aveva bisogno del suo elemento per esser completo. Al contrario, ci sono dei lavori in cui sento che hanno bisogno unicamente del mio apporto, anche di piccoli segni come in Welcome in cui i danzatori hanno dei tatuaggi sul corpo che ho pensato personalmente e che conferiscono questa natura un po’ tribale. Prescindendo dagli aspetti economici, perche’ creare dei sodalizi artistici vuol dire avere anche dei budget di un certo respiro, ad oggi e dopo un po’ di anni avrei voglia di lavorare con un artista visivo se si presentasse il progetto giusto, ma non sono dipendente da questo.

Che rapporto hai costruito negli anni con il pubblico?
Quando creo, lo faccio per la mia gioia, se non provo felicita’  quando compongo un lavoro, non mi diverto. Se poi quello che faccio piace, allora sono ancor piu’ soddisfatto. Mi ha fatto molto piacere riproporre Calore dopo trent’anni e scoprire che ovunque andiamo riceve un feedback positivo ed è apprezzato anche da persone che in genere non vanno a teatro e non seguono la danza. Non ho pero’ mai creato pensando di compiacere il pubblico o la critica. Anche Welcome to My World non fa parte di nessuna corrente, è abbastanza orfano, senza madre ne’ padre.

Le tue fonti di ispirazione.
Posso prendere ispirazione da qualsiasi cosa mi passi davanti. C’è stato un periodo in cui ho lavorato con Busi, alla Pentesilea di von Kleist o ho preso ispirazione dall’Eliogabalo. Sono pero’ onnivoro, assorbo molte cose e spesso sono influenzato da piccole cose, da un dettaglio, da una partitura, un libro, un testo. Se dovessi definirmi, direi che sono un anarchico che ama la disciplina: in genere non ho regole, ma quando trovo l’idea e ne definisco mentalmente l’evoluzione divento molto strutturato nel darle vita. Questo è il mio modo di intendere me stesso nella vita, ma anche nel lavoro. Credo che la forza di essere artista sia anche questa.

Progetti futuri?
Saremo prossimamente in tourne’e in varie citta’  italiane, mentre il 20 e 21 giugno saro’ alla Biennale Danza di Venezia con una nuova creazione.

 

Photo credits

1/2/3/5 – Marco Caselli Nirmal
4/6/7/8/9 – Alberto Calcinai

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Top

Continuando ad utilizzare il sito, l'utente accetta l'utilizzo dei cookie. dettaglio

Le impostazioni dei cookie su questo sito sono impostate per offrirti la migliore esperienza di navigazione possibile. Se si continua a utilizzare questo sito web senza cambiare le impostazioni dei cookie o si fa clic su "Accetto", allora si acconsente a questo.

Chiudi