Creatività collettiva: United Visual Artists & Massive Attack

di Alessandro Trabucco

In questo nuovo articolo dedicato all’utilizzo della luce nell’arte contemporanea prendiamo in esame una modalità di ricerca applicata a differenti ambiti attraverso la combinazione integrata di competenze tecniche specifiche, l’insieme delle quali permette di raggiungere livelli di coinvolgimento sensoriale molto elevati.
Si parla essenzialmente d’interattività, parola però molto in voga soprattutto negli anni ’90 e che oggi ci attrae un po’ meno visto l’abbondante abuso che se ne è fatto in passato. Piuttosto è l’interdisciplinarietà (altro termine difficile, anch’esso inflazionato) ad interessare di più, dato l’ampio raggio d’azione che il collettivo United Visual Artists, di cui parliamo ora, mette in atto da più di un decennio.
Con base a Londra e dal nome spesso abbreviato in UVA, questa equipe di professionisti specializzati pone delle questioni molto interessanti su cui elaborare delle approfondite considerazioni.
Fondato nel 2003 da tre personaggi ciascuno con una propria competenza specifica, Matthew Clark in qualità di Direttore creativo, Chris Bird come Direttore tecnico e Ash Nehru, Direttore software, questo collettivo si avvale della collaborazione di tante altre figure professionali, produttori, fotografi, grafici, architetti, light designers, sviluppatori, tutte persone provenienti anche da altre parti del globo terrestre.
Il team artistico si è costituito inizialmente niente meno che come supporto tecnico/scenografico di un gruppo musicale di enorme popolarità e potenza audio/visiva, i Massive Attack.
Sono gli UVA ad aver realizzato le spettacolari scenografie del tour mondiale del gruppo britannico nel 2003, quello relativo all’album “100th Window”. La particolarità di quel tour è stata la scelta di non limitare l’intervento a soli effetti scenici luminosi di tipo esclusivamente estetico, piuttosto di effettuare una sorta di spettacolo visivo che coinvolgesse le menti degli spettatori oltre che lo sguardo e l’udito, suscitando in essi riflessioni di tipo sociale e politico. L’idea è stata quella di visualizzare, in un gigante monitor a LED posizionato alle spalle dei componenti del gruppo, delle informazioni in tempo reale, sempre quotidianamente aggiornate ad ogni spettacolo. Notizie economiche, statistiche, meteorologiche, denunce sociali, e-mail spam e altre news tradotte in 36 lingue, come una sorta di ritratto sociale globale.
Nel 2009 in Italia, Robert Del Naja e Grant Marshall hanno anche rischiato l’arresto per alcune dichiarazioni giudicate inopportune apparse nei monitor durante un loro concerto.
Da quella esperienza i tre co-fondatori UVA, Clark, Bird e Nehru, decidono di costituire ufficialmente la società (come la definiscono loro stessi) e iniziano a progettare diverse opere, in un percorso creativo autonomo e con sviluppi di tipo installativo utilizzando la luce, il movimento, il suono. Continuano comunque a progettare gli spettacoli live del gruppo di Bristol, con cui collaborano anche per altri tour negli anni successivi. Anche in questo caso la caratteristica dei due collettivi segue più o meno le stesse modalità di organizzazione interna, cioè due o tre personaggi come menti creative supportati da una schiera di collaboratori, o ospiti, di altissimo livello e competenza a completarne i progetti.
Della ricerca prettamente artistica di UVA ne parleremo nella seconda parte.

Photo credits: United Visual Artists
https://uva.co.uk

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