Alberto Baraya: Collezionare Natura

Alberto Baraya - Or Not Magazine

Alberto Baraya Estudos comparados modernistas 2011 photography, found objects and drawing on paper, 220 x 300 cm, Courtesy Galerie Nara Roesler (BR)

 

 

di Sarah Corona

Collezionare naturalia è una pratica centenaria, che ha permesso non solo di conoscere il mondo, ma che ha gettato anche le fondamenta ai concetti di Collezione e Museo, di cui usufruiamo oggi.

Alberto Baraya - Or Not Magazine
Alberto Baraya Expedition california, 2012, found objects, photography and drawing on paper, 100×81 cm, Courtesy Galerie Nara Roesler (BR)


Alberto Baraya - Or Not Magazine

Alberto Baraya Expedition california, 2012, found objects, photography and drawing on paper, 100×81 cm, Courtesy Galerie Nara Roesler (BR)

 

Horti Sicci, cosi furono chiamati gli erbari essiccati, che nacquero all’inizio del 16° secolo, con il fine di creare una personale collezione di piante e fiori, e in senso piu’ esteso, di creare un archivio/dizionario botanico a fini scientifici. La raccolta avveniva nelle proprie zone e paesi adiacenti, e quando questi territori erano stati sfruttati del tutto, si partiva per spedizioni all’estero, e sempre piu’ lontani, per trovare piante e reperti, sempre piu’ curiosi ed esotici. Le spedizioni dei paesi colonizzanti costituivano poi delle vere e proprie scuse per saccheggiare e appropriarsi di materiale nuovo e bizzarro. Le raccolte costituivano nel tempo non solo degli archivi scientifici ma anche una descrizione visiva di paesi e culture che ai tempi erano inaccessibili alla massa. I ‘conquistadores’ di una volta erano quindi degli attenti collezionisti, non solo di esperienze, ma soprattutto di oggetti.

 

Oggi, l’inaccessibilita’  di queste informazioni è ormai lungamente superata dai media e le nuove tecnologie di comunicazione. Non c’è informazione che non sia reperibile tramite la rete internet, e ognuno puo’ farsi un’idea precisa di un luogo lontano, di un popolo, di una pianta o un animale semplicemente ricercandolo nell’infinita’  di archivi online. Creare un archivio fisico sembra ormai obsoleto, e il tempo che uno impiegherebbe per crearlo sembra assolutamente troppo rispetto alle informazioni accessibili in tempo reale. Nonostante questa contraddizione, l’artista Alberto Baraya conduce da piu’ di dieci anni una ricerca minuziosa sulla fauna e flora dei diversi paesi da lui visitati.

Alberto Baraya - Or Not Magazine
Alberto Baraya Expedition california, 2012, found objects, photography and drawing on paper, 100x81cm,Courtesy Galerie Nara Roesler (BR)

Alberto Baraya - Or Not Magazine
Alberto Baraya Expedition Machu Pichu, 2013, found objects, photography and drawing on paper, 100×81 cm, Courtesy Galerie Nara Roesler (BR)

Alberto Baraya - Or Not Magazine
Alberto Baraya Expedition Machu Pichu, 2013, found objects, photography and drawing on paper, 100×81 cm,Courtesy Galerie Nara Roesler (BR)
Alberto Baraya - Or Not Magazine
Alberto Baraya Expedition Shanghai, 2012, silk, plastic, photography and drawing on paper, 100×81 cm, Courtesy Galerie Nara Roesler (BR)

Herbario de plantas artificiales (The Herbarium of artificial plants) è il titolo di questa serie continua che è costituita ormai da un grande numero di tavole enciclopediche. Grandi piani sotto vetro con fiori e piante, elegantemente disposti e descritti, sezionati e catalogati, come se fossero trovati per la prima volta. Avvicinandoci riconosciamo che in realta’  ci sono familiari, visti e rivisti, eppure sembrano sotto nuova luce. Infatti, riconosciamo presto che non ci troviamo di fronte ad una raccolta di veri naturalismi, ma che si tratta di piante finte, fiori di plastica, frutti cerati, foglie di carta… La maggior parte di queste ‘specie contemporanee’ è stata raccolta in ristoranti, alberghi, per strada o altri luoghi pubblici che l’artista ha frequentato duranti i suoi viaggi ed escursioni, e non raccolti en plein air, come potremmo assumere. Le tavole costituiscono cosi molto di piu’ che soltanto una rievocazione della pratica di collezionismo e classificazione delle specie.

