Arte e business: una relazione non facile

di Ula

Nella mitologia rumena la dea Fortuna rappresentava tanto la buona quanto la cattiva sorte. Era spesso raffigurata cieca e con in mano il timone della vita, a simboleggiare l’imprevedibilita’  della vita stessa.

Fortuna è anche il nome dell’opera d’arte che è stata esposta per tutto il mese di marzo 2015 nel centro della piazza Gustav Mahler ad Amsterdam. Il progetto artistico consisteva in un enorme e lussuoso yacht — a volte anche decorato con palloncini colorati – lungo 23 metri, alto 7 e largo 6. Una barca che sembrava proprio aver perso la rotta.

Arenato in quella piazza, inclinato su un fianco, con intorno gli uffici di grandi societa’  tra cui anche la sede centrale della ABN Amro, lo yacth dava l’impressione di essere abbandonato, come in seguito ad un evento catastrofico, e non sembrava neppure poi cosi’ grande, anzi! Ha avuto la sfortuna di essere bandito dal mare per trascorrere un intero mese nel centro di una piazza dove solo il vento e gli uomini d’affari in abito blu e scarpe marroni vanno e vengono senza fermarsi. E poi, quando gli uffici chiudono, tornano il vuoto e il silenzio, che riportano alla mente il vuoto del mare.

L’idea di questa opera d’arte risale al 2012 quando a Leonard van Munster (ovvero l’autore della Fortuna), un artista che vive a Zuidas, il quartiere degli affari di Amsterdam, venne l’idea di posizionare il lussuoso yacht proprio al centro della piazza Gustav Mahler. Il suo obbiettivo era quello di regalare un senso di meraviglia e di ispirazione alla gente che vive e lavora a Zuidas, costretta ogni giorno ad affrontare le rapide trasformazioni di natura economica tra crisi e competitivita’ . Lo yacht è la perfetta metafora per descrivere la condizione dell’uomo moderno, sempre impegnato a rincorrere i propri sogni, a scoprire nuovi mondi e a sopravvivere alle nuove sfide. Il centro economico di Amsterdam sembrava essere il luogo ideale per questa installazione artistica, perche’ qui tutti sembrano essere alla rincorsa dei propri sogni e alla ricerca di nuove sfide.

Solo una parte dei fondi necessari per finanziare la creazione di quest’opera è arrivata dall’Amsterdam Fund for the Arts, un’organizzazione che sostiene i progetti d’arte legati alla citta’ . E quindi, per raccogliere il denaro mancante Leonard ha deciso di chiedere “donazioni” alle societa’  con ricavi milionari che hanno i loro uffici proprio a Zuidas. Il piano era semplice, servivano 15000 euro. L’idea per il progetto ben si adattava all’area di Zuidas. E secondo van Munster sarebbero bastate solo tre societa’  con le loro donazioni per raccogliere la somma necessaria al progetto…. Purtroppo pero’ cosi’ non è stato, nemmeno una di tutte le aziende interpellate ha risposto positivamente: Leonard è stato rimbalzato con ogni genere di scusa. Dopo molto bussare alle porte di queste aziende l’artista si stava gia’  rassegnando al fatto che non sarebbe stato in grado di ottenere i fondi necessari per il suo progetto. E cosi’ sarebbe stato senza l’intervento di Elbert Bonhof, titolare dell’agenzia Yacht Charter Aalsmeer, che, trovando il progetto molto interessante, ha deciso di prestare all’artista per un mese una delle sue barche, la Elling E4. Il Signor Bonhof ha visto nel progetto un un’ottima opportunita’  per pubblicizzare la sua azienda.

L’opera d’arte che avrebbe dovuto simboleggiare la crisi finanziaria e la volonta’  di superare tutte le avversita’  è diventata invece la rappresentazione del difficile rapporto tra l’arte indipendente e gli sponsor privati. Le imprese, che avrebbero dovuto assumersi la responsabilita’  di finanziare l’arte dopo i tagli di budget del 2011, sembrano non aver raccolto la sfida. Poter avere a disposizione i finanziamenti delle grandi societa’  per sovvenzionare un progetto artistico (come il governo olandese vorrebbe che fosse) è stato dunque solo una chimera (almeno sino ad ora). Non è questa la prima ed unica battaglia che Leonard van Munster ha dovuto combattere per raccogliere i fondi per le sue opere. Leonard si dedica principalmente a progetti artistici site-specific ed è impegnato in prima persona nella ricerca dei fondi necessari alla realizzazione di ognuno di questi progetti. Qualche volta capita pero’ che le forze vengano a mancare. In uno di questi momenti, preso da sconforto, ha ammesso che al giorno d’oggi un artista deve essere anche un imprenditore della cultura, ma se si è impegnati a racimolare soldi cinque giorni su sette, quando si avra’  del tempo per fare l’artista ? (1)

I tagli alla spesa per la cultura, avviati nel 2011 dal parlamento guidato dal partito conservatore, sono stati finalizzati nel 2012. Dal 2012 al 2013 i fondi stanziati dal governo per l’arte sono stati tagliati del 22% e, all’inizio del 2013 molte delle organizzazioni artistico-culturali sono state chiuse o hanno formato oggetto di fusioni.

Ann Demeester (ex direttrice del De Appel art center) ha giustamente sottolineato che i giovani artisti avranno molte piu’ difficolta’  a lavorare in maniera professionale perche’ i tagli alla spesa influenzeranno la maggior parte delle istituzioni che giocano un ruolo fondamentale per la crescita dell’artista, per il passaggio dalla fase della formazione al momento cruciale del suo ingresso nel mondo della professione (come le organizzazioni per lo sviluppo del talento e le scuole di specializzazione postuniversitaria) (2). L’aver ridotto gli stanziamenti per l’arte nel giro di pochi anni non ha lasciato alle istituzioni il tempo necessario per trovare nuove partnership, per imparare ad ottenere nuovi finanziamenti dalle aziende private o per raggiungere un pubblico piu’ vasto. E cosi’ i giovani artisti si sono trovati impreparati, a dover bussare di porta in porta, in cerca di fortuna ma condannati a quella moderna “corve’e” che oggi si fa chiamare (e altro non è che) stage (gratuito).

Ed eccolo li’, un enorme yacht adagiato sul fianco, al centro di una grande piazza deserta, dove non ci sono visitatori e dove il vento puo’ intonare il suo canto della solitudine. Ma ancora possiamo sperare che un giorno (cosi’ come questa barca, che dopo un mese è stata riportata al suo habitat naturale, l’acqua) anche le aziende saranno in grado di svegliarsi dal loro torpore per cominciare ad investire nelle nuove forme artistiche. Quanto tempo ci vorra’ ? Difficile a dirsi.

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(1) Daan van Lent, Strandt het jacht Fortuna op de Zuidas? (Lo yacht Fortuna si è arenato a Zuidas?), NRC, 17 dicembre 2014 – Articolo non tradotto in italiano
(2) Nina Siegal, Dutch Arts Scene is Under Siege (Il panorama artistico olandese è sotto assedio), The New York Times, 29 gennaio 2012 – Articolo non tradotto in italiano

 

Photo credits:
Urszula Lewicka

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