Alla fine, la natura vince sempre: Lina Jaros

di Giovanni Cervi

 
Lina Jaros è nata in Svezia nel 1981. Si occupa di fotografia ed è figlia del nostro tempo: fotografa il contraddittorio rapporto che abbiamo con l’ambiente e la natura. Costruisce nel non ordinario e lo immortala, spingendo le sinapsi di chi guarda le sue opere a pericolosi cortocircuiti neurali. Ribalta il dentro e il il fuori. Vorrebbe vivere in una foresta, come una semidea dell’antichita’ , invece – nata in questo tempo -, è costretta a interpretare l’ambiguita’  di quello che le sta attorno. Lina Jaros è un’artista contemporanea, guarda al passato mentre interpreta il nostro futuro.

Non è tutto qui il segreto?

 

Prima di tutto, come definiresti la tua ricerca artistica in una sola frase?
Un’esplorazione della psicologia legata all’ambiguita’ , a come funziona la mente umana e a come vediamo il mondo quando dubitiamo di qualcosa.

Facciamo un passo indietro, quando c’è stato il cambio di millennio tu avevi vent’anni circa, cosa ti ricordi di quel giorno? Avevi aspettative di un grande cambiamento per l’umanita’ ?
Ricordo una nottata caotica. Sono stata ad almeno tre feste quella notte, nevicava come non mai, era quasi impossibile spostarsi, c’era un party imperdibile in centro, io ero ubriaca e litigai col mio ragazzo. Ricordo anche un’impaziente aspettativa allo scoccare della mezzanotte, tutti si aspettavano la fine del mondo. Io non sono mai stata una persona superstiziosa e non ci ho mai creduto. Credo altresi’ che un giorno il mondo, come lo conosciamo oggi, si disgreghera’ . Un po’ come dicono in Matrix: la razza umana è un virus. Non possiamo fermarci. Il nostro tempo su questa terra è brevissimo se paragonato al tempo dell’universo in generale. Alla fine la Terra non riuscira’  piu’ a sostentarci e noi ci estingueremo. Per ora è presto, non succedera’  ancora per un po’ di tempo.

Come procedi quando lavori? Costruisci i tuoi set da sola? Hai un team?
Ho sempre qualcuno che mi aiuta, di solito non un team vero e proprio. Spesso un aiutante basta. Ho periodi in cui faccio brain-storming, da li’ scaturiscono le idee. Poi vado in biblioteca o faccio ricerche con Google, raccolgo ispirazioni guardando centinaia e centinaia di immagini delle piu’ disparate possibili ambientazioni. Nel giro di un paio di giorni sono piena di idee cosi’ comincio a vagliarle e a fare dei bozzetti e dei disegni di alcune. Quando ho le idee chiare faccio i disegni del set completo di idee, butto giu’ il budget e comincio la ricerca dei materiali. A volte devo fare domande per avere i fondi. In seguito cerco le location, una volta trovati ci raccolgo tutto quello che mi serve, installo e scatto, di solito per un paio di giorni, se ho uno studio a disposizione anche di piu’.

Nei tuoi scotti fai abbinamento irreali, irrazionali. La mia impressione è che tramite le tue visioni si espanda la gradazione delle emozioni, è questo che cerchi? Vuoi accrescere il nostro mondo interiore?
In un certo senso si’. Quando abbiamo di fronte qualcosa di strano o incomprensibile, qualcosa che non corrisponde alla nostra idea di “normalita’ “, la nostra mente prende vie inusitate, cominciamo a pensare da soli e ragioniamo liberamente su cosa abbiamo di fronte e su come lo percepiamo. Penso che sia questo che espande la mente, non avere le risposte chiare.

Su alcuni tuoi scatti ho pensato “Oddio mi sento proprio cosi’!”. Accade spesso? Come reagisce la gente alla visione delle tue stampe?
Alcuni hanno semplicemente bisogno di elaborare, fanno un sacco di domande ancora prima di aver riflettuto su cio’ che hanno davanti. Ad altri non importa e semplicemente si godono una fotografia strana. Molti hanno interpretazioni e teorie sui miei lavori che nemmeno io avevo fatto. Di solito la mia mente è sgombra quando lavoro, libera da pensieri, abbandonata ai sensi. In molti vogliono sapere come son costruiti i set.

Come è stato crescere in Svezia? Da fuori è vista come una nazione fredda e nevosa.
Ho sempre voluto andare da qualche altra parte. Sono cresciuta in un piccolo paese, di quelli dove tutti ci si conosce, in cui ogni pettegolezzo ci mette un attimo a diffondersi e tu non puoi nasconderti. Ho deciso presto di andarmene. penso che anche Stoccolma sia una piccola citta’  a volte. Forse è perche’ non mi piacciono le citta’ . Troppe persone, troppo cemento e poca natura. Sono natura dipendente. Comincio a essere depressa se vedo troppi pochi alberi intorno a me. Il mio sogno è vivere in mezzo al nulla, vicino a una foresta, con dei cervi dietro casa, coltivando il mio orto, in compagnia di un cane e qualche gallina… La natura di questi tempi è un lusso. Ho sempre amato le stagioni svedesi. Puoi vedere il paesaggio che cambia continuamente… Mi piace la neve, ma solo se dura poco tempo. Qui l’inverno dura cinque mesi e il sole non si vede per un terzo di questo periodo. Il primo mese è grandioso, i successivi quattro sono una sofferenza e una bramosia di cose colorate costanti.

E come ti senti nelle foreste?
Mi sento in armonia. Amo stare seduta su un albero per una vita ad ascoltare e guardare tutto quello che succede. Guardare gli uccelli e gli alberi e sentirne l’odore. a’ˆ fantastico! a’ˆ un vero peccato che in Svezia ci sia talmente freddo che non puoi resistere molto seduta li’.

Puoi dirci com’è la scena fotografica a Stoccolma?
Non sono mai stata una di quelle artiste che ha a che fare con una scena. Il mio processo creativo è piuttosto quello di allontanarmi da queste cose, non dovermi relazionare con nessuno se non la mia immaginazione. La mia artisticita’  è sempre stata un po’ introversa.

Elementi naturali e stanze sono una quasi costante nelle tue foto, come vedi il rapporto uomo/natura?
L’umanita’  è come una peste che si diffonde ovunque ci sia la Natura, arandola come un mostro senza riuscire a fermarsi e usandola solo per i suoi scopi. La nostra natura è distruggere cio’ che ci circonda, a volte mi vergogno di appartenere all’umanita’ . Noi abbiamo bisogno della Natura per sopravvivere, lei non ha bisogno di noi per farlo. Noi la consumeremo fino a morire, e lei poi ricrescera’ . La Natura vince sempre alla fine. Vorrei ci fosse piu’ equilibrio e che l’uomo facesse altre scelte e avesse altre priorita’ .

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