 

Alberto Baraya indaga ed elabora nella sua ricerca la storia delle spedizioni europee nelle Americhe (17./18./19 Sec.) e destruttura la figura del viaggiatore e quello della scienza a tal punto che le sue opere costituiscono una critica alla globalizzazione, piu’ che una descrizione naturalistica. L’artista, durante i suoi viaggi, si addentra nella sfera privata e pubblica locale e porta a casa ‘ricordi’ che vengono poi minuziosamente classificati. Tutti gli oggetti sono accompagnati da fotografie e testi che descrivono, anche in modo ironico, la loro origine, dove sono stati manomessi, a chi appartenevano, a cosa servivano, e cosi via. Creando questa finta tassonomia di fauna e flora, Baraya sconvolge la concezione di oggetto/significato e inverte l’idea di enciclopedia: Non crea conoscenza attraverso la collezione di cose sconosciute, ma ci fa conoscere grazie al racconto costruito attorno a oggetti prodotti artificialmente. La magia che abita in queste raccolte nasce dall’evocazione di sentimenti nostalgici, l’immaginazione e grazie all’aggiunta di storie personali, nelle quali lo spettatore puo’ immedesimarsi e/o riflettersi. In tempi in cui la natura è sempre meno importante, Baraya cerca di svelare la profonda relazione che l’uomo ha con essa, e quanto lei sia in realta’  parte fondamentale di strutture politiche e sociali.

 Alberto Baraya - Or Not MagazineAlberto Baraya Proyecto de arbol caucho/ Latex tree project. Arbol Grande. Installazione coneto del Carmen, Valencia, 2007. 1900x400x10 cm, Courtesy Galerie Nara Roesler (BR)
Alberto Baraya - Or Not Magazine

Alberto Baraya Proyecto de arbol caucho/ Latex tree project. Arbol Grande. Installazione coneto del Carmen, Valencia, 2007. 1900x800x10 cm, Courtesy Galerie Nara Roesler (BR)

Un’altra opera in cui la natura ha un ruolo centrale e in cui diventa portatore di significato culturale è Proyecto de a’¡rbol caucho. L’artista riveste un albero di caucciu’ interamente con lattice per poi, una volta asciutto, strappare questa seconda pelle ed esporla in un luogo diverso.

 

Anche qui gioca con il ruolo che l’uomo ha nella natura e i suoi (brutali) interventi.  Un approccio quasi autobiografico, poiche’ l’artista viene da un paese in cui la natura tropicale costituisce un elemento identitario. Riportando il “sangue dell’albero” (lattice) all’albero lo “aiuta a fare una copia di se stesso” (cit.). Al concetto significante/significato aggiunge quindi anche l’idea di positivo/negativo e crea una nuova rappresentazione di un elemento fondamentale della cultura locale, non tanto perche’ l’albero ne avesse bisogno, ma piu’ per una necessita’  d’immagini che esiste nella nostra societa’  contemporanea. Esponendola in un contesto di mostra d’arte, la copia dell’albero acquisisce un duplice significato: Non è tanto un oggetto d’arte, ma diventa un atto performativo. Una volta in vita, ora morto… una volta un simbolo ecologico, ora una tragedia di un comportamento umano.

Alberto Baraya - Or Not Magazine
Alberto Baraya Vetrina, 2013-2014 (From series Expedition Berlin), found objects made in China. Variable diamensions, Courtesy Galerie Nara Roesler (BR)

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Top

Continuando ad utilizzare il sito, l'utente accetta l'utilizzo dei cookie. dettaglio

Le impostazioni dei cookie su questo sito sono impostate per offrirti la migliore esperienza di navigazione possibile. Se si continua a utilizzare questo sito web senza cambiare le impostazioni dei cookie o si fa clic su "Accetto", allora si acconsente a questo.

Chiudi