I disegni cinetici di Heather Hansen

di Laura Luppi

L’arte è sempre conseguenza di un movimento, come la vita, sia esso generato per direzionare un pennello sulla tela, uno scalpello sulla materia o il proprio corpo su un palcoscenico. Heather Hansen imprime il suo lasciando i segni di quel passaggio con due carboncini che ne tracciano fedelmente il percorso. La sua azione perfomativa assume le peculiarità dei rituali antichi, accompagnati da sequenze musicali sul cui ritmo i gesti si ripetono come in un’incessante danza alchemica. Allo stesso modo Heather, scalza, si avvicina alla tela stesa a terra davanti a sé. La guarda, ci cammina sopra, respira, si china, si sdraia. Da quel momento inizia un rito fatto di movimenti continui, circolari e lineari, regolari. Seguendo una vera e propria coreografia prestabilita, l’artista esegue ogni gesto con precisione e concentrazione, lasciando comunque campo libero all’impulso istintivo e creativo del momento, diretto dalle sensazioni e dalle atmosfere che interagiscono con lei. Ogni mutamento di posizione, ogni variazione di intensità, viene fissato con le sue mani direttamente sulla carta, rendendo indelebile ciò che altrimenti sarebbe destinato a svanire nel nulla per persistere solo nel nebuloso ricordo dello spettatore. Il risultato finale è un disegno definito dalla stessa artista “cinetico”, proprio per la caratteristica di essere realizzato attraverso un moto, quello del suo intero corpo, il quale diviene partecipe e parte integrante dell’opera. La consistenza pastosa del carboncino lascia infatti le impronte del suo passaggio sulla superficie ma anche sulla pelle dell’artista, sui suoi vestiti, sui suoi capelli. Tutto è da considerarsi strumento, simbolo, e allo stesso tempo conseguenza e oggetto di un processo creativo in cui convergono molteplici linguaggi espressivi. Inoltre, visti dall’alto o da lontano, i disegni cinetici della Hansen impattano a livello emozionale come i misteriosi pittogrammi, gli ormai noti cerchi nel grano su cui da anni si ipotizzano le più diverse interpretazioni legate per lo più al sovrannaturale. Di sicuro una certa spiritualità sembra sottendere una pratica quasi meditativa di fare arte, concretizzata per mezzo di una sequenza armonica di passi dal sapore mistico in forme geometriche dal richiamo fortemente orientale. Non a caso Heather, nata a Burley (Usa) nel 1970, ha dichiarato di essersi avvicinata tra il 1994 e il 2000 al Butoh, lo stile giapponese di danza contemporanea attivo soprattutto negli anni ’50 per il quale la nudità del corpo dipinto di bianco si fa portatore di messaggi attraverso un’interpretazione più propriamente teatrale dell’atto performativo. Proprio durante la sua permanenza in Giappone è entrata inoltre in contatto con l’action painting del gruppo Gutai, da cui è stata intimamente affascinata e successivamente influenzata, con quella maniera diretta e implosiva di intervenire fisicamente sulla tela. Oggi le sue performance hanno luogo sia per le strade di alcune città, che all’interno di gallerie private (come la Ochi Projects di Los Angeles) e di musei (tra cui Louisiana Art & Science Museum di Baton Rouge), coinvolgendo inoltre giovani studenti in progetti educativi per fare arte, esprimerla e spontaneamente viverla come una danza.

 

Photo credits:  foto di  Justin Sullivan, scattate a Ochi Projects, Los Angeles

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