Ascoltare l’opera

Ascoltare l’opera

 di Cristina Gilda Artese

Nel macchinoso mondo dell’arte ti abitui ad ascoltare.

Ascoltare gli artisti che parlano del proprio lavoro,ascoltare i critici che interpretano le opere e la poetica degli artisti, ascoltare i collezionisti che ti dicono a quali artisti assomigliano gli artisti e quanto vedono di quel tale artista in un altro tale artista … ascoltare un delirio di opinioni, pareri, interpretazioni, esagerazioni, ostentazioni: un continuo bla bla bla…

Voglio esprimere un’esortazione ad ascoltare l’opera.

In silenzio, senza dire nulla, proprio come si fa quando si ascolta la natura, nella totale ed assoluta semplicità di quell’avvicinamento ingenuo e a tratti naif, senza pretendere di capire né giudicare o valutare, ma con la convinzione che si è dinnanzi a qualcosa di assolutamente unico e forse anche, perché no, speciale.

Speciale al di là delle categorie del brutto e del bello, indipendentemente se ci paia uguale o diverso da tutto ciò che lo ha preceduto, unico o copia di qualcosa d’altro.

Ascoltare l’opera come colei che comanda, che ha deciso di esistere, al disopra dell’artista che ne è medium per farla venire alla luce, al di là di quello che si dirà di lei, di quanto resisterà e ci sopravviverà.

La meraviglia dell’ascolto senza che sia necessaria una risposta è impareggiabile. Non è richiesto il dialogo, non ci saranno dibattiti, ma solo l’ascolto fine a se stesso.

La forma, i colori, la dimensione, la materia, tutto ciò che si vede racconta qualcosa, o potrebbe anche non comunicare assolutamente nulla, non significare nulla, o portare in sé il nulla o meglio l’ineffabile.

Anzi, trovo l’ascoltare ciò che altro non è che un’ espressione del nulla cosmico, ancora più intrigante per certi aspetti, poiché uscendo da qualsiasi categoria logica razionale, educa e conduce a quella che chiamerei una “fantasia diffusa della mente”, totalmente liberatoria e catartica, svincolante da ogni ordine prestabilito o volontario.

Voglio esortare all’ascolto dell’opera in maniera casuale, eccezionale, improvvisa, così come casuale può essere stata la sua stessa genesi, magari frutto di ricerca, magari, ancor più spesso, figlia meravigliosa di una serie imprevedibile di errori.

 

illustrazione di Ortica

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