Antonio Rezza e Flavia Mastrella: due nomi, una sola arte

di Gianluca Mercadante

 

Si puo’ andare oltre. Oltre la linea di demarcazione che separa il palcoscenico dalla platea, oltre lo schermo che separa gli spettatori dal film che vi viene proiettato, oltre il corpo destinato per natura a finire. Antonio Rezza e Flavia Mastrella sono questo oltre, un oltre unico, come lo è il binomio che da piu’ di vent’anni li accomuna.
Rezza: performer straordinario, atleta del palcoscenico, fenomenale autore e interprete di un modo di fare teatro che non ha eguali in Italia. Mastrella: artista visiva e, insieme, visionaria. Senza le sue creazioni in scena (parte delle quali esposte in Italia e in altri Paesi europei), la scena non esisterebbe — ne’ tutto quello che finora s’è visto grazie alla sinergia messa in moto da due personalita’  forti, che tuttavia convivono nello stesso spazio-tempo, dando forma e vita a drammaturgiche rappresentazioni di un qualcosa che proprio dalla vita prende forma, per poi espandersi, per poi divenire, appunto, oltre.

Vediamo come.

 

Antonio Rezza e Flavia Mastrella: due mondi, quello del teatro e quello delle installazioni, che s’incontrano e si fondono in un’unica espressione artistica. Quando inizia la vostra collaborazione?
Antonio Rezza: Nel 1987, quasi per caso, quasi per forza. Non c’è molto da fare nelle provincie romane. E allora ci si attrae. Il pretesto fu una mostra fotografica sulle deformazioni della mia faccia. Flavia creo’ lo spazio.
Flavia Mastrella: Ci siamo incontrati al momento giusto, convinti che c’è sempre una nuova forma da scoprire, esistono infinite combinazioni creative negli esseri umani.

I vostri spettacoli nascono appunto dalla fusione delle vostre arti. Da qui al risultato finale, quali sono i passaggi? In che modo interagite, se nessuno dei due s’impone sul lavoro dell’altro?
A.R.: L’anarchia relazionale è alla base del nostro modo di concepire la scena. Nessuno puo’ dire nulla all’altro se non tutto, e quindi nessuno dirige. Entrambi subiamo il nostro volere. La volonta’  dispotica ci assoggetta al rigore. In due parole: Flavia realizza gli spazi e io ci finisco dentro per un anno o piu’.
F.M.: Poi il lavoro è di scultura, si toglie l’eccesso.

Teatro, ma non solo teatro: Rezza e Mastrella è un binomio che coinvolge anche il cinema: dai corti (in parte riproposti nel libro/dvd “Ottimismo democratico”) ai lungometraggi, quali sono per voi le fondamentali differenze tra il palcoscenico e l’inquadratura della cinepresa?
A.R.: Il teatro che noi non rappresentiamo, rende giustizia al corpo che va verso la fine. Il cinema cristallizza la fine immediata del corpo. Il cinema è piu’ bugiardo del palcoscenico. Ma spesso il palcoscenico sa essere piu’ vigliacco.
F.M.: Il cinema interessa diversi linguaggi, per fare un buon teatro è giusto fare cinema, usare il linguaggio dell’immagine e sfatare l’ottusita’  della parola recitata, sovrana dell’attuale modo di vivere il teatro.

In nessuno dei vostri spettacoli mancano riferimenti all’epoca contemporanea: tra “Pitecus” e “Fratto x” corre un ventennio, eppure, se “Pitecus” lo si rivede oggi, salvo la naturale evoluzione dei linguaggi, risulta altrettanto moderno e attuale rispetto al nuovo. a’ˆ l’epoca contemporanea a non cambiare, di fondo, o siete voi a rappresentare sul palco qualcosa d’immutabile nel tempo?
Siamo noi che essendoci mai legati al presente diventiamo il presente di ogni mente libera. E anche di ogni mente affittata al compromesso. Noi faremo del bene. Dal nostro incedere comunicativo emerge il bisogno di condividere, completamente fuggiasco nella nostra cultura; risate e frammenti di quotidiano risvegliano le emozioni. Il nostro procedere è emozionale quindi l’atto teatrale perde i connotati e diventa rito. Il rito frammentario e poetico si rinnova sempre.

Progetti futuri?
A.R.: Continuare l’esplorazione di noi stessi e portare sempre piu’ all’estero quello che facciamo in altre lingue, in altri luoghi. E poi, con la fine, diventare classici immortali. Perche’ è inevitabile.
F.R.: Esplorare l’inesplorato.

Link di riferimento: sito ufficiale, pagina Facebook, Twitter

 

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